1 maggio, arte e lavoratori

Ogni anno, il 1 maggio, questa opera d’arte compare nelle pagine social, su manifesti e giornali. Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza, pittore Divisionista piemontese originario di Volpedo, è il quadro che meglio rappresenta i lavoratori.

Nella gigantesca tela oggi conservata alla GAM a Milano, si vede un gruppo compatto di persone appartenenti alla nuova classe sociale sociale dei proletari che cammina compatta. Forse è questo ciò che più mi affascina di quest’opera, che spesso è stata associata all’idea di sciopero, vedere una massa di uomini e donne camminare verso una fonte di luce, quella che rappresenta la consapevolezza di giungere ad un futuro più luminoso con la speranza di poter affermare i propri diritti.

Non si coglie l’idea della ribellione, come ad esempio nell’Oratore dello sciopero di Longoni, le persone rappresentate non esprimono agitazione o lotta, ma una quieta idea di progresso rispetto alle loro condizioni lavorative.

Don Bosco Borgomanero

La tela è il punto di arrivo di un lungo percorso dell’artista che realizza diversi bozzetti prima di raggiungere questo risultato: nel 1891 Pellizza esegue il primo bozzetto, Gli ambasciatori della fame, in cui tre uomini avanzano in primo piano, davanti a un gruppo di lavoratori che si coglie sullo sfondo di una probabile Piazza Malaspina a Volpedo.

Nel 1895 si giunge alla seconda opera, oggi conservata alla Pinacoteca di Brera a Milano, La fiumana, in cui l’effetto è quello di un fiume in piena e compare la figura femminile sulla destra, omaggio alla moglie Teresa Bidone.

Nel 1901 l’autore realizza l’opera definitiva, prima chiamata Il cammino dei lavoratori, e successivamente Il Quarto Stato, una tela di grande impatto espressivo anche grazie alla dimensione monumentale (293×545 cm) in cui la società non sta lottando in modo tumultuoso e irruento bensì sta incedendo con sicurezza, consapevolezza e intelligenza verso un futuro migliore, quello in cui saranno affermati i diritti dei lavoratori.

Dal 2022 l’opera è stata definitivamente collocata alla Galleria d’arte Moderna di Milano dopo dieci anni di permanenza al Museo del Novecento. La nuova collocazione consente di ammirarla senza il vetro protettivo e la distanza che non permettevano di cogliere al meglio la tecnica divisionista attuata da Pellizza.