L’emozionante saluto ai maturandi dei Licei
L’ultimo giorno di scuola è da sempre un momento sospeso tra la nostalgia per il percorso che si conclude e l’entusiasmo per il futuro che si spalanca. Per i ragazzi dei nostri Licei, quest’anno, è stata una giornata speciale, densa di spiritualità, affetto e profonda gratitudine.
La mattinata è iniziata con un momento di raccoglimento e preghiera in chiesa, un saluto comunitario che ha unito tutti gli studenti. Don Giuliano ha rivolto ai giovani un augurio profondo e paterno: quello di diventare uomini e donne capaci di accogliere con coraggio tutte le sfide della vita, mantenendo sempre salda la propria fede e impegnandosi a crescere in essa giorno dopo giorno.
Particolarmente toccante è stato il saluto del Direttore, Giovanni Campagnoli, e della Preside, Emanuela Negri, dedicato nello specifico ai maturandi. Ai ragazzi che si apprestano ad affrontare gli esami è stato augurato di scrivere meravigliose pagine della loro vita, custodendo nel cuore il nucleo della pedagogia di Don Bosco: l’augurio sincero di essere “felici nel tempo e nell’eternità”.
Il momento dell’uscita ha regalato l’immagine più bella e simbolica della giornata: i maturandi hanno attraversato il cortile passando tra due ali di folla formate dai compagni più giovani, che li hanno applauditi, abbracciati e festeggiati in un clima di grande commozione.
A dare voce ai sentimenti di tutti è stata una lettera bellissima e commovente, scritta e letta da uno studente del quinto anno, Leonardo Ranieri (v. Allegato sotto). Con parole cariche di verità, il ragazzo ha voluto ringraziare:
- La scuola, che in questi anni è stata una vera e propria seconda casa.
- I compagni, amici e complici di un viaggio indimenticabile.
- I docenti, per la pazienza, la guida e la passione trasposta nell’insegnamento.
- I Salesiani, per la presenza costante, l’ascolto e l’accompagnamento educativo.
Un grandissimo “in bocca al lupo” a tutti i nostri maturandi: che la vita vi riservi ciò che di più bello state cercando!
“Fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza.”
Dante Alighieri
Dante, con queste parole, ci ricorda che la vita non è fatta solo per passare il tempo, ma per crescere, imparare, diventare persone migliori.
E forse è proprio questo il senso più vero della scuola.
Perché oggi non è un giorno normale.
Oggi non stiamo semplicemente finendo un anno scolastico.
Oggi stiamo chiudendo capitoli, abitudini, corse nei corridoi, verifiche improvvise, interrogazioni “tranquille” che poi tanto tranquille non erano… e soprattutto stiamo salutando una parte della nostra vita che ci porteremo dentro per sempre.
Perché la scuola non è solo un posto dove impari formule, date storiche o definizioni da ripetere a memoria.
La scuola è il posto dove cresci senza accorgertene.
È il posto dove impari chi sei quando prendi una delusione, quando qualcuno ti aiuta, quando sbagli, quando rialzarti sembra difficile ma lo fai comunque.
E allora oggi vorrei dire una cosa a tutti:
non abbiate paura.
Lo dico a noi di quinta, che magari facciamo i tranquilli ma dentro siamo pieni di domande.
Perché finché sei qui ti lamenti della scuola… poi arrivi all’ultimo giorno e vorresti fermare il tempo.
Lo dico anche a chi resta.
Alle prime superiori voglio dire questo: godetevi tutto.
Anche le cose che oggi vi sembrano pesanti.
Godetevi le risate durante l’intervallo.
Le uscite in corridoio “solo per andare in bagno”.
Le mattine in cui sperate con tutto il cuore che il professore dimentichi l’interrogazione.
E godetevi anche i momenti difficili, perché un giorno vi renderete conto che erano quelli che vi stavano facendo crescere davvero.
E alla quinta dell’anno prossimo voglio dire: preparatevi.
Vi ripeteranno continuamente che “quest’anno passerà velocissimo”.
E voi penserete che esagerano.
Ma poi arriverà maggio all’improvviso.
E vi ritroverete a guardarvi attorno durante una lezione normale pensando: “quindi è davvero finita?”.
E capirete che ciò che conta davvero non sono i voti sul registro, ma le persone che avete incontrato lungo il cammino.
E ora voglio ringraziare chi ha reso questa scuola una casa.
Grazie ai professori.
A tutti voi.
Perché dietro ogni spiegazione, ogni rimprovero, ogni “state attenti”, ogni verifica e ogni consiglio, c’è sempre stato qualcuno che ha dedicato tempo, energie e pazienza a noi.
Anche quando noi facevamo di tutto per complicarvi la giornata.
Ci avete insegnato molto più delle vostre materie.
Ci avete insegnato a ragionare, a impegnarci, ad avere responsabilità.
E sì… ci avete anche insegnato che si può sopravvivere studiando alle due di notte prima di una verifica.
Grazie per aver creduto in noi anche quando noi stessi facevamo fatica a farlo.
Don Bosco diceva:
“Non basta amare i giovani, bisogna che i giovani si accorgano di essere amati.”
E credo che tanti professori, qui dentro, ci siano riusciti davvero.
Un grazie speciale va alla segretaria, che probabilmente conosce ogni studente meglio del registro elettronico.
Sempre pronta ad aiutarci, sempre disponibile, anche quando arrivavamo all’ultimo minuto con richieste impossibili.
Grazie anche alla Isa, che ogni giorno si occupa di tutta la scuola con una pazienza che sinceramente dovrebbe essere premiata.
Perché far funzionare una scuola significa fare mille cose che spesso nessuno nota… ma senza le quali niente andrebbe avanti davvero.
Un grazie speciale anche alla Preside e al Direttore.
Perché guidare una scuola non significa solo organizzare, decidere o risolvere problemi ogni giorno.
Significa portare avanti una comunità fatta di studenti, professori, famiglie e sogni diversi.
Grazie per aver cercato sempre di farci crescere non solo come studenti, ma come persone.
E grazie anche per tutte quelle volte in cui avete dovuto richiamarci… anche se, diciamolo, spesso ce lo meritavamo.
Dietro un ruolo importante ci sono persone che ogni giorno si prendono responsabilità enormi
per permettere a noi di vivere la scuola nel migliore dei modi.
E tante cose che sembrano scontate, in realtà esistono grazie al vostro impegno quotidiano.
E grazie ai Don.
Per la presenza, per i consigli, per le parole dette al momento giusto… e anche per quelle
prediche che sembravano infinite ma che, alla fine, qualcosa dentro lasciavano sempre.
Essere in una scuola salesiana significa sentirsi parte di qualcosa di più grande.
Don Bosco diceva che l’educazione è una cosa di cuore.
E penso che in questi anni lo abbiamo capito davvero.
E infine… grazie alla mia classe.
Che dire di voi?
Siamo stati rumorosi, caotici, ingestibili a volte.
Abbiamo parlato nei momenti meno opportuni, riso quando non si poteva ridere, fatto promesse
tipo “oggi stiamo attenti” durate circa quattro minuti.
Ci siamo sopportati per cinque anni.
E già questo dovrebbe bastare per considerarci una famiglia.
Perché alla fine i luoghi diventano speciali grazie alle persone.
E io sono davvero grato di aver condiviso questi anni con voi.
Quindi oggi non voglio dire “addio”.
Voglio dire grazie.
Grazie per ogni risata.
Grazie per ogni difficoltà che ci ha fatto crescere.
Grazie per ogni persona che ha lasciato qualcosa dentro di noi.
E mentre attraversiamo queste porte un ultima volta da studenti, portiamo con noi molto più di
un diploma: anni di risate, errori, amicizie, paure superate e ricordi che resteranno per sempre
parte di noi.
Il futuro è ancora tutto da scrivere e, sì, a volte può fare paura. Ma se c’è una cosa che questi
anni ci hanno insegnato, è che siamo capaci di affrontare molto più di quanto immaginiamo.
Grazie a chi ha condiviso questo percorso con noi.
E grazie a questa scuola che è stata casa per cinque anni.













