Da tanti giorni sento parlare di Natale e lo sento definire come un “Natale strano”.

E siccome mi va di pensare, mi sono chiesto perché tutti dicono che è strano. Strano perché non c’è la messa di mezzanotte? Ma il Natale non è la messa di mezzanotte. Altrimenti tutti quelli che vanno a messa il giorno di Natale sono tutti fuori di testa? Strano perché non si può scambiarsi i doni? Ma Natale è questo o è ricevere IL DONO che Qualcuno vuole farci per riempirci di se? Strano perché non possiamo fare l’ammucchiata di parenti? Ma non è più bello nell’intimità della famiglia aggiungere una sedia e lasciar sedere Colui che è il protagonista di questo evento?

Allora cos’è il Natale? Chiediamolo al profeta Isaia (9,1-6).

«Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda»…

Ci sono tre parole che si rincorrono: tenebre, luce, gioia. La luce invade le tenebre e la conseguenza è la gioia di chi si lascia riempire da questa luce tanto attesa.

Ma perché? Ancora Isaia.

«Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio.

Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul suo regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e per sempre. Questo farà lo zelo del Signore degli eserciti».

Protagonista è un bimbo. Non la mezzanotte. Non i doni. Non l’ammucchiata. Un bimbo-luce che illumina gli uomini-tenebra e l’effetto è una grande gioia.

Mi sono chiesto quali sono le caratteristiche delle tenebre e che cosa ci offre la luce di questo bimbo per scatenare la gioia? Ho fatto cinque slide.

1.IL DELIRIO DI ONNIPOTENZA che noi uomini ultimamente abbiamo esaltato passando dall’esaltazione delle ideologie alla idolatria della scienza e della tecnologia non riuscendo più a trovare un centro di gravità, un perno unificante.
UN BIMBO è l’offerta della luce. Un figlio. Per nulla onnipotente. Bisogno di attenzioni e di cura. Perché noi facciamo parte di una storia più grande di noi dove staremo bene se ci rendiamo conto che tutto quello che siamo lo abbiamo ricevuto gratuitamente e saremo noi stessi solo se gratuitamente restituiamo e condividiamo. Questo bimbo condivide la sua divinità facendosi uomo e camminando per le nostre vie gratuitamente e ci invita e seguirlo e a imitarlo.

2.LA PREPOTENZA è un altro caposaldo delle tenebre. Violenza contro le donne, femminicidio, contro i minori, pedofiglia, contro i migranti, aiutiamoli-a-acasa-loro o affondiamoli-nel-mediterranero. Il Papa definisce tutto questo la cultura dello scarto.

IL BIMBO ci dice che siamo tutti fratelli, anche se già all’origine un fratello ammazzò l’altro e si rifiutò di essere “il custode di suo fratello”. Ma il bimbo ci dice: “Tutto quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l’avete fatto a me”. “Fate agli altri quello che volete che gli altri facciano a voi”. E ci racconta la storia di un samaritano che si fermò davanti a un povero mal ridotto dall’assalto dei briganti, lo curò, lo aiutò, lo portò al pronto soccorso, anticipò il ticket e si assicurò che lo trattassero come “se fosse un suo fratello”.

3.IL RELATIVISMO. Non ci sono più verità che sanno di assoluto. Ognuno è la sua verità. Il bene e il male coincidono nelle tenebre a seconda degli umori.
IL BIMBO ci ricorda che “non si può servire due padroni”. O Dio o la ricchezza. Il bimbo ci ricorda che la fede non va a giornate, perchè la fede è un incontro con qualcuno che ci indica la direzione da seguire per non sprecare la vita. Ma è una scelta. Siamo liberi. Ma non possiamo bleffare se la scegliamo e poi ci mettiamo giocare come tira il vento.

4.IL CONSUMISMO. Le tenebre puntano sull’avere, produrre, accumulare eliminando chi non rientra in questa logica. La cultura dello scarto, appunto.
IL BIMBO ci ricorda che “c’è più gioia nel dare che nel ricevere”. Che lui “non è venuto per essere servito ma per servire” e che l’amore del prossimo è l’unico modo per poter dire di amare Dio. Che condividere è l ‘unico modo per moltiplicare e far sì che tutti abbiano le possibilità di vivere con dignità. Quel ragazzo che condivise cinque pani e due pesci l’aveva capito molto bene.

5.UN DIO GIUDICE? Tutti lo aspettavano. Uno che finalmente mettesse le cose a posto. Premiare i buoni e punire i cattivi. Lo dice anche il catechismo, la dottrina, stimolandoci a spedire all’inferno tutti quelli che non la pensano come noi.

Ma IL BIMBO ci porta la bella notizia e ci parla di un PADRE. Ci consegna parole che nelle tenebre suonano come bestemmie: tenerezza, misericordia, compassione. Ci dice che Dio ci ha amato per primo, quando noi ancora eravamo per le strade buie. Ci ha amato e continua ad amarci e vuole che nessuno si perda. E che aspetta. Non ha fretta, ma aspetta. E appena si accorge che vogliamo tornare a casa, che finalmente abbiamo capito che solo vivendo da figli troviamo significato e che quindi abbiamo bisogno di un padre… allora ci corre incontro, ci abbraccia, ci bacia e non vuole sapere niente, gli basta che siamo tornati e apre le danze e ammazza il vitello grasso come quella volta che aveva ritrovato la pecorella smarrita e aveva organizzato una grande festa. La festa della vita.

Questo BIMBO è la luce che sconfigge le tenebre. Questo BIMBO è Natale. Ve lo auguro buono il vostro Natale. E vi auguro soprattutto che la festa della vita non abbia mai fine.

Don Giuliano