Fonte: Avvenire, di Diego Mesa, sabato 11 maggio 2019

Chi cresce in una società che trasmette insicurezza invoca misure efficaci ma ha idee confuse su diritti e doveri. Ritratto di una generazione incerta sulle fonti delle norme, radicata nella famiglia

Nel lungo periodo, secondo i sociologi della tarda modernità, si è assistito a un progressivo allentamento della normatività esterna agli individui in favore di un’accresciuta centralità degli ideali di autorealizzazione.

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Fonte: CORRIERE DELLA SERA, di Massimo Gramellini, mercoledì 01 maggio 2019

Se combino qualcosa che reputo buono e me ne vanto con gli amici, sono un narciso.

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Fonte: MGS Triveneto, di Sara De Carli, 20 marzo 2019

Un piccolo gruzzolo strutturale, da inserire nel PEI, per superare le disparità di opportunità fra i ragazzi, contrastare la povertà educativa, creare coesione sociale…

PFP. Sta per progetti formativi personalizzati. Una nuova sigla nella giungla di sigle che popolano la scuola? Di quello non si sentiva la mancanza, di ciò che invece c’è dietro quella sigla sì. E molto.

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Fonte: Aleteia, di Gelsomino del Guercio, 20 marzo 2019

Nemici, pentimento, Dio, amore: ecco come star meglio in vista della Pasqua

ette buone azioni da fare durante la Quaresima. Aleteia le ha selezionate tra le “lezioni” proposte da Mariangela Tassielli in “A ritmo di Vangelo – Vivere il tempo di Quaresima e di Pasqua” (edizioni Paoline). Si tratta di buone pratiche ci possono accompagnare verso la Pasqua con una maggiore serenità verso noi stessi e gli altri.

1) Gesti di gratuità anche verso i nostri nemici

“Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano” (Mt 5,44).

Sovvertire le nostre logiche: questa, oggi, è la parola d’ordine. Convergere su Dio significa abbandonare decisamente le nostre vie e assumere le sue. Quali?

Quelle del Dio che all’onnipotenza ha preferito l’incarnazione, con tutte le sue conseguenze: amare e salvare chi lo ha crocifisso, tradito, abbandonato e ucciso. Non c’è poesia o simbolismo in queste parole, ma una chiamata irriducibile a inventare, ogni giorno, gesti di gratuità.

2) Aprirsi ad una relazione con Dio

“Benedetto l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia” (Ger 17,7).

Quando nella vita è notte, la fiducia in Dio è come la stella polare che orienta colui che naviga. Quando tutto attorno a noi è brullo e riarso, la fiducia in lui è ciò che ci fa andare in profondità per cercare acqua. Confidare in Dio è segreto di felicità, perché …

Fonte: Aleteia, di Gelsomino del Guercio – CONTINUA A LEGGERE

Fonte: Avvenire, di Francesco Ognibene, lunedì 18 marzo 2019

Appunti raccolti marciando con i ragazzi, venerdì 15 a Milano, come in centinaia di piazze in Italia e nel mondo. In testa i percorsi dei giovani e le loro domande, negli occhi uno fenomeno nuovo.

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Mentre il narcisista mantiene una buona prova della realtà e può distinguere tra la rappresentazione di sé e dell’oggetto, allo stesso tempo, sperimenta una disorganizzazione del super-io ed una proiezione persecutoria sugli altri, come protezione contro la colpa, che gli consente di operare un comportamento antisociale come ad esempio lo sfruttamento.

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Fonte: Avvenire, di Viviana Daloiso, venerdì 1 marzo 2019

L’allarme di Save the children sul linguaggio dell’odio. Il 90% degli studenti testimone degli attacchi in classe. Solo uno su 20 chiede aiuto agli insegnanti

Etichette: «Sei di colore», «sei islamica», «sei povero », «sei gay». Appiccicate e poi trasformate in violenza, stigma, emarginazione. Succede a 3 minori su 5 in Italia, soprattutto a scuola, dove il 90% degli studenti delle superiori è stato testimone diretto di comportamenti discriminatori nei confronti di amici e compagni.

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Fonte: Avvenire, di Redazione Catholica, martedì 26 febbraio 2019

Il testo del Messaggio: no alla logica del tutto subito, dell’avere sempre di più che porta ad avidità, brama e disinteresse per gli altri.

Vivere da figli da Dio, da persone redente, per fare del bene anche al creato.

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Fonte: MGS Triveneto, Redazione Documentazione.info, 13 febbraio 2019

Dal punto di vista della fruizione, rimangono veri diversi dei risultati già registrati nel 2018: passiamo oltre 6 ore al giorno connessi (di cui circa un terzo sui social) contro le meno di 3 in cui guardiamo la tv…

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Fonte: MGS Triveneto, Angela Calvini, 07 febbraio 2019

A colloquio col cantante che dopo sei anni torna a Sanremo con “Abbi cura di me”, una preghiera sull’amore universale in stile francescano: «La vera gioia l’ho trovata fra le suore di clausura»…

«Un Cantico delle creature 2.0? Mi piace questa definizione». Sorride Simone Cristicchi della nostra prima impressione a caldo dopo l’ascolto in anteprima del brano che segna il suo ritorno in gara a Sanremo, Abbi cura di me, contenuto nell’omonimo album in uscita l’8 febbraio che riunisce per la prima volta i suoi successi. Il venerdì all’Ariston in cantautore lo interpreterà in duetto con Ermal Meta. Questa sarà la quinta volta di Cristicchi al Festival, vinto nel 2007 dal brano sul disagio psichico Ti regalerò una rosa, e si tratta di una tappa nel percorso preciso dell’artista romano alla ricerca della felicità. Si passa dal nuovo lavoro teatraleManuale di volo per l’uomo con la regia di Antonio Calenda, prodotto dal Teatro Stabile d’Abruzzo di cui Cristicchi è direttore artistico dal 2017 al documentario in lavorazione Happy Next – alla ricerca della felicità, regia di Andrea Cocchi, sino alle quattro puntate di Le poche cose che contano in programma su Tv2000 insieme a don Luigi Verdi, fondatore della fraternità di Romena.

Cristicchi, come mai questo ritorno a Sanremo dopo una lunga assenza dalla canzone?

Il Festival è importante: la mia non è una canzone ma è un messaggio, non vado a scherzare o giocare. È una cosa importante, se no non mi sarei presentato. In questi anni ho seguito un percorso che mi permette di fare altro.

“Abbi cura di me” davvero sembra una laude francescana.

Il brano nasce mentre lavoravo al mio ultimo spettacolo Mauale di volo per l’uomo, che tratta il tema del dolore e di come attraverso l’arte lo si possa sublimare e trasformarlo in qualcosa di bello. Nasce dalla voglia di mettere in musica quelle poche cose che ho imparato dalla vita. Nei versi della canzone ricorre il tema millenario dell’accettazione, della fiducia, dell’abbandonarsi all’altro da sé. Soprattutto è una dichiarazione di fragilità e debo-lezza, una richiesta d’aiuto, una preghiera all’Amore universale, che può essere verso un padre, una madre, un figlio. Anche verso Dio? Certo. Una suora clausura mi ha dato l’interpretazione più bella. È una preghiera di Dio all’uomo, perché anche Dio ha le sue fragilità.

Lei ha stretto un rapporto speciale con le suore e con i monaci…Nel suo brano canta «essere parte dell’immenso, di un disegno molto più grande della realtà».

Le persone più gioiose e felici che ho incontrato, sono quelle appartate dal mondo, ma non per una questione di fuga o di snobismo. Nel silenzio ci si connette a qualcosa. Ed è proprio soggiornando in un eremo quest’estate che ho scritto Lo chiederemo agli alberi, secondo inedito dell’album. Parlo dell’allodola, che è come le monache, l’uccellino prediletto da San Francesco e rappresenta l’umiltà, perchè si ciba delle piccole briciole, del poco che ha, e canta dall’alba alla notte.

Lei è uno spirito in ricerca?

Si possono leggere milioni di libri, mi sono costruito una biblioteca che non finirò mai di leggere. Ma la spiritualità va toccata con mano. Parliamo di Vangelo, di zen, di darma, ma tu la spiritualità la devi toccare e farne esperienza. E l’esperienza più forte è vedere persone rapite da qualcosa di superiore, che hanno abbandonato la vita precedente per un desiderio di infinito che appartiene a tutti. In alcuni luoghi c’è un’energia intrinseca che riesce a cambiarti. Ho molto frequentato il Monte Labro ad Arcidosso in Toscana, il luogo dove visse David Lazzaretti su cui ho scritto lo spettacoloIl secondo figlio di Dio, e poi l’eremo francescano di Campello sul Clitunno, l’eremo di Monte Giove a Fano e la Fraternità di Romena guidata da don Luigi Verdi con cui registrerò fra maggio e giugno il nuovo progamma per Tv2000, Le poche cose che contano.

Ha anche incontrato papa Francesco?

L’ho incontrato la settimana scorsa al termine dell’Udienza generale. È stato molto gentile e disponibile. Gli ho strappato la promessa di un’intervista per il documentario sulla felicità al momento che riterrà opportuno. Sto aspettando una risposta ufficiale.

Un tempo era molto critico con la Chiesa. Cosa è cambiato?

Un mio amico monaco mi ha detto che sono un cristiano inconsapevole. Credo che occorra ritornare alle priorità della vita. Siamo invasi ogni giorno da mille progetti, da mille informazioni, mille immagini, siamo continuamente collegati e connessi con la realtà virtuale. Così si perde interesse per le grandi domande dell’esistenza. Siamo noi stessi che ci dobbiamo risvegliare e capire l’importanza della vita. In realtà c’è tanta bellezza che ci circonda, la meraviglia di esserci e di partecipare.

Concetto al centro anche dell’altro inedito “Lo chiederemo agli alberi”.

L’albero invece è simbolo di fermezza e accettazione, le radici affondano in profondità mentre i rami svettano verso il cielo. Mette grande serenità osservare questa metafora perfetta dell’abbandonarsi, della fiducia e della speranza.

A proposito di speranza, lei si è schierato al fianco di Baglioni sul tema dei migranti.

C’è molta ipocrisia sull’argomento, da una parte e dall’altra. Siamo tutti pronti a riempirci la bocca con la parola accoglienza, poi vorrei vedere quanti (a parte alcuni socialmente impegnati) si metterebbero in gioco passando alla concretezza dei fatti. Dall’altra parte c’è una visione ottusa del mondo di oggi perché non si può fermare questa ondata che rimetterà in gioco la nostra idea di società. Io ho due bambini di 11 e 7 anni e vedo nelle scuole come si sta riconfigurando la nostra società, vedo l’umanità del futuro. E i bambini sono molto più avanti di noi.

Invece a proposito del passato, che bilancio esce della sua carriera dalla sua prima raccolta?

Rivedo 15 anni di vita molto intensa, che hanno del miracoloso. È vero che si può costruire il futuro da soli, seguire nostri sogni, ma c’è una mano invisibile che guida la nostra vita. E sono consapevole di avere una grande responsabilità nei confronti pubblico. Sono felice e sento di avere una seppur piccolissima missione: condividere con gli altri le mie piccole scoperte, ed è meraviglioso. Sono stato fortunatissimo, ma per certe scelte ho lottato contro tutti, mi sono fidato del mio istinto e non ho quasi mai sbagliato. Quando ho scelto il teatro per esprimere il mio mondo, ho trovato casa. Dopo Sanremo proseguirà la tournée dei miei spettacoli e da giugno partirà un tour musicale