I 6 verbi della misericordia

Ed eccoci all’ultimo verbo della più ricca parabola regalataci da Gesù: “Facciamo festa!”. ‘Festeggiare’: verbo sereno, verbo simpatico, ma anche verbo impegnativo. L’educatore che non ha la festa nel sangue non può avere la patente pedagogica, come il ferro non può essere di legno, né il quadrato rotondo. Festeggiare, verbo quanto mai serio: con la gioia non si scherza, con la gioia si vive!

6. «Facciamo festa!»

Il padre disse ai servi: “Presto, portategli il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, mangiamo e facciamo festa!” (Lc 15, 22-23). Stupendo un simile padre! La voglia di festa gli dà la patente pedagogica a punti pieni. Vi è una ragione imbattibile che ci porta ad essere così sicuri: è perché (si noti!) l’educatore sereno Continua a leggere

I 6 Verbi della misericordia

Siamo alla quinta mossa del Padre misericordioso, il protagonista della parabola che ormai conosciamo. Siamo al punto più alto del racconto! “Lo baciò!”. Anche questo verbo è tutto da comprendere, da gustare, da imitare. La nostra competenza pedagogica non ne trarrà che vantaggi!

5. “Lo baciò”

Abbracciare è già tanto, baciare è di più! Ecco: già in questa prima annotazione abbiamo un insegnamento: la misericordia punta sempre al massimo, al meglio. Continua a leggere

Come tenere a bada l’ansia dovuta alle cose da fare?

Di William Mckenna

La tua dignità e il tuo valore non sono basati su quante cose tu fai…

Domanda: Sono costantemente sommerso dalle tante responsabilità e attività in corso nella mia vita. Sento come se la mia ansia stia peggiorando sempre di più, e non riesco a rilassarmi né a rallentare il passo. Come faccio a tenere testa al dinamismo della vita quando è così difficile dire di no?

Questo dell’essere troppo impegnati, che tu mi creda o meno, è uno dei problemi più comuni. Avevo lo stesso problema quando ho frequentato l’università, ed era diventato quasi insopportabile. Un giorno sono andato dal cappellano del campus e gli ho parlato della mia ansia e del mio essere eccessivamente impegnato. “Perché hai scelto di diventare così indaffarato?” Non sono riuscito a Continua a leggere

Gesù risorge anche oggi

Credevo che avessero ucciso Gesù,

e oggi l’ho visto dare un bacio a un lebbroso.

Credevo che avessero cancellato il suo nome e oggi l’ho sentito sulle labbra di un bambino.

Credevo che avessero crocefisso le sue mani pietose, e oggi l’ho visto medicare una ferita.

Credevo che avessero trafitto i suoi piedi, e oggi l’ho visto camminare sulle strade dei poveri.

Credevo che l’avessero ammazzato una seconda volta con le bombe, e oggi l’ho sentito parlare di pace.

Credevo che avessero soffocato la sua voce fraterna, e oggi l’ho sentito dire: “Perché, fratello?” a uno che picchiava.

Credevo che Gesù fosse morto nel cuore degli uomini e seppellito nella dimenticanza, ma ho capito che Gesù risorge anche oggi ogni volta che un uomo ha pietà di un altro uomo.

( L. Cammaroto)

Lettera di un educatore

Proprio oggi, un mio alunno mi ha girato, tramite WhatsApp, la lettera di un professore della ragazzina di Pordenone che, alcuni giorni fa, ha tentato il suicidio perché stressata dal crudele mobbing da parte dei compagni di classe. L’insegnante si rivolge direttamente ai propri allievi e scrive parole, che meritano di essere meditate. Mi permetto di trascriverla letteralmente.

«Oggi una ragazza della mia città (Pordenone) ha cercato di uccidersi. Ha preso e si è buttata dal secondo piano. No, non è morta. Ma la botta che ha preso ha rischiato di prenderle la spina Continua a leggere

Yemen, le 4 suore uccise

Di marina Corradi

Quell’amore dato in cambio di niente…

Una banda di uomini armati all’assalto di una casa di riposo per vecchi e disabili condotta dalle Missionarie della Carità, le suore di Madre Teresa. Ad Aden, nello Yemen, quattro di loro sono morte, assieme ad altre dodici persone, mentre un sacerdote salesiano risulta scomparso, forse rapito. Uomini e religiose massacrati, forse, da al-Qaeda, dentro lo scenario di una guerra civile che da un anno e mezzo attanaglia il Paese, e ha già fatto 6mila morti. Nello Yemen, il Paese più povero del Medio Oriente, si scontrano indirettamente le forze poderose e nemiche di Iran e Arabia Saudita. La città di Aden è in mano al governo che si oppone ai ribelli houthi.

Un attentato terrorista dunque. Un manipolo di assassini contro la casa degli inermi: anziani, malati, handicappati accolti dalle figlie di Madre Teresa. Il lupo e l’agnello: non deve essere certo stato difficile attaccare, armi in pugno, un rifugio di indifesi. Tra gli attentati che insanguinano il mondo ogni giorno, uno dei più ripugnanti. Uccidere delle donne consacrate che si prendono cura, come di figli, degli ultimi, e il sacerdote che ne condivide l’opera. Quei vecchi e quei malati, dice un lancio della Agenzia Fides, sono salvi. La furia omicida si è scatenata proprio sulle quattro sorelle riconoscibili dal velo bianco e blu: loro l’obiettivo dell’odio, in quanto cristiane. Erano due ruandesi, una kenyota e una indiana. Figlie dei Sud del mondo che, anziché fuggirne, avevano scelto di radicarsi nel luogo della massima povertà, casa per chi non ha alcuna casa.

La strage dello Yemen, in un contesto internazionale in cui il fiato dei jihadisti del Daesh e di al-Qaeda incalza tutti, in Occidente come nel Terzo mondo, sembra icona di una ferocia che sconfina nel male allo stato puro. Non potevano in alcun modo costituire una minaccia, quelle piccole suore e quel prete. Non rappresentavano multinazionali straniere, o potenze nemiche, non rappresentavano niente altro che il volto e le mani di Cristo, portato, attraverso il loro volto e le loro mani, nel cuore della miseria. Misericordia e compassione portate non per vaga filantropia, ma – come ricordava sempre Madre Teresa – riconoscendo Cristo in persona, in ciascuno degli “scartati” dal mondo. Di modo che ciò che è accaduto ieri in Yemen è un vertice di male gratuito, dietro a cui si avverte un’ombra oscura innominabile, che tracima e trabocca nelle violenze del terrorismo islamico. Il lupo e l’agnello, la ferocia sull’innocente inerme, una volta ancora. Sapevano certo, quelle suore, quel prete, quali rischi comportava rimanere in un Paese dilaniato da una guerra civile.

Sapevano quanto odio stava come sbucando dal sottosuolo, fra le strade dello Yemen. Non hanno pensato ad andarsene. Non sarebbero state capaci di abbandonare quei loro vecchi, quei fratelli malati, di chiudere l’ospizio lasciandoli dentro una guerra, e senza nessuno. Hanno continuato, probabilmente tra i bombardamenti e cento pericoli, a cercare di condurre la loro casa, dando da mangiare agli ospiti, curandoli, confortandoli. In una mite e tenace resistenza al male; in silenzio, con gesti quotidiani – imboccare, lavare, pregare – mentre fuori deflagrava la ferocia.

Così, quelle suore ne erano certe, avrebbe fatto la beata Madre Teresa, che sarà proclamata santa a settembre. Madre Teresa che diceva: «Il più grande dono che Dio ti può fare è darti la forza di accettare qualsiasi cosa Egli ti mandi, e la volontà di restituirgli qualsiasi cosa Egli ti chieda». Dentro a questo sguardo le quattro sorelle di Aden e il salesiano sono rimaste; e ieri mattina, come agnelli, sono andati incontro alla morte – «con la forza di accettare qualsiasi cosa Egli ti mandi».

Docilmente hanno restituito a Dio la loro vita – «restituirgli qualunque cosa Egli ti chieda». E forse, attorno, in quella città, qualcuno si fermerà un momento a considerare la strana scelta di quegli stranieri venuti lì a morire per curare creature che ‘non valgono’ niente. Perché, in cambio di cosa?

In cambio di niente. Nella assoluta gratuità di Cristo.

E rimarrà, solo in alcuni magari, tra chi ha visto ieri ad Aden il massacro, una domanda. Tanto straniero appare agli uomini l’amore illimitato e gratuito, che chi lo incontra non può non chiedersi come mai, e perché. È la fascinazione di Cristo che rimane, misteriosa e viva, sopra a qualsiasi orgia di morte. Sopra a qualsiasi ferocia che gli uomini, come schiavi, scelgano di servire.

Sette “gradini” da scalare durante la Quaresima

Di Gelsomino Del Guercio

Un percorso che vi consigliamo per praticare concretamente la Misericordia…

Papa Francesco ci ricorda in continuazione di essere misericordiosi. E allora ecco un percorso, formato da sette “tappe”, che durante il tempo di Quaresima può aiutare ognuno di noi ad avvicinarci ad una Misericordia vissuta con gesti concreti.

Fratel Michael Davide Semeraro, monaco benedettino che vive in semi-eremitaggio sulle montagne della Val d’Aosta, nel suo libro “Quaresima. Un’occasione da non perdere” (edizioni San Paolo) racconta i segreti di questi “Sette gradini dell’amore”. Continua a leggere

Il nome e l’aggettivo

Meditazione mattutina di Papa Francesco giovedì, 25 febbraio 2016

Siamo aperti agli altri e capaci di misericordia o viviamo chiusi in noi stessi schiavi del nostro egoismo? La parabola evangelica di Lazzaro e dell’uomo ricco, presentata dalla liturgia, ha guidato Papa Francesco — nella messa celebrata giovedì 25 febbraio a Santa Marta — in una riflessione sulla qualità della vita cristiana. Richiamando l’antifona d’ingresso tratta dal salmo 139 (23-24), il Pontefice ha sottolineato l’importanza di chiedere al Signore «la grazia di conoscere» se percorriamo «una via di menzogna» o quella «della vita». Continua a leggere

19/2/2016 – Siria

Salesiani di Aleppo scrivono

Ad Aleppo succede qualcosa di terribile, ma si ignora o non si vuole vedere

La situazione ad Aleppo? “Qui tutto è confusione, la morte è ovunque, nessuno riesce a capire cosa sta succedendo e non si sa di chi fidarsi. Stavamo preparando con i giovani un’opera di teatro per festeggiare Don Bosco e ci siamo dovuti fermare perché diversi di loro sono morti durante i bombardamenti” racconta con la voce spezzata don Luciano Buratti, uno dei tre salesiani che abita nella casa salesiana di Aleppo, in Siria. Continua a leggere

Smartphone compagno di viaggio?

Di Alvise Renier

Le riflessioni di un animatore sulle conseguenze che l’uso dello smartphone ha sui ragazzi…

Io sono un animatore. Amo stare con i bambini, educarli, anche nel gioco, alla ricerca di quello che per me è il “di più” nella vita: Dio. Da molti anni ormai cerco di aiutare nella mia parrocchia, tra alti e bassi, con le mie debolezze. Da animatore, ci metto l’anima.

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