Chessidice? AVVENTO: la scelta dei Vescovi e il destino del Documento Sinodale

3 Dicembre 2025

Dopo l’approvazione del Documento di sintesi Lievito di pace e di speranza, nell’ottobre scorso, e a conclusione della prima fase del Cammino sinodale della Chiesa italiana, era naturale chiedersi come il testo sarebbe stato accolto e assunto nelle diocesi. Contiene passaggi che hanno generato riflessioni differenti nell’Assemblea sinodale.

Molti di essi toccano ambiti antropologici sensibili e il ruolo delle diverse componenti ecclesiali. La discussione è stata ampia e partecipata. L’esito ha mostrato una comunione reale, composta da accenti diversi e da sensibilità che non sempre convergono in modo immediato.

Nell’assemblea CEI, svoltasi ad Assisi a metà novembre scorso, non si è cercata una ratifica veloce. Si è scelto un passo che manifesta attenzione e consapevolezza dei nodi ancora aperti. La “messa a terra” del Documento è stata rinviata a maggio 2026. Da questa decisione nasce il punto più significativo dell’Assemblea: l’affidamento a un gruppo di sei vescovi del compito di accompagnare il percorso e di predisporre le linee guida che dovranno tradurre il testo in indicazioni operative per le diocesi.

Il cardinale Zuppi ha espresso il passaggio con parole limpide: «In applicazione all’indicazione del Consiglio Episcopale Permanente riunito a Gorizia, la Presidenza ha nominato un gruppo di Vescovi che sarà di aiuto al nostro percorso fino a maggio 2026». È una frase che fa comprendere la responsabilità affidata a queste figure e l’importanza del loro lavoro nella fase più delicata del processo sinodale. I membri del gruppo sono il Card. Roberto Repole (Arcivescovo di Torino e Vescovo di Susa), Mons. Gherardo Gambelli (Arcivescovo di Firenze), Mons. Guglielmo Giombanco (Vescovo di Patti), Mons. Corrado Lorefice (Arcivescovo di Palermo), Mons. Andrea Migliavacca (Vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro) e Mons. Michele Tomasi (Vescovo di Treviso).

La composizione del gruppo merita attenzione. Le biografie e il percorso pastorale dei sei vescovi delineano un profilo complessivo orientato verso un ascolto attento della realtà contemporanea. Tre vescovi mostrano una sensibilità marcata verso le istanze più dinamiche della Chiesa di oggi. Due portano con sé un forte impegno nell’ambito sociale, delle periferie e delle situazioni vulnerabili. Un ultimo membro presenta un profilo moderato e composito, senza un’appartenenza evidente alla corrente più vicina alla Tradizione teologica.

Questo insieme suggerisce una linea di lavoro che privilegia l’ascolto dei processi, la cultura dell’incontro e il dialogo con la società. Queste sensibilità sono una ricchezza per la vita ecclesiale. Domandano, nello stesso tempo, un radicamento fermo nella Tradizione, perché l’apertura pastorale non perda la profondità teologica che custodisce l’identità cattolica e il suo patrimonio dottrinale.

Il Documento Lievito di pace e di speranza richiede una lettura attenta in alcuni passaggi, soprattutto negli ambiti antropologici e pastorali. La sua traduzione operativa dovrà evitare sbilanciamenti che non trovino riscontro nell’intero episcopato. Si apre una fase che chiede un’opera di sintesi capace di essere fedele al Vangelo e al Magistero, e di parlare a tutte le diocesi, senza generare disparità o interpretazioni parziali.

Il tempo che conduce a maggio 2026 sarà decisivo. La Chiesa italiana potrà ritrovare un passo comune e un linguaggio condiviso se il lavoro dei sei vescovi verrà vissuto come un servizio alla comunione. La fedeltà alla verità, unita alla cura pastorale, permetterà di modellare linee guida che siano realmente espressione del Popolo di Dio. Questo è l’alto compito che attende il gruppo incaricato. È anche la posta in gioco dei mesi che verranno.

La preghiera per i vescovi chiamati a questo servizio diventa una risorsa semplice e preziosa. La Chiesa cresce quando custodisce l’unità nella diversità, quando riconosce la voce dello Spirito e quando ricerca un discernimento che non teme la responsabilità e non teme la verità.