Tag Archivio per: Don Giuliano

Qualcosa

Una storia che ha la leggerezza della fiaba e la profondità di un classico. Un’originalissima riflessione sul dolore, l’amicizia, l’amore e il (non) senso della vita a partire dallo «spazio vuoto» che ognuno ha dentro di sé.

«Qualcosa di troppo, più che il nome della principessa del nuovo libro di Chiara Gamberale, è un ruggito a un mondo che viaggia con il pilota automatico. La sintesi più bella che potevano mettere insieme Qualcuno di Importante (il Padre) e Una di Noi (la Madre). Per lei non esistono pit-stop. Bisogna correre persino quando le ruote sono sgonfie. E fa niente se gli altri non ti capiscono.» – Carlo Baroni, Corriere della Sera Continua a leggere

Il bozzolo

«Un giorno, apparve un piccolo buco in un bozzolo; un uomo che passava per caso, si mise a guardare la farfalla che per varie ore, si sforzava per uscire da quel piccolo buco. Continua a leggere

Dalla crisi-rifiuto alla crisi-opportunità

A scuola, all’oratorio, nel gruppo dei pari, in ogni agenzia educativa, l’educatore deve «far uscire» tutte le opportunità che le crisi offrono ai suoi ragazzi.

Una storia

Una ragazza andò dalla madre per lamentarsi della propria vita. Si sentiva sfiduciata; quando risolveva un problema se ne presentava subito un altro, ed era stanca di lottare, tanto che credeva di darsi per vinta. La madre la portò in cucina, prese tre pentolini, li riempì d’acqua e la fece bollire. Poi mise una carota in uno, nell’altro un uovo e nell’ultimo dei chicchi di caffè. Continua a leggere

Maria, donna bellissima – don Tonino Bello

È vero. Il Vangelo non ci dice nulla del volto di Maria.

Come, del resto, non ci dice nulla del volto di Gesù.

Forse è meglio.

Così a nessuno di noi viene tolta la speranza di sentirsi dire un giorno, magari da un arcangelo di passaggio: «Lo sai che a tua madre e a tuo fratello rassomigli tanto?».

Maria, comunque, doveva essere bellissima.

Non parlo solo della sua anima.

La quale, senza neppure 1’ombra del peccato,

era limpida a tal punto che Dio vi si specchiava dentro.

Come le montagne eterne che, lì sulle Alpi, si riflettono nella immobile trasparenza dei laghi.

Parlo, anche, del suo corpo di donna.

La teologia, quando arriva a questo punto, sembra sorvolare sulla bellezza fisica di lei.

La lascia celebrare ai poeti: «Vergine bella, che di sol vestita, coronata di stelle, al sommo Sole piacesti sì che in te sua luce ascose…».

La affida alle canzoni degli umili: «Mira il tuo popolo, o bella Signora…».

O agli appassionati ritornelli della gente: «Dell’ aurora tu sorgi più bella… non vi è stella più bella di te».

O al rapido saluto di un’ antifona: «Vale, o valde decora».

Ciao, bellissima!

O alle allusioni liturgiche del Tota pulchra.

Tutta bella sei, o Maria. Sei splendida, cioè, nell’ anima e nel corpo!

Essa però, la teologia, non va oltre.

Non si sbilancia. Tace sulla bellezza umana di Maria.

Forse per pudore. Forse perché paga di aver speso tutto speculando sul fascino soprannaturale di lei. 

Forse perché debitrice a diffidenze non ancora superate circa la funzione salvifica del corpo.

Forse perché preoccupata di ridurre l’incanto di lei a dimensioni naturalistiche, o timorosa di dover pagare il dazio ai miti dell’ eterno femminile.

Eppure, non dovrebbe essere difficile trovare nel Vangelo la spia rivelatrice della bellezza corporea di Maria.

C’è una parola greca molto importante, carica di significati misteriosi che non sono stati ancora per intero esplicitati.

Questa parola, che fonda sostanzialmente tutta la serie dei privilegi soprannaturali della fanciulla di Nazaret, risuona nel saluto dell’angelo: «Kecharitomène». Viene tradotta con l’espressione «Piena di grazia».

Ma non potrebbe trovare il suo equivalente in “graziosissima”, con allusioni evidenti anche all’incantevole splendore del volto umano di lei?

Credo proprio di sì. E senza forzature.

Così come senza forzature Paolo VI, in un celebre discorso del 1975, ha avuto l’ardire di parlare per la prima volta di Maria come «la donna vestita di sole, nella quale i raggi purissimi della bellezza umana si incontrano con quelli sovrumani, ma accessibili, della bellezza soprannaturale».

Santa Maria, donna bellissima, attraverso te vogliamo ringraziare il Signore per il mistero della bellezza.

Egli l’ha disseminata qua e là sulla terra, perché, lungo la strada, tenga deste, nel nostro cuore di viandanti, le nostalgie insopprimibili del cielo.

La fa risplendere nella maestà delle vette innevate, nell’assorto silenzio dei boschi, nella forza furente del mare, nel brivido profumato dell’ erba, nella pace della sera. 

Ed è un dono che ci inebria di felicità perché, sia pure per un attimo appena, ci concede di mettere lo sguardo nelle feritoie fugaci che danno sull’ eterno.

La fa rifulgere nelle lacrime di un bambino, nell’ armonia del corpo di una donna, nell’incanto degli occhi suoi ridenti e fuggitivi, nel bianco tremore dei vegliardi, nella tacita apparizione di una canoa che scivola sul fiume, nel fremito delle magliette colorate dei corridori che passano veloci in un’ alba di maggio. Ed è un dono che ci dispera perché, come ha detto qualcuno, questa ricchezza si gioca e si perde al tavolo verde del tempo.

Santa Maria, donna bellissima, splendida come un plenilunio di primavera, riconciliaci con la bellezza. 

Santa Maria, donna bellissima, facci comprendere che sarà la bellezza a salvare il mondo.

Dal pensare secondo gli uomini al pensare secondo Dio

Un saggio ha detto che il pavimento dell’inferno è lastricato con le buone intenzioni mai messe in atto o mal realizzate per mancanza di convinzione o di determinazione o di coerenza oppure per paura e pusillanimità.

I bravi credenti…

Pietro crede in Gesù? Perbacco! Riesce a dirgli che lui solo ha parole di vita eterna. Una affermazione a tutto tondo. Eppure la sua sequela è un continuo battagliare con Gesù perchè è un credere pieno di attese che non facilitano la fede. E quando Gesù dice che deve morire ecc. Pietro, scandalizzato, afferma che mai gli capiterà questo. E Gesù lo sgrida dicendo che pensa secondo gli uomini e non secondo Dio e lo invita ad andare dietro di lui, a seguirlo. Credere non autorizza a mettersi davanti. Credere è fidarsi a tal punto da andare dietro dovunque la guida ci porti anche, anzi soprattutto, quando non capiamo per niente il percorso e l’obiettivo del viaggio. Continua a leggere

I 6 Verbi della misericordia

Siamo alla quinta mossa del Padre misericordioso, il protagonista della parabola che ormai conosciamo. Siamo al punto più alto del racconto! “Lo baciò!”. Anche questo verbo è tutto da comprendere, da gustare, da imitare. La nostra competenza pedagogica non ne trarrà che vantaggi!

5. “Lo baciò”

Abbracciare è già tanto, baciare è di più! Ecco: già in questa prima annotazione abbiamo un insegnamento: la misericordia punta sempre al massimo, al meglio. Continua a leggere

Da maschi e femmine a uomini e donne

Se non si fanno scelte giuste al momento opportuno, raggiungendo conoscenze non superficiali, guidati da adulti illuminati, si rischia di rimanere maschi o femmine senza raggiungere la pienezza umana.

«Maschi si nasce, uomini si muore», diceva un vecchio adagio. E mi sembra molto espressivo. A pensarci bene è vero: nessuno dice «è nato un uomo», ma è nato un maschio; nessuno dice «è morta una femmina» ma è morta una donna. Alla nascita si guarda subito i genitali per poter definire immediatamente quella «cosa» che è arrivata al Continua a leggere

Dalla noia del dipendere alla gioia del condividere

Dal ricevere tutto, nell’infanzia, al dare nel modo più gratuito, nell’età adulta.

Qual è il compito dell’educatore per favorire questo passaggio?

h, sì! Povero cucciolo umano! In natura nessun altro animale impiega tanto a guadagnarsi la sua indipendenza. Forse non la raggiunge mai definitivamente: la voglia di cordone ombelicale è intricante da una parte e dall’altra. Continua a leggere

Cosa devo fare per essere felice?

Gli insegnanti hanno tanti motivi per essere demotivati, depressi e scettici nello svolgere il loro “mestiere”, ma se si ricordano che l’educazione è una “missione” allora si attivano sia singolarmente sia come comunità educante per costruire futuro con i propri ragazzi.

Nei Vangeli quel giovane famoso pone a Gesù questa domanda: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?». Un bravo ragazzo, certo. Quasi si scandalizza quando Gesù gli dice di osservare i comandamenti: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza»! Però sentiva la monotonia del vivere bene ma senza quel qualcosa che rendeva la vita piena, felice Continua a leggere

Dalle paure e illusioni all’unica speranza

La scuola non può permettersi di non «ragionare di futuro» con i propri ragazzi, di ritenerli troppo piccoli e impreparati e di demandare alle famiglie. È profondamente pedagogico far incontrare i ragazzi con la morte, è la migliore occasione per meditare sulla vita.

In tutti i tempi della storia, fin dalle origini, gli uomini hanno dovuto confrontarsi con l’enigma senza risposta della morte e hanno tentato in tut¬ti i modi di superarlo o almeno di esorcizzarlo. Gli Egiziani sono ricorsi alla mummificazione per preservare il corpo dalla decomposizione, hanno compiuto riti, cerimonie, pratiche funerarie complicate e minuziose per assicurare al defunto una Continua a leggere