Quest’anno abbiamo intrapreso la lettura di alcuni canti della Commedia di Dante. Inizialmente frenati dalla comprensione di un italiano un pochino “antico”, il volgare, proseguendo la conoscenza dell’opera abbiamo scoperto molti passaggi, riflessioni e personaggi interessanti. Ecco alcuni stralci che ci hanno appassionato…

Durante, detto Dante, Alighieri, fu un poeta italiano fiorentino vissuto tra la fine del XIII secolo d.C l’ inizio del XIV. La sua più grande opera è la Commedia, definita successivamente “Divina” da Boccaccio, un altro grande scrittore toscano e profondo ammiratore di Dante.

In questo articolo non vogliamo parlarvi di tutta la Commedia, perché sarebbe davvero un impegno molto lungo e gravoso, ma solamente, tra i canti che abbiamo letto a lezione, i tre stralci che più ci sono piaciuti.

Il primo stralcio che ci ha interessato sono tre terzine piuttosto conosciute, sicuramente ne avrete già sentito alcuni versi. Sono le parole incise sulla porta dell’Inferno

Per me si va ne la città dolente,

per me si va ne l’etterno dolore,

per me si va tra la perduta gente.

Giustizia mosse il mio alto fattore,

fecemi la divina potestate,

la somma sapienza e ‘l primo amore;

dinanzi a me non fuor cose create

se non etterne, e io etterno duro,

lasciate ogne speranza, voi ch’ intrate”.

Dante sta per attraversare la porta dell’Inferno e ci ricorda che chi la attraverserà, lascerà la speranza perché questo è un viaggio di sola andata e dall’Inferno nessuno può uscire. Esso è stato creato dalla giustizia divina, ancor prima della creazione del mondo, allo scopo di punire coloro che, fino all’ultimo istante di vita, non avrebbero scelto di seguire Dio.      

Prima di esse, ovviamente, abbiamo letto l’inizio del viaggio di Dante, quando si trova nella cosiddetta “selva oscura”:

Nel mezzo del cammin di nostra vita

mi trovai per una selva oscura

ché la diritta via era smarrita

Ahi quanto a dir qual era é cosa dura

esta selva selvaggia e aspra e forte

che nel pensier rinova la paura!

Tant’è amara che poco è più morte;

ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,

dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte”.

Queste tre terzine formano il Proemio infernale.

Nel primo verso Dante racconta che il suo viaggio è partito “Nel mezzo del cammin di nostra vita…”, ovvero all’età di trentacinque anni. Dante, ripensando alla selva intricata e spaventosa in cui si è trovato, ancora prova terrore: essa, allegoricamente, è simbolo del peccato, la fase di smarrimento che il poeta sta vivendo e che non gli permette di trovare la via del bene: sarà necessario un lungo cammino attraverso l’Aldilà sotto la guida, prima, dell’adorato poeta latino Virgilio, poi dell’amata Beatrice, per trovare la salvezza e rivelare a tutti gli uomini come poter vivere meglio la vita presente.

Infine, è stato interessante l’incontro con le anime degli Ignavi:

Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto

    vidi e conobbi l’ombra di colui

    che fece per viltade il gran rifiuto”.

Essi nella vita non hanno mai preso posizione per nessun ideale o nessuna persona, non hanno scelto né il bene, né il male, e che il poeta non inserisce neppure nell’Inferno, poiché i dannati, perlomeno, hanno seguito qualcosa, seppur di negativo, mentre gli Ignavi non hanno avuto il coraggio di orientare verso alcuna direzione la propria vita.

    “Incontanente intesi e certo fui

    che questa era la setta de’cattivi,

    a Dio spiacenti ed a’ nemici sui”.

In questi sei versi Dante riconosce un’anima; gli studiosi hanno due ipotesi su chi possa essere:

  • alcuni dicono che sia Ponzio Pilato, poiché durante il processo di Gesù lui “se ne è lavato le mani”, non ha saputo prendere posizione a suo favore o contro, ma ha lasciato il Nazareno in pasto alla folla;
  • molti sostengono si tratti di Papa Celestino V, perché ha abbandonato l’incarico papale, dal momento che non era la sua vocazione, ma la sua scelta ha permesso che salisse al soglio papale Bonifacio VIII, l’acerrimo nemico di Dante e causa del suo esilio da Firenze.

Ci aspettano ancora altri canti da leggere e personaggi da scoprire e non è detto che non torniamo a raccontarvi nuovi versi che ci hanno colpito, quindi…alla prossima terzina!!!