Chessidice? La religione dei riti

17 settembre 2025

Dario Culot risponde a chi ritiene che sia una mancanza di rispetto non mettersi in ginocchio al momento della consacrazione. Ecco la sua argomentazione … 

“Nel cristianesimo decisivo dovrebbe essere il modo di vivere, non la religiosità rituale di una cerimonia. Se leggiamo con attenzione i vangeli, vediamo che Gesù non si è mai sottomesso ai rituali, norme e osservanze (ad esempio al riposo del sabato, o in materia di cibo, o nella frequentazione dei peccatori, ecc.), ai quali invece si sottomettevano ossequiosamente i fedeli osservanti ebrei, sentendosi a posto se obbedivano con estrema cura a questi precetti. Gesù disdegnava i riti, perché la loro osservanza tranquillizzava (senza neanche accorgersene) la coscienza di chi li osservava, ma Gesù voleva ben altro dai suoi: non voleva che i suoi offrissero sacrifici o osservassero dei riti sacri; voleva invece che offrissero la loro vita ponendosi a disposizione degli altri con misericordia e bontà. Da notare che questa era un’impostazione innovativa e rivoluzionaria, perché si può dire che in tutte le religioni di allora l’adorazione di una divinità si faceva principalmente tramite i riti e i sacrifici.

Rammento in particolare che non siamo più servi, ma figli di Dio[3] (Gv 1, 12; Rm 8, 14) e amici di Gesù (Gv 15, 15). Ora, avete mai visto un figlio che s’inginocchia davanti a un padre e un amico che s’inginocchia davanti a un amico? E forse credete che gli apostoli abbiano preso il pane all’ultima cena dopo essersi confessati, stando rigorosamente in ginocchio in segno di rispetto, senza prenderlo con le mani, senza osare toccarlo con i denti, e continuando a snocciolare quella litania del “non son degno”?

Perciò mi sembra che ricevere la comunione dopo un congruo periodo di digiuno, in ginocchio, in bocca, sciogliere l’ostia senza toccarla con i denti, sia un rito. Infatti, cosa è un rito? È un insieme di gesti, azioni, parole, strettamente stabilite da norme ben precise, che si devono adempiere così come viene comandato, affinché il rituale possa produrre l’effetto che deve produrre. Se non si osservano tutti i dettagli delle regole (non certamente stabilite da Gesù quando ha distribuito il pane e il vino) c’è qualcosa d’invalido: ma così il rito costituisce un fine in sé stesso e prevale sul modo in cui dovremmo invece vivere lungo tutto l’arco della giornata.

E comunque c’è un’ulteriore osservazione tranciante: i rituali, per quante volte si ripetano e per quanta esattezza si metta in essi, non cambiano le persone, né le rendono più rette, più sincere, più trasparenti.”