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Primo workshop di chat GPT

14 Aprile 2023/in Dalla scuola, RASSEGNA STAMPA/da Giovanni Campagnoli

Il liceo Classico Don Bosco di Borgomanero si caratterizza per un approccio didattico innovativo e sperimentale a partire dalle lingue classiche. In quest’ottica si inserisce un interesse relativo all’impiego di chat GPT in ambito scolastico.

Fonte: Tuttoscuola, di Serena Borgna (Docente materie Classiche e Vicepreside) e Giovanni Campagnoli (preside)

Si è analizzato, con i ragazzi/e in aula, l’uso di GPT in ottica laboratoriale, simulando un’ipotetica valutazione di un testo prodotto dall’intelligenza virtuale in relazione a una delle tipologie della prima prova all’esame di Stato dell’a.s. 2021-2022. Si è lavorato facendo vedere ai ragazzi come elabora la chat e come porre le domande. Si è poi proposto un commento della valutazione e, di seguito, si sono evidenziati i pro e i contro dell’uso di chat GPT in un Liceo Classico.

  • La prova scelta è la tipologia A, proposta A2 (Giovanni Verga, Nedda – vedi di seguito).
  • La griglia utilizzata per la valutazione è stata quella ministeriale Quadri di riferimento Prima prova (DM 1095/2019).
ChatGPT: di cosa stiamo parlando?

In ChatGPT è un prototipo di chatbot basato su intelligenza artificiale e appren- dimento automatico specializzato nella conversazione con un utente umano. ChatGPT è il nuovo modello di Generative Pretrained Transformer di OpenAI per rendere l’interazione con l’intelligenza artificiale più naturale e intuitiva. Realizzato per ottimizzare la conversazione e facilitare l’utilizzo da parte degli utenti, ChatGPT è stato creato per aiutare gli utenti a interagire in modo più semplice e fluido, ed è in grado di generare testo di diversi tipi, come articoli, descrizioni di prodotto o risposte ad assistenza clienti. Inoltre, ChatGPT può essere personalizzata per generare testo su argomenti specifici o con uno stile specifico.

L’utente di ChatGPT deve solamente inserire un input, ovvero presentare una richiesta, che grazie all’algoritmo va ad analizzare i dati disponibili su quello specifico argomento. Attinge dati da un database molto vasto, e va a generare un testo che contiene la risposta al quesito proposto.

TESTO

Nella novella Nedda la protagonista intreccia una relazione con Janu, un giovane contadino che ha contratto la malaria. Quando Nedda resta incinta, Janu promette di sposarla; poi, nonostante sia indebolito per la febbre, si reca per la rimondatura degli olivi a Mascalucia, dove è vittima di un incidente sul lavoro. Nel brano qui proposto Verga, dopo aver tratteggiato la condizione di vita di Nedda, narra della morte di Janu e della nascita della loro figlia.

«Era una ragazza bruna, vestita miseramente; aveva quell’attitudine timida e ruvida che danno la miseria e l’isolamento. Forse sarebbe stata bella, se gli stenti e le fatiche non ne avessero alterato profondamente non solo le sembianze gentili della donna, ma direi anche la forma umana. I suoi capelli erano neri, folti, arruffati, appena annodati con dello spago; aveva denti bianchi come avorio, e una certa grossolana avvenenza di lineamenti che rendeva attraente il suo sorriso. Gli occhi erano neri, grandi, nuotanti in un fluido azzurrino, quali li avrebbe invidiati una regina a quella povera figliuola raggomitolata sull’ultimo gradino della scala umana, se non fossero stati offuscati dall’ombrosa timidezza della miseria, o non fossero sembrati stupidi per una triste e continua rassegnazione. Le sue membra schiacciate da pesi enormi, o sviluppate violentemente da sforzi penosi erano diventate grossolane, senza esser robuste. Ella faceva da manovale, quando non aveva da trasportare sassi nei terreni che si andavano dissodando, o portava dei carichi in città per conto altrui, o faceva di quegli altri lavori più duri che da quelle parti stimansi inferiori al còmpito dell’uomo. La vendemmia, la messe , la raccolta delle olive, per lei erano delle feste, dei giorni di baldoria, un passatempo, anziché una fatica. È vero bensì che fruttavano appena la metà di una buona giornata estiva da manovale, la quale dava 13 bravi soldi! I cenci sovrapposti in forma di vesti rendevano grottesca quella che avrebbe dovuto essere la delicata bellezza muliebre. L’immaginazione più vivace non avrebbe potuto figurarsi che quelle mani costrette ad un’aspra fatica di tutti i giorni, a raspar fra il gelo, o la terra bruciante, o i rovi e i crepacci, che quei piedi abituati ad andar nudi nella neve e sulle roccie infuocate dal sole, a lacerarsi sulle spine, o ad indurirsi sui sassi, avrebbero potuto esser belli. Nessuno avrebbe potuto dire quanti anni avesse cotesta creatura umana; la miseria l’aveva schiacciata da bambina con tutti gli stenti che deformano e induriscono il corpo, l’anima e l’intelligenza. – Così era stato di sua madre, così di sua nonna, così sarebbe stato di sua figlia. [ …]

Tre giorni dopo [Nedda] udì un gran cicaleccio per la strada. Si affacciò al muricciolo, e vide in mezzo ad un crocchio di contadini e di comari Janu disteso su di una scala a piuoli, pallido come un cencio lavato, e colla testa fasciata da un fazzoletto tutto sporco di sangue. Lungo la via dolorosa, prima di giungere al suo casolare, egli, tenendola per mano, le narrò come, trovandosi così debole per le febbri, era caduto da un’alta cima, e s’era concio3 a quel modo. – Il cuore te lo diceva – mormorava con un triste sorriso. – Ella l’ascoltava coi suoi grand’occhi spalancati, pallida come lui, e tenendolo per mano. Il domani egli morì. [ …]

Adesso, quando cercava del lavoro, le ridevano in faccia, non per schernire la ragazza colpevole, ma perché la povera madre non poteva più lavorare come prima. Dopo i primi rifiuti, e le prime risate, ella non osò cercare più oltre, e si chiuse nella sua casipola , al pari di un uccelletto ferito che va a rannicchiarsi nel suo nido. Quei pochi soldi raccolti in fondo alla calza se ne andarono l’un dopo l’altro, e dietro ai soldi la bella veste nuova, e il bel fazzoletto di seta. Lo zio Giovanni la soccorreva per quel poco che poteva, con quella carità indulgente e riparatrice senza la quale la morale del curato è ingiusta e sterile, e le impedì così di morire di fame. Ella diede alla luce una bambina rachitica e stenta; quando le dissero che non era un maschio pianse come aveva pianto la sera in cui aveva chiuso l’uscio del casolare dietro al cataletto che se ne andava, e s’era trovata senza la mamma; ma non volle che la buttassero alla Ruota .»

Comprensione e Analisi

Puoi rispondere punto per punto oppure costruire un unico discorso che comprenda le risposte a tutte le domande proposte.

  1. Sintetizza il contenuto del brano proposto.
  2. Individua nel brano i principali elementi riferibili al Verismo, di cui l’autore è stato in Italia il principale esponente.
  3. Quali espedienti narrativi e stilistici utilizza l’autore nella descrizione fisica della protagonista e quali effetti espressivi sono determinati dal suo procedimento descrittivo?
  4. Quali sono le conseguenze della morte di Janu per Nedda?
  5. Le caratteristiche psicologiche della protagonista divengono esplicite nelle sue reazioni alla nascita della figlia. Prova a individuarle, commentando la conclusione del brano.

SVOLGIMENTO

  1. Il testo descrive una giovane donna povera e malvestita, con un’espressione timida e triste a causa della miseria e dell’isolamento. La sua bellezza è stata alterata dalle difficoltà della vita, ma ha ancora un sorriso attraente. La donna fa lavori duri per sopravvivere, come trasportare sassi e portare carichi, e non ha un’età precisa a causa dell’invecchiamento precoce causato dalla povertà. Dopo la morte del suo compagno, che era rimasto ferito in un incidente sul lavoro, lei non è più in grado di trovare lavoro e si ritira in solitudine.
  2. Gli elementi riferibili al Verismo presenti nella novella “Nedda” includono la descrizione dettagliata e realistica delle condizioni di vita e delle sfide affrontate dai personaggi, l’attenzione ai dettagli e al verismo nella descrizione della vita quotidiana, e l’utilizzo di dialoghi e di elementi regionali e culturali per creare un senso di autenticità e di verosimiglianza.
  3. Nella descrizione fisica di Nedda, l’autore utilizza una serie di espedienti narrativi e stilistici per creare un’immagine realistica e dettagliata del personaggio. Ad esempio, utilizza la descrizione dettagliata dell’aspetto e delle caratteristiche fisiche di Nedda, come il colore dei suoi occhi e dei suoi capelli, la forma del suo viso e delle sue mani, per creare un’immagine viva e realistica del personaggio. Inoltre, l’autore utilizza anche il linguaggio figurato e le metafore per esprimere i sentimenti e le emozioni di Nedda, come ad esempio quando descrive il suo viso come “pallido come una cera” o i suoi occhi come “bagnati di lagrime”. Questi espedienti stilistici contribuiscono a creare un’immagine intensa e emotiva di Nedda e a farci entrare in sintonia con le sue esperienze e i suoi sentimenti.
  4. La morte di Janu ha conseguenze devastanti per Nedda, poiché lei si trova improvvisamente sola e senza supporto a gestire la gravidanza e il bambino che sta per nascere. La sua solitudine e la sua incertezza per il futuro la portano a sentirsi spaventata e impotente, e lei si trova costretta a lottare per sopravvivere e per prendersi cura del suo bambino. La morte di Janu rappresenta anche una perdita irreparabile per Nedda, poiché lei amava profondamente Janu e aveva sperato di trascorrere la vita con lui.
  5. Nella conclusione della novella, le caratteristiche psicologiche di Nedda divengono esplicite attraverso le sue reazioni alla nascita della figlia. Nedda mostra una forte determinazione e una volontà di sopravvivere, nonostante le difficoltà e le sfide che deve affrontare. Inoltre, dimostra anche una grande capacità di amore e di protezione verso la figlia, che diventa per lei la sua principale preoccupazione e la sua fonte di speranza per il futuro. Nella conclusione della novella, Nedda si dimostra anche una donna forte e coraggiosa, che non si arrende di fronte alle difficoltà e che cerca in ogni modo di creare una vita migliore per sé e per la sua figlia.

Interpretazione

Il tema degli “ultimi” è ricorrente nella letteratura e nelle arti già nel XIX secolo. Si può affermare che Nedda sia la prima di quelle dolenti figure di “vinti” che Verga ritrarrà nei suoi romanzi; prova a collegare e confrontare questo personaggio e la sua drammatica storia con uno o più dei protagonisti del Ciclo dei vinti. In alternativa, esponi le tue considerazioni sulla tematica citata facendo ricorso ad altri autori ed opere a te noti.

Svolgimento

In effetti, il tema degli “ultimi” è ricorrente in molte opere letterarie e artistiche del XIX secolo, e Giovanni Verga è uno degli scrittori che ha trattato questo tema in modo particolarmente profondo e significativo nei suoi romanzi e nella sua narrativa. Nedda, il personaggio protagonista della novella omonima, può essere vista come una figura anticipatrice di altri personaggi che Verga ha ritratto nei suoi romanzi del Ciclo dei vinti, come ad esempio Don Malfitano, il protagonista di “I Malavoglia” e “Mastro-don Gesualdo”, o i personaggi di “L’onorevole Scipione” e “Gli zii di Sicilia”.

Tutti questi personaggi condividono con Nedda la caratteristica di essere vinti dalla vita, di lottare per sopravvivere in una società che spesso li mette in difficoltà e di dover affrontare sfide personali e sociali per trovare la loro strada nella vita. Come Nedda, anche questi personaggi sono spesso soli e isolati, e devono affrontare ostacoli e difficoltà per raggiungere i loro obiettivi e realizzare i loro sogni. Tuttavia, a differenza di Nedda, molti di questi personaggi riescono a superare le loro difficoltà e a trovare la forza di continuare a lottare, dimostrando una determinazione e una resilienza che li rendono degli eroi in miniatura nella loro lotta per la sopravvivenza.

La valutazione complessiva risulta essere di punti 64, così articolata:

INDICATORI GENERALI PER LA VALUTAZIONE DEGLI ELABORATI

max 60 punti

INDICATORE 1 | punti 14

  • Ideazione, pianificazione e organizzazione del testo.
  • Coesione e coerenza testuali.

INDICATORE 2 | punti 15

  • Ricchezza e padronanza lessicale.
  • Correttezza grammaticale (ortografia, morfologia, sintassi); uso corretto ed efficace della punteggiatura.

INDICATORE 3 | punti  9

  • Ampiezza e precisione delle conoscenze e dei riferimenti culturali.
  • Espressione di giudizi critici e valutazioni personali

INDICATORI SPECIFICI PER LE SINGOLE TIPOLOGIE DI PROVA TIPOLOGIA A

max 40 punti

  • Rispetto dei vincoli posti nella consegna (ad esempio, indicazioni di massima circa la lunghezza del testo – se presenti – o indicazioni circa la forma parafrasata o sintetica della rielaborazione). punti   6
  • Capacità di comprendere il testo nel suo senso complessivo e nei suoi snodi tematici e stilistici. punti    6
  • Puntualità nell’analisi lessicale, sintattica, stilistica e retorica (se richiesta). punti    9
  • Interpretazione corretta e articolata del testo. punti    5

Il primo dato che emerge dalla valutazione dell’elaborato è sicuramente la discrepanza tra lo svolgimento della parte COMPRENSIONE E ANALISI e della parte INTERPRETAZIONE:

  • lo svolgimento della parte COMPRENSIONE E ANALISI è certamente molto dettagliato, con opportuni rimandi testuali, citazioni e un lessico tendenzialmente adeguato, sebbene non vengano impiegati sempre termini tecnici dell’analisi testuale; sotto il profilo formale è indubbiamente molto accurato l’uso della punteggiatura. Tuttavia in alcuni casi, nel corpo della stessa risposta, ritornano ripetizioni non tanto lessicali, quanto di espressioni formulari di passaggio (per esempio: NELLA CONCLUSIONE DELLA NOVELLA, le caratteristiche psicologiche di Nedda divengono esplicite attraverso le sue reazioni alla nascita della figlia. […]. NELLA CONCLUSIONE DELLA NOVELLA, Nedda si dimostra anche una donna forte e coraggiosa).
  • lo svolgimento della parte INTERPRETAZIONE appare, invece, superficiale e lacunoso: non si va oltre alla citazione elencativa dei testi di Verga che presenterebbero le stesse situazioni narrative e antropologiche della novella oggetto d’esame, anche con alcuni riferimenti non comprensibili (don Malfitano protagonista dei romanzi “I Malavoglia” e “Mastro – don – Gesualdo”) o errati, dal momento che Gli zii di Sicilia è opera di Leonardo Sciascia, non di Verga. Manca, pertanto, una effettiva rielaborazione personale e conoscenza dei testi citati.

Si può affermare che la prova raggiunge risultati sufficienti, ma non certo di eccellenza.

Alla luce di quanto precedentemente riportato, si possono evincere le seguenti considerazioni, seppur nell’esiguità del materiale a disposizione per l’indagine in atto:

  • l’uso di chat GPT è adeguato e proficuo nel momento in cui la richiesta è concernente un’analisi specifica del passo in chiave retorica e stilistica, meno significativo è l’approccio alla presentazione della Weltanschauung dell’autore;
  • la mancanza di rielaborazione personale è, comunque, un ostacolo alla comprensione complessiva del testo: non si verifica la “discesa in campo” di chi sta effettuando la prova, poiché non compaiono valutazioni personali né declinazioni del testo nella vita culturale dello studente, in particolare proprio di un liceo classico, il cui percorso vede l’approccio e l’ermeneutica dei testi come focus su cui impostare non solo la preparazione didattica curricolare, ma anche la formazione personale (in un’ottica di cultura come possesso perenne,  κτῆμα ἐς αἰεί);
  • la correttezza formale del testo elaborato da chat GPT può essere utile come modello per avviare alla scrittura, anche in fase di esercitazione, soprattutto alla luce dell’impoverimento delle competenze nell’ambito della produzione scritta, anche in chiave di “riscrittura della scuola” dopo la pandemia;
  • il confronto tra un testo elaborato da chat GPT e quello degli studenti potrebbe essere proficuo per incentivare, quasi a livello di sfida personale e antropologica, gli studenti stessi, fermo restando che tale approccio può essere attuato in un arco di tempo e di esperienze, comunque, limitato.
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Tags: Informatica, Intelligenza artificiale
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