Strage di Crans-Montana: la nostra preghiera per quei giovani

Stamattina – come richiesto dal Ministro – osserveremo un minuto di silenzio e raccoglimento per la partecipazione al dolore delle famiglie e dell’intera comunità. Aggiungeremo però una preghiera ed affideremo quei giovani a don Bosco… E sarà una occasione per condividere alcune considerazioni.

La tragicità della strage di Crans-Montana sta nella sua evitabilità: un soffitto di materiale fonoassorbente ignifugo, acquistabile a poche migliaia di euro in più rispetto a quello utilizzato, e non staremmo qui a parlarne … Ma è andata diversamente: in queste ore stiamo soffrendo perché sono tornate le vittime italiane, quattro ragazzi e due ragazze tra i 15 ed i 16 anni, morte mentre erano ad una festa…

Nelle loro storie di quella notte, i racconti sono di chi ha deciso all’ultimo di andare (o meno) in un locale, in base alle compagnie presenti e/o al livello d’attrazione del posto. Che spesso oggi ciò è dato dal “glamour” che esercita su ragazze/i, basato su esclusività (proporzionale a notorietà, prezzi alti, brend, presenza di vip…) e dalla sua “instagrammabilità”. E la bottiglia di Champagne al tavolo, servita con candelina accesa, portata dalla cameriera in casco e “sopra elevata”, sicuramente è instagrammabile, e molto… Quindi quando entra in scena il mix bollicine e bastoncini scintillanti, il gioco è fatto: si estrae lo smartphone e si filma per condividere video e foto sia su piattaforme (verticali o orizzontali), sia attraverso messaggi a gruppi di persone… Fa parte della vita, bellezza… una vita che è reale ed insieme digitale (sempre di più). Solo che, mentre le strumentazioni digitali rischiano di diventare delle protesi del corpo (soprattutto dei più giovani, ma non solo), qui sembra che i corpi fossero in funzione delle immagini da catturare prolungati ad innalzare gli smartphone il più vicino possibile alle prime fiamme. Così nel pericolo c’è stata la sequenza: fuoco, filmo, scappo e non fuoco e scappo. Rivedendo quelle immagini, ognuno ha pensato di gridare ai ragazzi “scappate via da lì, uscite”, ma a quella età probabilmente nessuno di loro si era già trovato in una situazione di pericolo simile o aveva competenze per valutare i rischi di accedere ad un locale come quello o semplicemente il cervello di un adolescente non è ancora pronto / sviluppato per questo tipo di situazioni… Ma non è una loro responsabilità, che è invece in capo a chi non li ha protetti, esponendoli ad un rischio così alto, forse per profitto. Così, se è vero che comunque le riprese con lo smartphone duravano solo pochi secondi, è anche vero che in quel contesto sono quelli che avrebbero potuto salvarti la vita. Un tempo dovuto al fatto che la comprensione del reale, se mediata dal digitale, non è istantanea: lo sguardo è focalizzato prima sullo schermo e poi si alzano gli occhi sul reale. L’istinto umano “pericolo / fuga”, se passa attraverso il digitale non funziona come meccanismo di sopravvivenza, dove invece è l’immediatezza che ti salva la vita. Ma appunto un adolescente di 15 anni non è un adulto di 40…

In queste ore strazianti perché si sono conosciute le storie di quelle ragazze e ragazzi ed alcuni sono anche nostri “vicini” (Arona, Biella), ogni genitore si sente un po’ orfano, perché ci sente di più papà e mamma di quelle ragazze/i che hanno perso la vita a Crans. Ogni genitore ha figlie/i che frequentano feste, accedono a locali, vanno a concerti e non è possibile impedirlo, ma il livello di sicurezza è difficilmente valutabile e così finisce per essere una variabile che quasi mai è presente nelle scelte… E ogni genitore sa che quello è un rischio (uno dei tanti) che bisogna correre e che tiene sveglio la notte fino al rientro dei ragazzi…

Ma oltre a pregare, osservare un “minuto di silenzio” ed essere vicini a quelle famiglie, cosa aspettiamo come adulti a chiedere luoghi sicuri per i nostri ragazzi e ragazze? Anche meno instagrammabili, ma più sicuri, anche con meno camerieri, ma con qualche youth worker in più (come nei club giovanili europei), dove c’è più aggregazione e relazione e anche meno “bollicine”, ma dove sia possibile fare esperienze autentiche, che ti cambiano la vita e meno artificiali / digitali.

Anche perché, quando ragazze/i sono immersi in esperienze autentiche, sono così presi dal viverle che non è detto che le immortalino con lo smartphone, perché le narrazioni successive si basano su più su parole e meno su immagini. Anzi, spesso capita che solo alla fine, i ragazzi chiedano se qualcuno ha scattato delle foto …

Infine, rimane e va rilanciato il tema educativo: l’educazione sia alla sicurezza (e le scuole possono farlo sempre meglio, a partire dalle prove antincendio), sia all’uso corretto del digitale, che oggi è fondamentale per adolescenti, giovani ed adulti. È per questo che, ogni adulto e ogni istituzione deve farsene carico. Al don Bosco, come Scuola, vogliamo contribuire a questo percorso sociale, non più rinviabile. Così, dall’inizio dell’anno, abbiamo scelto di attivare una “Digital Edu Academy” (in tre livelli) e di rimettere al centro spazi aggregativi di gioco. Da oggi continueremo in questa direzione, con ancora maggior convinzione.

Giovanni Campagnoli

Direttore