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Ecco il nostro papa Francesco!

Dal primo momento in cui è stato eletto, con il suo “Fratelli e sorelle..,buonasera!”, il nuovo papa, il primo a chiamarsi come il Santo di Assisi, ha mostrato la sua profonda umiltà e semplicità nel rapportarsi con gli altri. Mentre gli eventi del mondo chiedono le sue parole di speranza, vi presentiamo la biografia di un uomo straordinario.

Papa Francesco (Buenos Aires, 17 dicembre 1936) è dal 13 marzo 2013 il 266º papa argentino e appartenente alla Compagnia di Gesù ed è il primo pontefice di questo ordine religioso, nonché il primo proveniente dal continente americano. Continua a leggere

Le dieci chiavi per capire il Sinodo sulla famiglia

Il documento affronta la situazione delle famiglie nel mondo: dalle famiglie ordinarie formate da un uomo e una donna a quelle monogenitoriali, alla poligamia, ai matrimoni misti… – SALVADOR ARAGONÉS – 26 OTTOBRE 2015

Il Sinodo ordinario dei vescovi sulla famiglia è terminato con una Messa concelebrata nella basilica di San Pietro dal Santo Padre Francesco e da padri sinodali, cardinali, vescovi e presbiteri.

Sabato pomeriggio, il Sinodo ha approvato un documento in 94 punti nel quale sono contenute le proposte che il Sinodo fa al Santo Padre perché prenda in considerazione gli aspetti che ritiene più opportuni. Il Sinodo, come si ricorderà, è un organo consultivo del papa. Il documento finale è stato approvato all’unanimità dalla cosiddetta Commissione dei 10, raccogliendo le 248 osservazioni fatte all’Instrumentum Laboris nei 13 circoli minori.

Detto questo, sottolineeremo le dieci chiavi del documento finale del Sinodo sulla famiglia, che è servito per vivere la collegialità e la sinodalità tra i vescovi e il papa, il che è stato valutato in modo molto positivo. I vescovi hanno ribadito il primato del papa su tutta la Chiesa. Il documento finale del Sinodo sottolinea che si è trattato di un Sinodo pastorale e non dottrinale.

LE DIECI CHIAVI

Il documento affronta la situazione delle famiglie nel mondo (molto diversa, che va dalle famiglie ordinarie formate da un uomo e una donna alle famiglie monogenitoriali, alla poligamia, ai matrimoni misti…

1.- Il Sinodo difende fortemente la famiglia in quanto “prima e vitale cellula della società”, formata dall’unione in matrimonio di un uomo e una donna, più i figli e i nonni, se ce ne fossero. Di conseguenza, rifiuta altre unioni che non possono definirsi “matrimonio”, come quelle omosessuali, perché Dio ha creato l’uomo e la donna, come dice la Genesi, come fondamento del genere umano. Ogni persona va tuttavia “rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione”. Bisogna aiutare e accompagnare anche le famiglie che hanno tra i loro membri persone con tendenze omosessuali. Una sfida particolare è quella dell’“ideologia del ‘gender’”, che “nega la differenza e la reciprocità naturale di uomo e donna” e “svuota la base antropologica della famiglia”. La Chiesa respinge le pressioni esterne a favore dei matrimoni omosessuali.

2.- I cristiani devono scoprire “la bellezza della famiglia e del matrimonio” attraverso gli esempi di famiglie cristiane che vivono la propria vocazione e la propria dedizione agli altri come un dono di Dio. Il Sinodo loda le famiglie che malgrado le difficoltà si sono attenute al progetto di Dio, con un matrimonio indissolubile, accogliendo i figli e rispettando i nonni. Gli Stati e le autorità pubbliche devono difendere la famiglia. Per rafforzare la famiglia conviene che i futuri sposi ricevano una buona preparazione al matrimonio, e che una volta che questo viene celebrato vengano accompagnati nei primi anni. Anche i sacerdoti devono ricevere un’importante preparazione sul matrimonio e sulla famiglia.

3.- La famiglia si trova di fronte a sfide molto grandi, come quelle rappresentate dalla tecnica e dai mezzi di comunicazione, che la rendono “fragile” e fanno sì che i suoi membri siano “immaturi”. Il Sinodo afferma che, visto che la vita proviene da Dio, non si possono compiere manipolazioni genetiche o biotecnologiche perché la vita possa essere “indipendente dalla relazione sessuale tra uomo e donna”. “La vita umana è sacra perché, fin dal suo inizio (…). Solo Dio è il Signore della vita dal suo inizio alla sua fine: nessuno, in nessuna circostanza, può rivendicare a sé il diritto di distruggere direttamente un essere umano innocente”. Citando papa Francesco, il Sinodo dice che “troppo facilmente ‘si considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo, che si può usare e poi gettare. Abbiamo dato inizio alla cultura dello ‘scarto’ che, addirittura, viene promossa”. Si condanna poi la pena di morte.

4.- Il matrimonio è indissolubile perché deriva dalla “fedeltà di Dio all’alleanza”. I fini del matrimonio sono l’amore reciproco e la procreazione dei figli. L’amore tra gli sposi “non si basa solo sulle capacità umane: Dio sostiene questa alleanza con la forza del suo Spirito”. “Un’affettività narcisistica, instabile e mutevole non aiuta la persona a raggiungere una maggiore maturità: si denunciano la pornografia, la prostituzione e il suo sfruttamento, così come la “mentalità antinatalista”. Il divorzio produce “serie conseguenze sugli adulti, i figli e la società”. I figli sono quelli che soffrono di più le conseguenze di un divorzio. La Chiesa deve accompagnare i coniugi separati perché si trattino “con rispetto e misericordia, soprattutto per il bene dei figli, ai quali non si deve procurare ulteriore sofferenza”. I figli non devono essere oggetto di contesa tra gli sposi. La Chiesa accompagnerà le coppie di fatto e le unioni civili in modo positivo perché possano abbracciare il matrimonio.

5.- Il Sinodo rivendica l’enciclica Humanae Vitae di Paolo VI e “rigetta con tutte le sue forze gli interventi coercitivi dello Stato a favore di contraccezione, sterilizzazione o addirittura aborto”, sostenendo “il ricorso ai metodi fondati sui ‘ritmi naturali di fecondità’”, sui cui gli sposi devono essere d’accordo e che “rispettano il corpo degli sposi, incoraggiano la tenerezza fra di loro e favoriscono l’educazione di una libertà autentica”. I figli sono “un meraviglioso dono di Dio, una gioia per i genitori e per la Chiesa”.

6.- I genitori hanno il dovere di educare i figli, e di educarli nella fede. Questa è una delle “sfide fondamentali” che hanno oggi le famiglie. Il Sinodo chiede che “sia tutelato il diritto dei genitori di scegliere liberamente il tipo di educazione da dare ai figli secondo le loro convinzioni e a condizioni accessibili e di qualità”. I genitori sono i principali responsabili dell’educazione dei propri figli e devono aiutarli a maturare anche nel cammino dell’affettività, anche se riceveranno aiuto dalla Chiesa. Si sostengono anche le scuole cattoliche, segnalando che in alcuni Paesi queste scuole sono le uniche esistenti perché i figli di famiglie povere possano ricevere un’istruzione, “offrendo loro un’alternativa alla povertà”.

7.- La Chiesa mantiene una “tolleranza zero” nei confronti dei casi di violenza domestica che colpiscono soprattutto i più deboli, come le donne e i bambini. In questo caso, dice il Sinodo, si richiede la stretta collaborazione con la Giustizia per “agire contro i responsabili e proteggere adeguatamente le vittime”. La Chiesa accompagnerà il coniuge abbandonato e anche le famiglie in cui il padre è lontano per lunghi periodi, citando concretamente il servizio militare. Accompagnerà anche quanti, tornando dalla guerra, “sono colpiti da una sindrome post-traumatica e sono turbati nella coscienza che rivolge loro gravi domande morali”.

8.- I divorziati risposati civilmente “devono essere più integrati nelle comunità cristiane nei diversi modi possibili, evitando ogni occasione di scandalo”. Possono partecipare a “diversi servizi ecclesiali” e “non devono sentirsi scomunicati”. L’integrazione è “necessaria pure per la cura e l’educazione cristiana dei loro figli, che debbono essere considerati i più importanti”. Il Sinodo stabilisce una serie di presupposti per questa maggiore integrazione. Si guarderà alla situazione irregolare, e se all’origine il matrimonio era nullo. In seguito, nel discernimento pastorale bisognerà analizzare caso per caso, accompagnati dal presbitero, che esaminerà le persone e la loro responsabilità personale. La legge non ha gradualità, e per questo il discernimento “non potrà mai prescindere dalle esigenze di verità e di carità del Vangelo proposte dalla Chiesa”. Per tale ragione, ai fini di una maggiore integrazione nella Chiesa, “vanno garantite le necessarie condizioni di umiltà, riservatezza, amore alla Chiesa e al suo insegnamento, nella ricerca sincera della volontà di Dio e nel desiderio di giungere ad una risposta più perfetta ad essa”. Il Sinodo non si pronuncia espressamente sulla recezione dei sacramenti da parte dei divorziati risposati, perché il Sinodo è pastorale e non dottrinale.

9.- Le famiglie devono essere accompagnate, preferibilmente nelle parrocchie ma anche nei movimenti o nelle organizzazioni cattoliche, nella formazione spirituale dei loro membri. In famiglia si imparano i valori dell’amore per Dio e per la Chiesa, e i membri delle famiglie devono vivere una vita spirituale, mediante la preghiera e le letture del Vangelo e delle Scritture. Nella pastorale bisogna mantenere un equilibrio tra pastorale giovanile e pastorale familiare. Le famiglie devono essere liete del fatto che uno dei loro figli abbia la vocazione al sacerdozio o allo stato religioso. La famiglia cristiana deve irradiare nella cultura moderna, perché come ha detto papa Paolo VI “la rottura tra Vangelo e cultura è senza dubbio il dramma della nostra epoca, come lo fu anche di altre”.

10.- Il documento sinodale abbraccia tutta la famiglia, e in particolare si riferisce alle famiglie più bisognose, per povertà o perché hanno dei problemi. Contempla quindi varie situazioni concrete: vedovanza, vecchiaia, handicap, uomo, donna, bambini, figli adottati, migranti, profughi e perseguitati. Il Sinodo respinge lo sfruttamento della donna, dei bambini e dell’uomo in lavori disumani, nonché la violenza e lo sfruttamento sessuale. Sui bambini, dice che “devono essere al primo posto nella vita familiare e sociale”. Quanto ai nonni, “costituiscono l’anello di congiunzione tra le generazioni, e assicurano un equilibrio psico-affettivo attraverso la trasmissione di tradizioni e di abitudini, di valori e virtù, in cui i più giovani possono riconoscere le proprie radici”, collaborando anche spesso alla trasmissione della fede.