Entrano regime le sperimentazioni didattiche sia al Liceo Economico Sociale, sia al Liceo Classico.

Si sente spesso lamentare che la scuola non forma i giovani alle vere sfide che troveranno nel corso della loro vita, che istruisce in nozioni sterili, che non educa a diventare cittadini di questo tempo. Si sente spesso dire che la scuola deve rinnovarsi profondamente.

Al Don Bosco la sfida è stata raccolta seriamente. Per questo l’anno scorso sono state avviate numerose sperimentazioni didattiche che quest’anno entrano a regime, arricchite da ulteriori novità.
Anzitutto è stata rafforzata la formazione linguistica, introducendo, nei primi tre anni del Liceo Economico Sociale, anche lo studio dello spagnolo. Un notevole investimento si sta compiendo nell’apertura «internazionale» della scuola, già a partire dall’istruzione secondaria di primo grado, dove i ragazzi comunicano con i docenti di lingua esclusivamente in inglese e in spagnolo e, mentre continua il corso di madrelingua inglese, le classi del primo anno imparano la disciplina inglese attraverso gruppi di lavoro “mobili”, che permettono ad ogni allievo di raggiungere gli stessi obiettivi dei compagni attraverso un percorso ad hoc per ciascuno.

Si sta poi dotando la scuola di nuovi strumenti amministrativi e organizzativi (pagamenti sia con POS in Segreteria che on line, armadietti, badge per mensa e fotocopie, ecc.) e continua la digitalizzazione delle aule (LIM e proiettore) e dei sistemi (mail, Google Apps, ecc.)

L’offerta didattica pomeridiana, cioè quello studio assistito che costituisce da sempre uno dei punti di forza della scuola salesiana, è stata ampliata e ulteriormente articolata: è stata scelta la formula del campus offrendo più modalità di studio, sempre alla presenza di docenti e fino alle 18, tutti i giorni.
Nella scuola Media si stanno sperimentando le aule per materie: gli studenti, come accade in molte scuole, ad esempio del Nord Europa, si spostano, nel corso della mattinata, per raggiungere il docente nell’aula appositamente attrezzata per la sua materia, in cui l’insegnante personalizza gli spazi e predispone i materiali specifici e i banchi allo scopo che gli alunni possano immergersi totalmente nella disciplina e viverla da protagonisti.

Da quest’anno anno scolastico è entrata definitivamente in vigore la Legge sulla Buona Scuola e al Don Bosco si è scelto di affiancare alla didattica tradizionale una didattica più attiva e collaborativa, ricorrendo spesso alla forma laboratoriale. L’intento è che gli studenti si percepiscano, a scuola, come «cittadini in formazione» e divengano gradualmente responsabili della «loro» scuola. «La scuola – spiega don Giuliano Palizzi, direttore dell’Istituto – è uno spicchio di mondo a cui si accede non per isolarsi, ma per incontrare e mettersi in relazione, con gli adulti anzitutto, che guidano ogni momento scolastico, ma anche con i compagni, insieme ai quali interagire per condividere fatiche e successi». «Anche gli spostamenti da un’aula a un’altra – continua don Giuliano – devono diventare un rituale significativo: non si tratta soltanto di un’occasione per riattivarsi fisicamente e, dopo una breve pausa, trovare nuove energie per l’apprendimento: devono diventare l’emblema di un movimento della volontà. Il sapere non cala automaticamente sullo studente, che resta pigro e passivo nella sua routine, ma richiede un’adesione personale, lo sforzo di compiere un viaggio». In questi giorni ha preso il via un ciclo di serate di presentazione della nuova proposta formativa alle famiglie degli studenti.