L’uscita dall’infanzia avviene quando si scopre l’altro come «altro da me» e con il quale posso allacciare una relazione se io mi dono a lui che si dona a me, in un rapporto di completa fiducia.

Ricordo di aver visto una volta un disegno che descriveva la crescita relazionale. Erano tre cerchi uguali. Ogni cerchio rappresentava la persona. Sotto il primo cerchio era scritto «infanzia» e il cerchio riceveva tante frecce tutte rivolte verso il centro. Il bambino sa solo ricevere, ha bisogno di tutto e di tutti ed è felice se tutti e tutto è a sua disposizione. Il bambino sa dire «io« e «mio». Il secondo cerchio era la l’«adolescenza». Adesso tante frecce ancora erano rivolte all’interno ma alcune cominciavano dall’interno ad uscire verso gli altri. È la fase dell’amicizia. L’altro non è più a mio servizio ma è qualcuno da cui ricevo e a cui do. L’uscita dall’infanzia avviene in questa fase: la scoperta dell’altro come altro da me e con il quale posso allacciare una relazione se io mi dono a lui che si dona a me. È un passaggio indispensabile per arrivare all’età «adulta» quando le frecce sono quasi tutte rivolte all’esterno con la possibilità di avere piccoli ritorni di riconoscenza e di affetto contraccambiato dalle persone a cui l’adulto dona tutto se stesso. L’adolescenza è l’età nella quale occorre capire che se si sta bene insieme, ci si accetta e si collabora, si può fare squadra e tutto funziona meglio. È l’età in cui, oltre a uscire dal proprio guscio o cerchio, non ci si chiude con una persona ma, più si allarga il proprio mondo, più si possono fare conoscenze ed esperienze significative, anche di rottura, che preparano all’oblatività dell’adulto.

Amicizia, affetto, eros e carità

Per Goethe gli amici sono ciò che riempie il giardino della nostra vita: «Il nostro mondo appare più vuoto se lo immaginiamo solo pieno di montagne, fiumi e città. Però sappiamo che da qualche parte c’è qualcuno che è in sintonia con noi, qualcuno con il quale continuiamo a vivere, sia pure in silenzio. Questo, e solo questo, fa sì che la terra sia un giardino abitabile».
Lewis considera l’amicizia uno dei quattro amori, assieme all’affetto, all’eros e alla carità.
Certo gli altri possono essere la nostra gioia, il luogo dove stiamo bene e che non vediamo l’ora di frequentare, oppure possono essere il nostro inferno, fonte di sofferenza, da fuggire, da evitare in quanto la solitudine è più confortante che subire la loro pressione
In questa situazione Calvino dice che ,…

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