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Chessidice? Una Chiesa accogliente, vicina, semplice, gioiosa

11 Novembre 2025/in SANTUARIO/da don Giuliano Palizzi

11 Novembre 2025

Così i giovani sognano la loro Chiesa.

C’è una domanda di autenticità e interesse per le persone che merita ascolto.

C’è una domanda di autenticità e interesse per le persone che merita ascolto La Gmg di Lisbona ha mostrato un mondo giovanile che si lascia ancora convocare. Ma l’esperienza ecclesiale spesso respinge attese che pure ci sono Ogni domenica Paola Bignardi ci sta conducendo ad avvicinare un mondo giovanile più chiacchierato che conosciuto, a partire dalla convinzione che occorra abbandonare gli stereotipi con cui abitualmente si guarda e si giudica una generazione piena di risorse, che si sente lasciata ai margini, impossibilitata a offrire al mondo in cui si affaccia il proprio originale apporto. Gli articoli si avvalgono delle indagini dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo e del lungo ascolto che i suoi ricercatori fanno di decine di adolescenti e giovani con interviste individuali, focus group, rilevazioni statistiche. La ricerca cui si fa particolare riferimento è quella in corso di pubblicazione e dedicata ai giovani che si sono allontanati dalla Chiesa, in un ideale confronto con coloro che sono rimasti. È frutto di un attento ascolto, ed è, anche per il lettore, un invito a fare altrettanto.

Molte delle persone che sono impegnate nella pastorale giovanile o che hanno interesse a capire dove stanno andando i giovani hanno negli occhi le immagini della Giornata mondiale della gioventù di Lisbona: sono passati poco più di due mesi, eppure resta l’eco di un’esperienza bella e viva, dove i giovani “c’erano”, numerosi, partecipi, pieni di entusiasmo. Immagini che rincuorano, e che danno speranza, che dicono che c’è un mondo giovanile che si lascia ancora convocare dalla Chiesa. L’esperienza è un’esperienza straordinaria: il viaggio, lo stare tra giovani, l’apertura mondiale, l’incontro con papa Francesco, una preghiera diversa dal solito…; soprattutto si tratta di un’esperienza globale, che coinvolge tutta la persona in un contesto di vita. Certo non è la Chiesa di tutti i giorni, ma è una situazione che può dare evidenza ad alcuni elementi che, pur rapportati all’ordinarietà, vanno tenuti presenti.

I molti volti della Chiesa

Dietro il nome generico di Chiesa in realtà sono racchiuse tante esperienze diverse, tra le quali i giovani sono abituati a distinguere: Chiesa è la propria parrocchia, il proprio gruppo, la propria associazione, il proprio prete, l’istituzione ecclesiale; ciascuno di questi volti della realtà ecclesiale evoca nei giovani sentimenti e reazioni diverse; interessi e obiezioni; attenzioni e sospetti… Per quelli che hanno fatto un’esperienza parrocchiale di una certa durata e di una certa intensità, Chiesa significa il proprio gruppo, persone che evocano situazioni e momenti, più o meno gradevoli e interessanti, a seconda dei casi. Pensare alla parrocchia significa ricordare volti e relazioni: calde o anonime, cordiali o indifferenti, simpatiche o conflittuali.

Nel bene e nel male, questo è l’aspetto che imprime, nella coscienza delle nuove generazioni, un’impronta difficile da cancellare. C’è chi è rimasto nell’ambiente ecclesiale per il legame con alcune persone, soprattutto figure adulte significative, e chi se n’è andato perché non si è sentito capito, si è percepito come escluso, o giudicato, o non valorizzato. Le relazioni sono importantissime nella vita dei giovani, come si è visto nel primo di questi contributi. Decidono del rapporto con la propria comunità, ma vanno molto oltre, in una generalizzazione che porta molti a pensare la Chiesa in generale come specchio della propria comunità. Per la maggioranza dei giovani, essa è un luogo anonimo, freddo, poco attrattivo: un contesto cui non vale la pena di appartenere. L’esperienza vissuta nella propria comunità chiama in causa lo stile concreto quotidiano del vivere ecclesiale, il suo stile relazionale, veicolo privilegiato per comunicare la qualità umana del suo vivere e del suo messaggio. Molto più problematico è il rapporto con la Chiesa in quanto istituzione: questo costituisce per molti adolescenti e soprattutto giovani l’elemento di maggiore ostacolo per la propria appartenenza. Per molti sembra impensabile che l’esperienza religiosa e il rapporto con Dio, che essi vivono in modo molto personale e talvolta individualistico, possa essere inscritto dentro una realtà istituzionale che percepiscono come mortificante per la spontaneità di un sentimento che a loro avviso non sopporta restrizioni che vengano dall’esterno. Su questo aspetto certamente influisce quel tratto della sensibilità giovanile che stenta ad accettare che la propria soggettività sia limitata dall’esterno e che li porta ad avere un rapporto problematico non solo con la Chiesa ma con tutte le istituzioni; certo riguarda anche la Chiesa.

Ciò che fa problema

Al di là di questa obiezione di fondo, vi sono poi le difficoltà che riguardano singoli aspetti della vita ecclesiale. Come giovani, sentono che non vi è posto per loro in questa Chiesa, con questi linguaggi, con categorie culturali lontane da loro. Dice un giovane: «La Chiesa è molto patriarcale, è poco aperta al cambiamento, è molto indietro, molto indietro coi tempi». Questo ventitreenne afferma: «Non mi ritrovo in diverse posizioni che vanno dall’omosessualità, al potere della Chiesa, al fatto che la Chiesa sia sostanzialmente una monarchia (…). Sono molto critico verso tante scelte che fa la Chiesa che secondo me la tengono molto arretrata rispetto alla società contemporanea».

Nelle interviste delle ricerche sui giovani dell’Osservatorio dell’Istituto Toniolo vi è una convergenza unanime su un aspetto che fa maggiore problema nelle posizioni della Chiesa: è quella che riguarda l’omosessualità, che viene citata al primo posto da quasi tutti gli intervistati come tema che determina una presa di distanza. Non che siano tutti omosessuali, anzi! Ma ritengono che questo sia un tema che non riguarda la fede e la Chiesa. Afferma un ventinovenne: «Se Dio esiste, l’ultimo problema che ha nella terra, nel mondo, nell’universo, è se due persone che si amano siano dello stesso sesso o no». Tutti i temi che riguardano la vita e la famiglia, in misura diversa, sono ritenuti questioni che coinvolgono solo il singolo e la sua coscienza. Lo stile ecclesiale è percepito come vecchio (è l’aggettivo più usato in percentuale per qualificare la Chiesa), noioso, freddo, chiuso. È chiaro che una realtà percepita in questo modo non può risultare attrattiva, interessante, coinvolgente. Occorre anche notare che questo modo di vedere la realtà ecclesiale non appartiene solo ai giovani che hanno deciso di allontanarsi, ma è condiviso anche da quelli che hanno ritenuto di avere qualche ragione per restare, o per tornare. E chissà se non sia condivisa anche da tanti adulti!

La Chiesa che vorrei

Vorrei una Chiesa… libera, aperta, accogliente, inclusiva, semplice, povera, leggera, più vicina, attuale, innovativa, comprensiva, autentica, apolitica, umile, rispettosa, gioiosa… Chiudo qui l’elenco degli aggettivi con cui i giovani rappresentano il loro sogno di Chiesa, eppure l’elenco potrebbe continuare: queste qualità parlano di una passione per la Chiesa, espressa da giovani che pure dichiarano di averla abbandonata. Si potrebbe forse dire che molti abbandoni nascono da una passione, ancor prima e ancor più che da un rifiuto; da una ferita che non si rimargina.

Vi è nei giovani il desiderio di una Chiesa calda, umana, accogliente, come afferma una venticinquenne con un’immagine molto efficace: «La Chiesa dovrebbe essere come una cena a casa di amici, in cui sei libero di parlare di quello che vuoi sapendo che dall’altra parte ci sono persone che ti vogliono bene e che ti ascoltano e che non ti giudicano, a prescindere da quello che tu dica e che tu pensi. E anche sia un momento di convivialità». E poi i giovani vorrebbero una Chiesa in dialogo: con loro e con tutti, non arroccata dogmaticamente sulle proprie posizioni, ma disposta ad ascoltare, a confrontarsi, a mettersi in discussione. Il carattere indiscutibile delle sue posizioni, al di là persino dei contenuti di esse, è già di per sé motivo di lontananza. Quanti dei giovani che hanno preso le distanze dalla Chiesa sono disposti a tornare? Molti rispondono “sì, ma…” “sì, ma a condizione che la Chiesa cambi”, “con questa Chiesa, no”. Si possono riassumere così parecchie risposte degli intervistati. Il rapporto con la Chiesa non è reciso definitivamente, ma non può essere con una Chiesa che dà loro un sapore di antico, di spento, di lontano dalle istanze delle persone di oggi.

Passi per un nuovo incontro C’è un avvicinamento possibile oggi tra il mondo giovanile e la Chiesa? Quali passi si attenderebbero i giovani? In fondo le riflessioni citate sopra lo lasciano già intravedere. Non c’è qualcosa che la Chiesa dovrebbe fare per i giovani, ma piuttosto dovrebbe modificare la propria vita in quegli aspetti che sono motivo di distanza. Non che la Chiesa debba costruire la propria vita e il proprio pensiero sulla base delle richieste, dei giovani o di chicchessia; tuttavia non può non valutare la domanda di autenticità che vi è nelle loro posizioni: andrebbe riconosciuta e meriterebbe una risposta. I giovani non le chiedono di cambiare e basta, ma di farlo nella prospettiva del Vangelo: di mostrare interesse per l’esistenza delle persone e manifestare il desiderio di incontrarsi con quella vita che palpita nella loro coscienza e nel loro cuore, come in quello di molti, non solo giovani. (Paola Bignardi)

Tags: Religione e fede
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