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Messaggio ai giovani del Movimento Giovanile Salesiano

2 Febbraio 2026/in SANTUARIO/da don Giuliano Palizzi

 gennaio 2026 – roma, 31 gennaio 2026

«Fate quello che vi dirà»

Il vino della verità e dell’amicizia

di don Fabio Attard sdb – Rettore Maggiore

Carissimi giovani,

è con grande gioia che mi rivolgo a voi nell’occasione della festa del nostro Padre e Maestro Don Bosco. È un mio vivo desiderio continuare questa bella tradizione dove il Rettor Maggiore rivolge un messaggio ai giovani del Movimento Giovanile Salesiano proprio per questa occasione. Lo faccio alla luce della Strenna 2026 che prende come punto di partenza l’episodio delle nozze di Cana. Maria osserva: “non hanno più vino”, e dopo averlo detto a Gesù, semplicemente dice ai servi: “Fate quello che vi dirà”. Questo messaggio lo condivido anche alla luce di ciò che il mondo sta vivendo e nell’ascolto dell’invito di Papa Leone a vivere le sfide come opportunità per essere testimoni oggi della buona notizia.

I. L’invito di Maria: un gesto di ascolto profetico

“Non hanno più vino”. Così Maria si rivolge a Gesù a Cana, non perché conosca già la soluzione, ma perché percepisce che è necessario un intervento diverso. E quando chiede ai servi: «Fate quello che vi dirà», non pronuncia una parola di semplice obbedienza burocratica. È un invito a riconoscere la presenza di Colui che può trasformare la crisi in qualcosa di nuovo, e a disporsi a fare esattamente ciò che Egli comanda, anche quando sembra assurdo.

In questo momento storico in cui viviamo un’aria pesante e drammatica, dove la guerra sembra l’unica grammatica possibile e la legge del più forte domina le relazioni internazionali e personali, dove i legami umani si riducono a transazioni commerciali e a logiche di profitto, il tema della Strenna 2026 non è ingenuo. Al contrario. È un grido profetico che invita il Movimento Giovanile Salesiano a riconoscere che il momento in cui viviamo – dove notiamo che manca il vino della concordia e del rispetto del più debole – è anche un momento di grazia e che ci chiama a rispondere con una testimonianza radicata nella persona di Cristo. Vogliamo impegnarci come i servi che ascoltano perché credono.

II. Una parola autentica davanti al linguaggio ambiguo e alla verità smarrita

Nel discorso al Corpo Diplomatico del 9 gennaio 2026, Papa Leone XIV indica un problema radicale della nostra epoca: il linguaggio, che normalmente è il mezzo privilegiato per conoscersi e incontrarsi, viene utilizzato in maniera ambigua: esso “diviene sempre più un’arma con la quale ingannare o colpire”.

In questo contesto – il Papa afferma come esempio – le parole stanno perdendo il loro vero valore: “pace” può anche significare dominio attraverso il potere militare, “libertà” può anche tradursi in uniformità ideologica imposta, “diritti” diventano autoreferenziali e si escludono a vicenda. Si evidenzia così uno scivolamento verso una umanità segnata da un “corto circuito dei diritti umani”, dove la ricerca di beni e del potere “uccidono” la convivenza pacifica.

Ecco il “campo” dove il Movimento Giovanile Salesiano è chiamato a vivere ed abitare: ricuperare la parola vera, non volutamente ambigua, per capire e dire le cose, e segnata dall’autentica amicizia, incarnata nel quotidiano dei cammini pastorali e delle esperienze fraterne, all’interno delle quali e come garanzia di esse fiorisce e risuona una parola non ambigua, che non tradisce la verità.

III. L’ascolto sincero come trasformazione

L’invito di Maria non è banale conformismo. “Fate quello che vi dirà” presuppone innanzitutto un ascolto profondo. Questo ascolto, maturo, attento e penetrante, richiede che si oda la voce di Gesù in mezzo al chiasso e alle mezze verità del mondo. La sua è una voce che riconosce l’autorità della verità, non della forza bruta e arrogante.

Nel contesto contemporaneo, “fate quello che vi dirà” significa allora imparare a riconoscere e dare spazio alla voce che parla di verità, di amore senza calcolo, di dignità incondizionata. È l’opposto della logica che sta dominando il discorso pubblico contemporaneo, dove ogni parola è filtrata attraverso gli interessi di potere.

Il Movimento Giovanile Salesiano è chiamato a essere una comunità di ascolto capace di trasformare: ascoltare il Signore nel Vangelo, ascoltare i giovani nei loro interrogativi più profondi, ascoltare i poveri che gridano, ascoltare i segni dei tempi. Se i nostri cammini educativo-pastorali non si nutrono dalla Parola di Dio, il rischio è che ogni parola alternativa non resista all’ambiguità diffusa che sta diventando stile e metodo. Solo la Parola ha la forza di quella verità che smaschera l’ambiguità e ripara quel “corto circuito” che ha fatto cadere nel vuoto la vera fraternità. Da una comunità di ascolto maturo nascono vere e autentiche amicizie.

IV. La profezia della fraternità e della vera amicizia come testimonianza controcorrente

Parlando alla Curia Romana (22 dicembre 2025) Papa Leone cita un maestro di verità e chiarezza, Sant’Agostino: “In tutte le cose umane nulla è caro all’uomo senza un amico”. Eppure, quanta autentica amicizia c’è tra le persone oltre la tentazione dei “like”, del potere, della smania di primeggiare, della cura dei propri interessi?

È qui che l’amicizia diventa scelta politica nel senso più nobile della parola: scelta di principio per il bene della città, della polis. Quando, in un mondo fluido, scegliamo di dire “ti amo non per quello che mi dai, ma per quello che sei”, compiamo un atto di resistenza alla cultura che consuma anche le relazioni umane. Quando accogliamo chi non è utile, chi è scartato dalla logica produttivista, stiamo testimoniando un’altra grammatica.

Il Papa osserva che questo diventa “un segno anche ad extra, in un mondo ferito da discordie, violenze, conflitti”. E aggiunge un pensiero che per noi salesiani è molto eloquente: “Non siamo piccoli giardinieri intenti a curare il proprio orto, ma siamo discepoli e testimoni del Regno di Dio, chiamati ad essere in Cristo lievito di fraternità universale”.

La fraternità e l’amicizia incarnata nella vita del Movimento Giovanile Salesiano non è una fuga dal mondo, è un fermento nel mondo. Non è un’esperienza intimistica in un orto chiuso, riservato per alcuni, ma un vero e proprio “lab-oratorio” dove sperimentare già qui, nel tempo presente, i legami che fanno germogliare il futuro.

V. Don Bosco come maestro di questa “nuova cultura”

Don Bosco non ha scritto trattati sul tema della pace. Non ha teorizzato sulla fraternità. Si è messo come pellegrino accanto ai giovani rifiutati dalla società. In maniera semplice ma pertinente ha detto loro che contavano, che erano amati. E l’ha detto offrendo spazi educativi, esperienze spirituali e amicizie autentiche che li hanno aiutati a crescere in maniera integrale.

Valdocco era il “lab-oratorio” di accoglienza, di gratuità, di autentica amicizia. Qui ha le sue radici il Movimento Giovanile Salesiano che oggi continua a impegnarsi nel ricreare l’esperienza di Valdocco: spazio dove la “legge del più forte” era disarmata dalla logica dell’amore preventivo.

Don Bosco continua a essere rivoluzionario vivendo e comunicando l’amore del vangelo di Gesù. Lo spirito di famiglia a noi consegnato come eredità era la rottura della logica di dominio attraverso il riconoscimento della dignità. Ha vissuto in pieno “quello che Gesù ha detto a lui”: accogliere, accompagnare, credere nel possibile cambiamento anche quando il mondo prende un’altra piega.

VI. Tre piste concrete per il Movimento Giovanile Salesiano

Partendo dall’evento di Cana, e portandolo nella nostra esperienza personale e comunitaria attraverso l’ascolto di Gesù e del suo Vicario, abbiamo individuato alcune piste di riflessione, che possono aiutarvi a capire il mondo in cui viviamo, nelle sue bellezze e nei suoi rischi. Vorrei ora proseguire sul concreto, con alcune indicazioni pratiche che vi invito a considerare, discutere, praticare.

1. La rivoluzione dell’amicizia

Ci impegniamo nella “rivoluzione dell’amicizia”, come un atto per il bene e la crescita della città umana, della polis, convinti che solo così si interrompe il “corto circuito dei diritti” di cui parla Papa Leone. Quando un giovane sceglie di amare gratuitamente – non aspettando contraccambio, non calcolando utilità – sta dicendo no alla mercificazione dei legami.

Questo si incarna nel quotidiano:

  • Nel rifiuto di costruire amicizie condizionate, dove l’altro vale solo se utile, simpatico, “interessante”;
  • Nella scelta di accogliere chi è scartato, emarginato, chi non “produce” valore nel mondo dello spettacolo e dei social;
  • Nel coraggio di dire la verità all’amico, umilmente, non per dominarlo ma per aiutarlo a crescere;
  • Nell’impegnarsi insieme non per “vincere” contro altri, ma per costruire città più giuste, più fraterne.

2. Abitare e promuovere “lab-oratori di accoglienza”

Il carisma salesiano vive della “grazia di unità” tra l’umano e il divino, la dimensione spirituale e quella culturale, educativa, professionale. Le Costituzioni Salesiane (n. 21) tracciano questa unità chiamandola come “splendido accordo di natura e di grazia”. Noi vediamo in Don Bosco una profondità umana, “ricca delle virtù della sua gente… aperto alle realtà terrestri”. Ma vediamo anche una persona profondamente innamorato di Dio, “ricolmo dei doni dello Spirito Santo”. Questa è la nostra eredità: il carisma salesiano che unisce il desiderio della felicità nel tempo e nell’eternità, facendo sì che la vita terrena sia piena dell’amore di Dio, da questo ispirata e guidata.

Il Movimento Giovanile Salesiano, nei suoi spazi – oratori, parrocchie, centri d’accoglienza, scuole, comunità formative, gruppi – sia promotore della “grazia di unità” che faccia germogliare nel presente esperienze sane, concrete, “grembi” di futuro, “lab-oratori di accoglienza”, dove:

  • si respira un’aria diversa da quella del mondo competitivo – dove non si vince “contro” qualcuno, ma ci si costruisce “insieme”;
  • i legami non sono transazioni – non “cosa puoi fare per me”, ma “chi sei per me”;
  • si sperimenta la cura dei fragili come riconoscimento della loro dignità infinita;
  • la gioia che emerge non è il trionfo sul nemico, ma la communio, il tessuto relazionale rigenerato.

Questo è fare “quello che vi dirà”: incarnare concretamente il Vangelo della fraternità.

3. Dalle piccole scelte quotidiane alla profezia pubblica

Non si tratta di separare la testimonianza personale dalla voce pubblica. Non sottovalutiamo il valore potente, anche se nascosto, di gesti di fraternità quotidiana. I membri del Movimento Giovanile Salesiano siano convinti che ogni gesto di amore autentico, vicinanza e accoglienza lascia una impronta invisibile, come invisibile è la forza che contiene il lievito nella pasta.

Concretamente, il MGS è chiamato a:

  • testimoniare che la pace è possibile, non attraverso la deterrenza nucleare, non attraverso armi sempre più sofisticate, ma attraverso il dialogo, il perdono, la ricerca del bene comune;
  • far presente la voce dei giovani per la tutela della dignità umana: della difesa della vita, dei rifugiati, dei migranti, dei detenuti, degli anziani soli a dimenticati;
  • educare al discernimento critico sui media, sul linguaggio ambiguo che usa le parole come armi, proponendo una parola che sia ancorata alla verità;
  • costruire reti di solidarietà concreta che mostrino che un’altra grammatica relazionale è possibile – non solo virtuale, ma incarnata nel territorio.

Conclusione: il vino nuovo come speranza incarnata

A Cana il vino manca. Non è un dettaglio narrativo secondario. È il segno che una modalità di convivenza è esaurita – quella degli sposi, quella degli ospiti, quella del banchetto tradizionale. Gesù, attraverso il miracolo, non restaura il passato; trasforma l’acqua in vino nuovo, migliore, inaugura una nuova alleanza.

E Maria non propone nostalgia del vecchio vino. Dice semplicemente: “Fate quello che vi dirà“. Lui trasformerà. Non sappiamo come. Non sappiamo il quando. Ma sappiamo che Lui è capace di trasformare l’ordinarietà – l’acqua – in qualcosa di straordinario: parole che tornano ad essere trasparenti, legami non mercificati, paure trasformate in speranza, morte trasfigurata in risurrezione.

La Strenna 2026 invita il Movimento Giovanile Salesiano a questa fiducia radicale.

Non a costruire “da soli” un futuro migliore, come se tutto dipendesse dalla nostra capacità organizzativa: sarebbe pericolosa utopia! Ma a mettersi in ascolto della voce di Colui che, nato nell’umiltà della grotta di Betlemme, si è caricato la nostra umanità, fragile e debole, per dare a tutti la dignità di figli di Dio, pur nelle loro fragilità e debolezze, e anche nel peccato.

Il compito del Movimento Giovanile Salesiano non è salvifico – la salvezza viene solo da Lui. Il nostro compito è profetico: incarnare già nei nostri spazi, nelle nostre scelte, nelle nostre amicizie, nei nostri gruppi, l’alternativa che il Regno di Dio propone. Essere “lievito di fraternità universale” in un mondo dove la fraternità sembra impossibile.

“Fate quello che vi dirà“: è una parola potente. Non di rassegnazione, ma di speranza fondata. Don Bosco lo sapeva. Per questo riuscì a guardare migliaia di giovani scartati dal mondo e dire loro: voi siete importanti, voi potete cambiare il mondo, voi potete essere santi.

Questa è la nostra vocazione: “fare quello che Lui ci dirà”, consapevoli che l’acqua che gli portiamo sarà da Lui trasformata in vino nuovo. Saremo servi di quel vino che il mondo non conosce ancora ma che aspetta disperatamente.

Sempre vostro IN XTO – don Fabio Attard sdb – Rettore Maggiore

Tags: MGS, Religione e fede
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