Beppe Severgnini, La vita è un viaggio, Rizzoli 2014, 219 p., € 16.

 

La vita è un viaggio, e gli italiani viaggiano soli. Com’è difficile trovare chi ci guidi, chi ci accompagni, chi ci incoraggi. Siamo una nazione al valico: dobbiamo decidere se dirigerci verso la normalità europea o tornare indietro. Siamo un Paese incerto tra immobilità e fuga.

Fuga all’estero, fughe tra egoismi e piccole ossessioni che profumano di anestetico (ossessioni tecnologiche, gastronomiche, sportive, sessuali). “La vita è un viaggio” non vuole indicare una meta. Prova invece a fornire qualche consiglio per la traversata. Suggerimenti individuali, non considerazioni generali (o, peggio, generiche). La destinazione la decide chi viaggia. Ma una guida, come sappiamo, è utile. Per partire non servono troppe parole: ne bastano venti, come i chilogrammi di bagaglio consentiti in aereo. Parleremo di insegnamento, incoraggiamento, ispirazione. Parleremo di brevità e precisione, qualità indispensabili in questi tempi affollati. Parleremo dell’importanza di trovare persone di riferimento. Parleremo della gioia d’impegnarsi con gli altri e, magari, per gli altri. Parleremo della saggezza di scoprire soddisfazione nelle cose semplici. Parleremo di scelte, atteggiamenti, comportamenti, insidie da evitare e consolazioni a portata di mano. Dopo “Italiani di domani”, un nuovo libro come navigatore. Un navigatore ironico, affettuoso e preciso. L’autore, ancora una volta, riesce a intuire il momento dell’Italia, le sue ansie e le sue possibilità: e lo fotografa con implacabile lucidità.

Beppe Severgnini, editorialista del Corriere della Sera e opinionista del New York Times ci ha ormai abituati ai suoi commenti sferzanti sulle abitudini e i costumi degli italiani. Dal suo punto di osservazione privilegiato ha tracciato l’identikit dell’italiano medio attraverso numerose pubblicazioni, da La testa degli italiani (2005), bestseller tradotto in quindici lingue, a Italiani di domani (2012) passando per le sue famose lezioni semiserie di italiano e di inglese dedicate a chi, come lui, è costretto a passare metà della propria vita in viaggio.

Proprio ai ragazzi italiani, dai dieci ai cent’anni, è dedicato questo suo ultimo saggio. Nel suo incipit, in cui invoca a sé lo spirito degli illustri scrittori di viaggio che prima di lui hanno affrontato questo tema, da Chatwin a Magris, da Terzani a McCarthy, stila il decalogo del buon viaggiatore:

  1. Non esistono posti banali;
  2. Viaggiate con i cinque sensi;
  3. Organizzatevi, ma non troppo;
  4. Rilassatevi: non esiste un viaggio senza un inconveniente;
  5. Non distraetevi: attenti alle parole;
  6. Prendetevi una pausa, concedetevi il giusto sonno;
  7. Cercate posti nuovi e imparate a godervi quelli che già conoscete;
  8. Fate quel che vi piace;
  9. Rispettate la regola d’oro del bagaglio: poco, ma buono;
  10. Ricordate: ogni viaggio è uno spettacolo.

Per poter seguire questo tracciato, questo “atlante” di navigazione in dieci difficili punti, il navigatore ha bisogno di un training, di una preparazione molto intensa. E chi meglio di Severgnini può indicarci il percorso giusto? Sono venti tappe, venti parole chiave che ogni viaggiatore, prima di mettersi lungo il suo percorso, deve aver assimilato profondamente. Empatia, brevità, ispirazione, ma anche concetti apparentemente inutili per il viaggiatore, come la paura e la politica, sono i concetti filosofici alla base di questo interessante saggio. Una lunga concatenazione di massime filosofiche che il giornalista illustra attraverso aneddoti, frasi tratte da opere celebri e ricordi personali.

Alla fine di questo percorso quello che rimane davvero chiaro e nitido nella mente del lettore è la consapevolezza che per tutti c’è un tempo per andare e un tempo per restare. Molta parte delle nostre decisioni individuali in merito a questa scelta dipendono dalla resistenza al cambiamento che ciascuno di noi ha e forse, in questo momento storico, resistere non serve più a nulla.
Con la sua solita implacabile lucidità Beppe Severgnini riesce a fotografare il momento storico dell’Italia, le sue ansie ma anche le sue possibilità. Utilizzando l’esperienza individuale di ciascun potenziale viaggiatore traccia una grande metafora della situazione italiana in un percorso di riflessione che sembra, a questo punto, irrinunciabile.