Giornata di formazione per i neoassunti a Valdocco

Venerdì 20 marzo 2026 presso Valdocco (TO) si è tenuta la seconda giornata di formazione dedicata ai neoassunti per l’a.s. 2025/2026. L’incontro è stato presieduta da Don Alberto Goia, con l’intervento di Davide Sordi, responsabile del settore scuole salesiane Piemonte e Valle d’Aosta e con la visita guidata di Don Mike Pace, responsabile del Museo Casa Don Bosco.

Da Borgomanero i partecipanti erano: Federico Bozzato, Anna Pezzoni, Emanuela Bozzato, Mattia Gioria e Oscar Godio.

La formazione ha avuto inizio alle 14.30 con il benvenuto e la preghiera di Don Alberto Goia. Durante la sessione sono stati approfonditi i punti cardine del “Sistema preventivo” di Don Bosco: nelle Case salesiane si segue lo stile “Pastorale”: l’educazione non è solo insegnamento, ma cura dell’anima e della persona nella sua globalità, la sua vita, il suo contesto familiare e sociale, i suoi valori, le sue credenze, la sua spiritualità. La Casa salesiana è una famiglia: la missione non è isolata, ma coinvolge un vasto numero di persone che condividono lo stesso carisma. Si parla di un “sistema” (educativo preventivo), per sottolineare l’approccio organico e olistico dell’educazione, un progetto integrale. Si parla inoltre di carità pastorale, l’attenzione rivolta “agli ultimi”, ai giovani più fragili e ai poveri. I tre pilastri che sostengono questo stile educativo sono: la Ragione, la Religione, e l’Amorevolezza. L’Amorevolezza è un amore pedagogico che fa sentire il giovane amato. Si educa “dall’interno”, trovando quel punto accessibile al bene; la Ragione è dialogo, flessibilità e buon senso, non si usa la forza, ma la persuasione; la Religione, la fede, è il fondamento di tutto, l’educazione salesiana mira a formare “onesti cittadini e buoni cristiani”, nonché “futuri abitatori del cielo”. I ragazzi e le ragazze non sono solo minori, ma sono prima di tutto figli di Dio.

L’intervento di Davide Sordi è stato toccante e realista. Il focus è stata l’attenzione che i docenti devono avere sui giovani. Richiamando la psicologia della Gestalt, Davide mostra un’immagine in cui erano raffigurate una figura di sfondo ed una figura in primo piano che si alternavano a seconda della visione dello spettatore. L’immagine che colpisce immediatamente l’occhio rappresenta il ragazzo/la ragazza a scuola, il suo percorso, le sue potenzialità, le sue difficoltà, lo stile di apprendimento, i voti. La figura di sfondo, quella che può cadere in secondo piano, è la vita del ragazzo, il contesto familiare e sociale in cui vive, l’età difficile, una società complessa.

Dopo una breve pausa, il carismatico Don Mike Pace, pieno di vita e passione, ci ha accompagnato e guidato nell’evoluzione architettonica di Valdocco. Don Bosco arriva a Valdocco nel 1846 con i primi giovani, non avendo denaro né luogo dove poter soggiornare, adatta una tettoia per attrezzi come prima cappella dell’Oratorio. Il luogo divenne sala studio e dormitorio dei giovani fino al 1856, poi refettorio della prima comunità salesiana. Il 1852 è l’anno di costruzione della Chiesa di San Francesco Sales. Negli anni 1853-1856 vi è un’evoluzione monumentale degli edifici, la quale lascia i visitatori a bocca aperta: costruisce l’edificio delle attuali camerette, abbatte l’antica Casa Pinardi e la relativa tettoia. Nel piano sotterraneo del Museo Casa Don Bosco è possibile visitare il primo refettorio dei giovani e le cucine: Don Mike Pace ci ha raccontato della costruzione di queste mura, ricche di pietre, in quanto i mattoni erano cari. Un lavoro di muratura svolto dai giovani con i professionisti, un’occasione per apprendere un mestiere e per vivere un po’ di sana competizione:

“vediamo chi prende le pietre più grosse”. Nei sotterranei è presente la cucina con dispensa, nella stanza successiva il forno a legna, prodotto sempre dai giovani così che potessero avere una pagnotta calda ogni mattina interrompendo l’acquisto di pane dall’esterno. Ogni esigenza veniva risolta in modo pratico da Don Bosco, sviluppando un’economia interna e riuscendo sempre a creare opportunità di apprendimento. I difficili anni del giovane Don Bosco cresciuto nella povertà, gli hanno permesso di apprendere diversi mestieri nelle varie famiglie in cui soggiornava: il calzolaio, il sarto, i quali poi divennero laboratori, all’interno di Valdocco e futuri lavori per i giovani. Questi giovani esclusi, abbandonati dalla società, orfani, analfabeti, trovarono nella criminalità un mezzo per sopravvivere. Don Bosco fu quell’amico fuori dal carcere che operò a Torino in ottica preventiva e che, come un buon pastore, raccolse dalle strade le anime di questi giovani, donando loro futuro e speranza. L’accresciuto numero dei giovani (fino a 800), impose la costruzione nel 1858 di un grande refettorio sotto la Chiesa di San Francesco Sales. Nel 1859 Don Bosco fonda, nell’anticamera della sua stanza, i Salesiani. Nel 1861 il Santo inaugura la sua camera di lavoro e riposo.

Di seguito le riflessioni dei partecipanti:

Federico Bozzato

Riguardo il pomeriggio a Valdocco ci sono un paio di aspetti che mi hanno toccato un po’ più profondamente. Credo che questi momenti mi stiano parlando, dicono “sei nel posto giusto”.

Don Bosco in mezzo agli ultimi, a cercare di dar loro un futuro attraverso un presente ricco e significativo, anche nella semplicità e nella povertà… Mi ha fatto pensare ai nostri ragazzi delle medie del “Cantiere”, a quanto posso e desidero fare per loro.

E poi quella maledetta campanella alla fine… Dling “ho bisogno di te, oggi” e dentro di me c’è una sola risposta: “eccomi”

E mentre scrivo queste due righe ho le lacrime agli occhi… credo sia una cosa bella.

Anna Pezzoni:

Condivido quanto riportato nell’articolo: l’esperienza è stata concreta e toccante. L’intervento iniziale di Don Alberto Goia ci ha offerto una preziosa riflessione sulla presenza dello Spirito Salesiano nelle nostre scuole. Per me, l’amorevolezza è una costante nell’approccio con i ragazzi e si esprime in modo fisico e verbale con affetto, comprensione e ascolto; allo stesso modo sono fondamentali la ragione, il dialogo e la flessibilità, il tutto guidato da buon senso. Senza questi pilastri sarebbe difficile adempiere al mandato educativo. Tuttavia, come ricordava Don Bosco, il fine ultimo è soprattutto spirituale: parlare ai giovani di fede, di Dio e

Pezzoni Anna

di compassione. Gli adolescenti sono estremamente sensibili, ma la crescente secolarizzazione della società rende complesso intercettare la loro dimensione spirituale. Durante la visita guidata con Don Mike Pace, ho appuntato alcune frasi che mi hanno toccato particolarmente. “La missione è più grande del mio disagio personale”, la missione educativa e spirituale richiede uno sforzo, ovvero la capacità di trascendere i dispiaceri, le antipatie professionali ed anche i dolori della nostra vita privata. Lo sguardo dev’essere sempre rivolto a Dio e alla missione che lui ci ha affidato. “I giovani: non solo destinatari, ma anche protagonisti”, una modalità di insegnamento che richiede partecipazione attiva dei ragazzi, i quali insieme a noi crescono e delineano il loro futuro. Don Bosco, un uomo minuto e umile, ma forte e saldo nella sua missione, si è rivelato un gigante che ha dedicato tutta la vita con e per i giovani. Ci lascia in eredità 1700-1800 Case Salesiane diffuse in 133 paesi nel mondo nonché 156 missioni compiute. Nella sua stanza, proprio accanto al letto dove si è spento, è appesa una campanella: il suo suono ci chiama come docenti a proseguire il suo cammino. Don Bosco affermò in punto di morte: “ci aspetta tutti in Paradiso”.

Emanuela Bozzato

Il ritiro è stato un momento prezioso di arricchimento personale, fondamentale per riscoprire e riaccendere in noi il servizio educativo nello spirito di Don Bosco. A Valdocco ho respirato il coraggio, la forza di Don Bosco e la sua fiducia in Dio. Sentire il suono della campanella da lui utilizzata nel momento della malattia, è stato emozionante, ma anche uno stimolo nel mantenere uno sguardo attento ai giovani e alle loro domande.

Mattia Gioria

Valdocco è stata un’esperienza molto bella, che fa capire il DNA della scuola e i valori che bisognerebbe mantenere all’interno del collegio. Don Bosco amava stare coi ragazzi e ha dato la vita per loro, a Valdocco si sente, si percepisce tutto questo, portandoti a capire che per far parte di questa famiglia, devi sentirlo dentro.

Il sistema preventivo attuato da Don Bosco è un codice base da attuare coi ragazzi, prevenire è meglio che curare come si suol dire, ma Don Bosco ci insegna anche che curare è possibile, basta avere amore verso l’altra persona.