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Fonte: Avvenire, di Mimmo Muolo, lunedì 20 gennaio 2020

Il presidente dei vescovi aprendo il Consiglio permanente invita a riscoprire la centralità della Scrittura e a farsi vicini ai problemi della gente. Famiglia: ok il Fondo in vista dell’assegno unico

Cristiani. Non a parole, ma a partire dalla Parola. Quella di Dio. Il cardinale Gualtiero Bassetti, introducendo la sessione invernale del Consiglio permanente della Cei, ha ripreso una delle frasi chiave del discorso del Papa alla Curia Romana del 21 dicembre scorso, per sviluppare un ampio approfondimento sulla crisi di fede dell’Occidente. E ha fatto appello a riprendere in mano la Scrittura e «riscoprirne la centralità» come «condizione per dirsi e diventare cristiani», dichiarando la piena adesione della Cei alla Giornata della Parola che si celebrerà per la prima volta domenica 26 gennaio prossimo. Alla luce di queste notazioni, poi, ha fatto riferimento anche ad alcuni temi di attualità sociale e politica («clima di precarietà diffusa», «disagio e malcontento»), tra i quali la necessità, anche a livello di bilancio dello Stato, di investire sulla famiglia, e l’ormai prossimo Incontro del Mediterraneo, quale occasione per «avviare un processo di visioni condivise e collaborazioni fattive».

«Le inquietudini e le attese che attraversano il cuore degli uomini del nostro tempo – ha fatto notare – nella Sacra Scrittura trovano voce e risonanza, apertura e ragioni di speranza». (QUI IL TESTO COMPLETO IN PDF)

La centralità della Parola

Il Papa, ha ricordato Bassetti, il mese scorso ha fatto una constatazione ad alcuni apparsa sorprendente. «Non siamo più in un regime di cristianità perché la fede – specialmente in Europa, ma pure in gran parte dell’Occidente – non costituisce più un presupposto ovvio del vivere comune, anzi spesso viene perfino negata, derisa, emarginata e ridicolizzata». «In realtà – ha rimarcato il presidente della Cei ­- la fotografia messaci davanti da Papa Francesco corrisponde pienamente a quanto viviamo nelle nostre Chiese. Oggi la situazione è davvero diversa e noi non siamo più gli unici che producono cultura, né i primi, né i più ascoltati».

In un tale contesto pluralistico, spesso si considera «irrilevante la fede, sorgono le posizioni più diverse: ecco le reazioni esasperate di chi fatica ad accettare questa stagione e ha quasi bisogno di prenderne le distanze, invocando un impossibile ritorno indietro delle lancette della storia; ci sono, poi, le scorciatoie di quanti considerano ineluttabile la secolarizzazione della società: anche fra quanti si riconoscono cattolici, prevale spesso una religiosità debole, per cui del magistero ecclesiale si accetta solo ciò che è in sintonia con il proprio stile di vita. Mentre si riduce lo spazio d’incidenza delle istituzioni – tra cui la Chiesa – viene avanti anche una solitudine diffusa, …

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Fonte: Avvenire, di Susanna Tamaro martedì 14 gennaio 2020

Per la scrittrice se tornassimo a guardare il cosmo con la lente dell’umiltà scopriremmo un ordine profondo che è bellezza e gratuità. Ma il nostro tempo non sa più riconoscere il mistero

Anticipiamo in questa pagina un estratto dall’intervento di Susanna Tamaro nel nuovo numero di “Vita e Pensiero”, il bimestrale culturale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, in uscita giovedì prossimo. Tra gli altri contributi presenti nella rivista, l’editoriale di Vincenzo Zani sull’educazione cattolica alla luce della Popolorum progressio; la riflessione del segretario della Pontificia commissione per l’America Latina Guzmán M. Carriquiry Lecour su una auspicabile integrazione tra i paesi del Sud America; l’approfondimento di Riccardo Cristiano sul futuro per i cristiani in Siria; il dibattito tra Adriano Dell’Asta e Anna Foa sull’accostamento tra comunismo e nazismo; un intervento dello scrittore David Grossman su Israele “fortezza invece di una casa”; le considerazioni di Gigio Rancilio sugli “influencer cattolici: un identikit e un decalogo”: un panorama che presenta numeri sconfortanti dove l’unico a riscuotere attenzione è papa Francesco; “Perché l’Italia non è il Paese delle metropoli”: il declino delle città italiane visto dallo statistico Roberto Volpi.

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di Luigino BruniCittà Nuova il 31/12/2019

I giovani, le donne e gli uomini del nostro tempo, non hanno affatto smesso di cercare spiritualità e senso della vita.

«Quel viaggio in bicicletta attraverso la Francia mi ha cambiato la vita». Mi diceva un giovane collega polacco a cena durante un convegno a Cracovia. «Arrivai in quell’antico monastero in un momento di crisi. Un monaco mi raccontò che quel convento, antichissimo, aveva accolto nel Medioevo monaci benedettini fuggiti dall’Italia».

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Fonte: MGS Triveneto, di Nicola Filippone, tratto da: beatopadrepuglisi.it

Due esempi di educatori che hanno saputo parlare al cuore dei giovani e che hanno davvero molti punti in comune…

lI Beato padre Pino Puglisi e San Giovanni Bosco: due esempi di educatori che hanno saputo parlare al cuore dei giovani. Il 28 novembre 2015 si è tenuto un incontro con i ragazzi dell’Istituto don Bosco a Palermo per fare memoria del martire ucciso dalla mafia: il parallelo tra i due sacerdoti è emerso sia negli interventi del preside, professor Nicola Filippone, ideatore dell’iniziativa, che in quelli del giornalista Francesco Deliziosi, ex alunno e collaboratore a Brancaccio del Beato nonché autore della biografia “Pino Puglisi, il prete che fece tremare la mafia con un sorriso” (Rizzoli).

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Fonte: MGS Triveneto

La misericordia inizia dove finisce il disamore per noi stessi. Dove ha luogo il nostro rifiutarlo ad altri; dove la nostra incapacità a chiederla e a restituirla riesce a farsi ancora una volta parola.

Nel flusso della miriade dei giorni, attraversati o inconsapevolmente sospinti da essi, indossiamo senza accorgercene abiti misericordiosi, veri o presunti, imbastiti in qualche modo. Dinanzi alle virtù della misericordia, siamo sempre in difetto e debitori: già in ragione di quelle parole che non abbiamo  saputo offrire.

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Fonte: Avvenire, di Paola Bignardi, mercoledì 18 settembre 2019

La domanda di Francesco suggerisce il confronto tra le generazioni. Percorsi di fede senza schemi prestabiliti e la sfida al rinnovamento della comunità

Il periodo preparatorio al Sinodo e poi la celebrazione dell’evento sinodale hanno permesso ai giovani di dire il loro sogno sulla Chiesa e sul mondo. E benché i sogni siano sempre eccedenti rispetto alla realtà e alle possibilità di essa, tuttavia dicono orientamenti importanti e decisivi.

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Fonte: Avvenire, di Alessandra Smerilli e Sergio Massironi, mercoledì 3 luglio 2019

Tra i giovani è viva la domanda di un nuovo modo di pregare che parta dalle domande della vita. Scoprendo che Vangelo e Salmi hanno risposte «per me»

Un piccolo suono nella notte. È il segnale di una fedeltà inizialmente non messa in conto. La proposta venne lanciata al termine di una vacanza estiva: inviarsi una frase, o anche solo una parola tratta dal Salmo di compieta, preghiera condivisa per diversi giorni prima del sonno. Legarsi così, grazie ad ‘altro’ rispetto al linguaggio comune, ci siamo accorti che piace e funziona.

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Fonte: Avvenire, di Alessandra Smerilli e Sergio Massironi, venerdì 17 maggio 2019

Francesco indica di fare strada assieme alle nuove generazioni, anche se vanno in direzione sbagliata, suscitare domande, interrogare, ascoltare. E annunciare

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Fonte: Avvenire, di Matteo Liut, inviato a Terrasini (Palermo) lunedì 29 aprile 2019

Aperto a Terrasini (Palermo) il XVI Convegno nazionale di pastorale giovanile. Le relazioni di apertura di Falabretti, Sala e Petrosino indicano già la strada: vivere questo tempo ricordando che “c’è dell’altro”

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Fonte: Avvenire, di Gerolamo Fazzini, martedì 23 aprile 2019

Per rendere affascinante il dono di sé Francesco ricorda che la chiamata di Cristo non annulla la propria umanità. Tanti esempi contemporanei di vita buona

«Attraverso la santità dei giovani la Chiesa può rinnovare il suo ardore spirituale e il suo vigore apostolico».

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