“Caro basket, sono pronto a lasciarti andare”

oramai in via definitiva, ci ha lasciati tutti. 

Come molti di noi avranno sentito ai vari notiziari o letto sui quotidiani, il 26 gennaio dell’anno ricorrente Kobe Bryant, sua figlia Gianna e altre otto persone hanno perso la vita a seguito di un incidente aereo. 

Il cestista americano nacque il 23 agosto 1978 a Filadelfia, Stati Uniti, ma passò gli anni della sua giovinezza in Italia al seguito del padre Joe Bryant, che militò in diverse squadre di basket del campionato italiano.

Tornato negli Stati Uniti, frequentò la Lower Merion High School, con la quale vinse il titolo nazionale e batté il record di punti segnati nel quadriennio del liceo. Dopo questa esperienza divenne uno tra i giovani più promettenti del basket statunitense, tanto da decidere di non frequentare il college ed essere la tredicesima scelta assoluta al Draft  da parte degli Charlotte Hornets, che lo cederanno poi ai Los Angeles, squadra a cui rimase fedele fino al 13 aprile 2016, giorno in cui disputò la sua ultima partita. Nei primi due anni di gioco migliorò sempre le sue prestazioni fino ad aggiudicarsi il ruolo da titolare nel quintetto dei Lakers. Da questo momento in poi conseguì vari successi, vincendo 5 anelli NBA, 2 ori Olimpici, 1 mvp della regular season, 2 mvp delle finals, gli all-star games per 16 volte e stabilì molti altri record ( fu infatti il più giovane a totalizzare 30.000 punti in NBA). 

Nel 2001 si sposò con Vanessa Laine, dalla quale ebbe quattro figlie: Natalia Diamante, Gianna Maria-Onore, Bianka Bella e Capri Kobe. Divorzierà poi da Vanessa nel 2011. 

Bryant fu accusato poi nel luglio del 2003 di violenza verso una ragazza diciannovenne, cameriera in un Hotel del Colorado. Sebbene vinse la causa, molti dei suoi sponsor –  tra cui Nutella e Adidas – non rinnovarono il contratto con lui; di tutta risposta, riuscì però a sottoscrivere un contratto con Nike per otto milioni di dollari. 

Egli annunciò di volersi ritirare il 29 novembre del 2015, con una lettera dedicata al basket inviata a “The Players Tribune”, nella quale con le sue parole dimostra il vero e proprio amore verso la pallacanestro.

Dopo la sua morte, numerosi tifosi si sono recati per circa una settimana allo Staples Center, il palazzo polisportivo nella downtown di Los Angeles sede dei Lakers,  con un piccolo oggetto da offrire alla grande stella della pallacanestro. 

a cura di Carola Paganelli Azza, ILCS