Giubileo degli Adolescenti
A Roma con il cuore pieno di gratitudine e speranza.
Dal 24 al 27 aprile, un nostro gruppo di 72 adolescenti e accompagnatori, uniti a 32 ragazzi dell’Oratorio di Borgomanero, ha vissuto un’esperienza straordinaria a Roma in occasione del Giubileo degli Adolescenti, assieme ad altri 800 della diocesi di Novara. Un pellegrinaggio intenso, carico di emozioni, che resterà per sempre nel cuore di chi vi ha partecipato.
La partenza, segnata da un po’ di ansia e timore per quanto stava accadendo a Roma con la morte del Santo Padre, non ha spento l’entusiasmo e la determinazione del gruppo. Anzi, ha reso ancora più forte la consapevolezza di andare nel centro del mondo e della storia, come ci hanno ricordato, al momento della partenza, il nostro direttore Giovanni Campagnoli, il prevosto don Piero Cerutti e l’assessore alle politiche giovanili del Comune, Francesco Valsesia: “Sarete là dove la grande Storia si unisce alla piccola storia di ciascuno di voi.”
Tra i tanti modi in cui potremmo raccontare questo viaggio – con una cronistoria dettagliata (già ben testimoniata sui social), o attraverso le emozioni fisiche provate (stanchezza, fame, caldo, svenimenti) – abbiamo scelto di fissare alcuni momenti fondamentali, che aiutano a far sedimentare nel profondo ciò che abbiamo vissuto.
Il primo elemento che vogliamo sottolineare è che un pellegrino non cammina mai da solo. Ogni passo è stato condiviso: sorrisi, incoraggiamenti, silenzi e mani tese hanno accompagnato il nostro andare. La scelta di muoverci come un solo gruppo di adolescenti di Borgomanero – superando le distinzioni tra Don Bosco, Oratorio, Scout – ci ha fatto sperimentare una vera comunità in cammino. Un’immagine viva di quella Chiesa che, come ci ha chiesto Papa Francesco, “non costruisce muri, ma ponti”.
Siamo stati accolti con grande generosità dalla Parrocchia di San Gaudenzio, che ci ha ospitato con affetto e disponibilità, permettendoci di vivere giornate di autentica condivisione tra oratori.
Un secondo momento indimenticabile è stato quello della partecipazione al funerale del Santo Padre Francesco. Sebbene distanti da Piazza San Pietro, ci siamo sentiti profondamente coinvolti: essere presenti in quel momento così solenne ci ha fatto toccare con mano cosa significa appartenere alla grande storia della Chiesa e dell’umanità. Abbiamo percepito tutta la riconoscenza del mondo per un uomo straordinario che ci ha insegnato, fino all’ultimo, il valore del perdono, della misericordia e della preghiera.
Il terzo momento significativo è stato il passaggio della Porta Santa, vissuto nella Basilica di San Giovanni in Laterano con la nostra diocesi. Ha colpito la profondità del silenzio con cui i ragazzi hanno sostato in preghiera, senza fretta, immersi in un raccoglimento raro. Tutti loro hanno poi concluso il percorso giubilare con la confessione (a Roma o a Casa), segno concreto di un’esperienza interiore autentica e vissuta con consapevolezza.





Infine, il culmine del pellegrinaggio: la partecipazione alla Santa Messa degli adolescenti. Partiti all’alba con il desiderio di trovare posto in piazza, mai avremmo immaginato di essere invitati a salire sulla Loggia delle Benedizioni di San Pietro. Lì, sotto la Cappella Sistina, accanto alla maestosa facciata, abbiamo attraversato i palazzi vaticani, percorrendo le sale e le scale che hanno visto passare santi, papi, e grandi della storia. Il silenzio spontaneo e profondo che ci ha avvolti entrando in quei luoghi ci ha fatto percepire una santità tangibile, un’emozione che ha toccato tutti nel profondo.
Da quella loggia risuona ancora una frase di Don Bosco, che sembra descrivere perfettamente la vita del nostro amato Papa e tracciare un sentiero per ciascuno di noi, pellegrini sulla strada della vita:
“Camminate con i piedi per terra, ma con il cuore abitate il cielo.”
Questo Giubileo è stato un dono grande, una testimonianza concreta di Chiesa giovane e viva, capace di accogliere, ascoltare e far sentire ogni ragazzo parte di qualcosa di più grande.
Tornati a casa, portiamo con noi la gioia di aver vissuto qualcosa di unico, la gratitudine per chi ci ha accompagnato e accolto, e il desiderio di continuare a camminare, come adolescenti, con coraggio e speranza sulla via del Vangelo.












