AGOSTO: alleanza educativa
Care famiglie e cari docenti,
siamo appena entrati nel mese di agosto e sono qui ad augurare a tutti voi giorni di riposo per poter a suo tempo riprendere con grinta un nuovo anno scolastico.
Sarà nuovo anche per il passaggio alla gestione laicale e con la presenza salesiana nella parte pastorale, nelle feste, nei ritiri o a chiamata da parte dei docenti. Tante novità anche nelle curvature e nell’organizzazione didattica. Insomma a settembre ci saranno belle iniziative da scoprire per partire e alla grande.
Da parte mia voglio sottolineare due attenzioni da tenere sotto controllo.
1 . L’altro giorno meditavo San Paolo che diceva: «Noi però abbiamo questo tesoro in vasi di creta» (2Cor 7). Si riferiva certo alla “missione” apostolica, grande tesoro affidato a piccoli uomini fragili ma sempre sorretti dalla forza della fede. E pensavo alla nostra vita. Tutti abbiamo tanti tesori. Pensate al dono della vita, dell’amore, della famiglia, delle relazioni che scandiscono le nostre stagioni, della fede, e, nel nostro caso, pensate al grande tesoro di accompagnare nella crescita i nostri ragazzi mentre fanno le scelte di vita nella magnifica e delicata stagione della adolescenza. È un tesoro che ci fa sentire così fragili che tante volte siamo in difficoltà ad accompagnarli senza invadere troppo la loro responsabilità decisionale ma, nello stesso tempo, sentendo che non possiamo sottrarci alla nostra responsabilità di adulti che hanno un ruolo determinante e non demandabile a terzi: famiglia e scuola devono procedere insieme con tutte le attenzioni nelle proposte di vita, nelle regole per facilitare l’orientamento in vista di crescere «buoni cristiani e onesti cittadini», nel riempire di speranza questo momento storico che appare vuoto di speranza per i tanti interrogativi che tutti ci poniamo di fronte agli ultimi eventi pieni di violenza.
Il 2025 è l’anno del giubileo che ci vuole tutti «Pellegrini di speranza» perché «Attesi dal suo amore». «Il carisma salesiano, in quanto dedicato all’opera educativa, non può che mettere al centro della sua intenzione ispirativa e della sua azione educativa la speranza». Siamo figli di un sognatore, don Bosco, che si è buttato in un’avventura molto impegnativa, credendo a chi nel sogno dei 9 anni gli diceva «A suo tempo tutto comprenderai». «Il compito dell’educatore è scorgere negli occhi dei ragazzi la promessa di futuro» e «l’educatore dev’essere in grado di far alzare lo sguardo al ragazzo». Per questo ogni azione genuinamente educativa non può che attingere dalla speranza e risvegliare ad essa: la speranza non è quindi un «optional, ma costituisce la struttura e lo scheletro della professione educativa».
Nel mese di luglio ho proposto nel sito della scuola alcuni libri che possono aiutarci a riflettere insieme sul come essere educatori oggi con i ragazzi di oggi.
2 . Eccoci quindi a sottolineare quanto sia importante l’alleanza educativa per non bruciare le nostre proposte intervenendo come cani sciolti anziché come una squadra che parla la stessa lingua, la lingua della passione educativa, la lingua di chi non vuol rovinare il grande tesoro che ci viene affidato. In questi ultimi anni, a volte, abbiamo avuto l’impressione di viaggiare su binari diversi, famiglia e scuola (colpa del covid?). Non si tratta di difendere i figli colpevolizzando la scuola o presentarsi solo quando la situazione precipita e neanche colpevolizzare la famiglia ben sapendo quando è difficile educare in questo tempo. Parliamone insieme. Condividiamo le situazioni. Facciamoci carico delle difficoltà reciproche per non sciupare il tesoro.
Ricordate la storia della «trappola per topi» in quella famosa fattoria?
«Un topo stava guardando attraverso un buco nella parete, spiando quello che il contadino e sua moglie stavano facendo. Avevano appena ricevuto un pacco e lo stavano scartando tutti contenti.
“Sicuramente conterrà del cibo” pensò il topo. Ma quando il pacco fu aperto il piccolo roditore rimase senza fiato. Quella che il contadino teneva in mano non era roba da mangiare, era una trappola per topi! Spaventato, il topo cominciò a correre per la fattoria gridando: “State attenti! C’è una trappola per topi in casa! C’è una trappola per topi in casa!”.
La gallina, che stava scavando per terra alla ricerca di semi e vermetti, alzò la testa e disse: “Mi scusi, signor Topo, capisco che questo può costituire per lei un grande problema, ma una trappola per topi non mi riguarda assolutamente. Sinceramente non mi sento coinvolta nella sua paura”. E, detto questo, si rimise al lavoro per procurarsi il pranzo. Il topo continuò a correre gridando: “State tutti attenti! C’è una trappola per topi in casa! C’è una trappola per topi in casa!”. Casualmente incontrò il maiale che gli disse con aria accattivante: “Sono veramente dispiaciuto per lei, signor Topo, veramente dispiaciuto, mi creda. ma non c’è assolutamente nulla che io possa fare”.
Ma il topo aveva già ripreso a correre verso la stalla dove una placida mucca ruminava, sonnecchiando, il suo fieno. “Una trappola per topi? – gli disse – E lei crede che costituisca per me un grave pericolo?”. Fece una risata e riprese a mangiare tranquillamente. Il topo, triste e sconsolato, ritornò alla sua tana preparandosi a dover affrontare la trappola tutto da solo.
Proprio quella notte, in tutta la casa si sentì un fortissimo rumore, proprio il suono della trappola che aveva catturato la sua preda. La moglie del contadino schizzò fuori dal letto per vedere cosa c’era nella trappola ma, a causa dell’oscurità, non si accorse che nella trappola era stato preso un grosso serpente velenoso. Il serpente la morse.
Subito il contadino, svegliato dalle urla di lei, la caricò sulla macchina e la portò all’ospedale dove venne sottoposta alle prime cure. Quando ritornò a casa, qualche giorno dopo, stava meglio ma aveva la febbre alta. Ora tutti sanno che quando uno ha la febbre non c’è niente di meglio che un buon brodo di gallina. E così il contadino andò nel pollaio e uccise la gallina trasformandola nell’ingrediente principale del suo brodo. La donna non si ristabiliva e la notizia del suo stato si diffuse presso i parenti che la vennero a trovare e a farle compagnia. Allora il contadino pensò che, per dare da mangiare a tutti, avrebbe fatto meglio a macellare il suo maiale. E così fece. Finalmente la donna guarì e il marito, pieno di gioia, organizzò una grande festa a base di vino novello e bistecche cotte sul barbecue. Inutile dire quale animale fornì la materia prima.
Morale: la prossima volta che voi sentirete qualcuno che si trova davanti ad un problema e penserete che in fin dei conti la cosa non vi riguarda, ricordatevi che quando c’è una trappola per topi in casa tutta la fattoria è in pericolo».
Si chiama «empatia» la capacità di comprendere o sentire ciò che un’altra persona sta vivendo, cioè la capacità di “mettersi nei panni di un altro”.
Famiglia e Scuola vedono i ragazzi in momenti diversi e in situazioni diverse. La famiglia deve condividere ciò che prova la scuola e la scuola ciò che prova la famiglia con grande empatia per costruire quel capolavoro che è quel «tesoro che abbiamo in vasi di creta».
Con l’augurio di continuare questo periodo di vacanza col cuore attento e pronto a riprendere il cammino educativo insieme sotto la guida di don Bosco e la protezione di Maria Ausiliatrice vi saluto cordialmente.
Con stima
don Giuliano












