Cari genitori,

UNA QUARESIMA TUTTA DA GODERE.

Così scrivevo una volta in un articolo e così vi scrivo alla vigilia del mercoledì delle ceneri.

La quaresima non è un tempo per piangere, per fare penitenze, per essere tristi. Non è neanche soltanto un tempo per dire dei no, perché i no bisogna dirli anche in altri periodi dell’anno. È un momento per fare spazio a ciò che difficilmente riusciamo a goderci perché spinti da tanti altri idoletti che sgomitano. È un tempo per «svegliarsi dal sonno», per assaporare la gioia di camminare insieme al nostro Dio, per scoprire la sua presenza tenera e affettuosa. Potremo farlo solo se gli daremo il posto che si merita per lasciarci invadere dalla sua tenerezza senza elemosinarla troppo dalle cose e dalle persone o scimmiottando riti e costumi imposti dalla cultura dominante. Un tempo per godersi l’effetto che fa «essere padroni di se stessi», non gregari di nessuno, né conformisti di stagione. La quaresima è respirare l’aria della Risurrezione che presto riempirà la nostra camera con il profumo della «bella notizia»: Dio è vivo!

Un noto biblista scriveva. Siamo purtroppo eredi di una spiritualità cristiana listata a lutto, di una spiritualità dei “gementi e piangenti in questa valle di lacrime”, di una spiritualità di «se non fate penitenza non entrerete nel regno dei cieli», dell’invito a digiuni, a mortificazioni. Tutto un vocabolario completamente assente nei vangeli. Mai Gesù nei vangeli si è sognato di invitare le persone a fare penitenza, mai, non si trova da nessuna parte. Gesù non invita a fare penitenza, mai Gesù chiede sacrifici, anzi chiede esattamente il contrario. «Imparate cosa significa», dice Gesù, citando il profeta Osea, «Misericordia voglio e non sacrifici». Quindi penitenza, sacrificio, mortificazioni, sono tutti vocaboli assenti nell’insegnamento e nella figura di Gesù. Gesù al contrario dice: «Vi lascio la mia gioia perché sia in voi talmente piena da essere traboccante». Non ci può essere una fede senza gioia. Un credente che non esprime anche visibilmente la sua gioia, la sua allegria di vivere, è un credente che ha qualche problema nella sua fede. La felicità non consiste negli avvenimenti che la vita ci fa “incontrare”: oggi va bene allora sono felice, domani va male allora sarò triste. La felicità, ce lo dice Gesù, non consiste in quello che ricevi dagli altri, ma in quello che dai. La felicità è sentirsi amati in modo incondizionato da Dio e poter orientare la propria vita per il bene degli altri. Allora la gioia, la felicità, non sono concetti che si possono trasmettere attraverso una dottrina, un insegnamento. Oggi vi dico: «Siate gioiosi, siate felici». Non è possibile; la gioia, la felicità si trasmettono solo attraverso il contagio. Soltanto quando una persona è ricca di gioia, di felicità, la può trasmettere all’altro. Allora è un imperativo, una condizione importante per la vita del credente di essere una persona gioiosa, felice. E questa felicità non dipende assolutamente dagli avvenimenti dell’esistenza. Il credente sa che ha un partner nella sua vita che si prende cura di lui, un Signore che tutto trasforma in bene e continua ad andare avanti con questa fede sempre, ovunque e comunque. (Alberto Maggi)

La chiesa ci propone tre possibili piste di impegno.

LA PREGHIERA. Essere collegati con questo Dio della vita. Non fermarsi al venerdì della croce, ma puntare alla domenica della risurrezione. Dice una ballata: «Prendi il tempo per riflettere: è una fonte di pace. Trova un tempo per svagarti: è il segreto della giovinezza. Scegli un tempo per leggere: è la fonte della saggezza. Prendi il tempo per amare ed essere amato: è un dono di Dio. Trova il tempo per la tenerezza: è la strada della felicità. Scegli il tempo per sorridere: è una musica per l’anima. Prendi il tempo per dare: è la porta della fraternità. Trova un tempo per lavorare: è il prezzo del successo. Scegli il tempo per essere solidale: è la chiave del cielo. Prendi il tempo per pregare: è la forza della tua debolezza».

Prenditi un tempo per coltivare la tua vita spirituale con l’ascolto costante della Parola.

IL DIGIUNO. Non si cresce senza fatica, senza dire dei no. «Chi dice sì a tutte le cose lecite presto dirà sì anche alle cose illecite» (Cirillo di Alessandria). Non possiamo permetterci tutto e sempre, semplicemente perché è lecito, anche se non ne abbiamo bisogno. Dire di no alle cose facili e lecite rende forti per dire poi di sì alle cose che ci costano o che non sono lecite perché la coscienza ce le rimprovera. Ma occorre soprattutto «che una cosa la si ritenga importante non solo oggettivamente ma soprattutto soggettivamente». Ciò che non è importante ai miei occhi non spinge all’impegno e a quell’orgoglio sano per riuscire.

L’ELEMOSINA. «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34). «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso». E «come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro» (Lc 6,31). Perché «Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene» (Lc 6,47-48).

Non lasciamoci abbattere dal covid.

Abbiamo un Dio che ha vinto la morte e pensate che non possa aiutarci a vincere il covid e tutte le sue spinte a cadere nell’accidia, nell’ozio, nella inerzia del non fare, del non vivere, del lasciarsi andare? Se ci lasciamo accompagnare dal nostro Dio non c’è morte/covid che tenga. Canteremo alla vita, alla festa della vita. E allora sì, avrà senso augurarsi una “BUONA PASQUA!”

Vi scrivo queste cose perché i nostri ragazzi, mai come in questo periodo, hanno bisogno di avere vicino PERSONE ADULTE, persone cioè che vivono con responsabilità, con speranza, pieni di fede nella vita e nel futuro. Persone ottimiste e felici. Se non siamo forti noi, non possiamo pretendere niente da loro, che sono privati della cosa più bella che è l’adolescenza, la gioia di gridare la vita, di buttarsi nell’avventura della scoperta, dell’incontro, della complicità/trasgressione con il gruppo dei pari.

Ci sia di esempio e di stimolo don Bosco, un uomo vero che contagiava i suoi ragazzi con il suo entusiasmo che gli derivava da una fede forte in quel Dio compagno di viaggio e forza dei momenti impossibili. E ci protegga la Madonna di don Bosco, l’Ausiliatrice, che lui definiva la Madonna dei tempi difficili. Fa proprio al caso nostro.

Buona quaresima allora e, soprattutto, Buona Pasqua!

don Giuliano