Normalmente non scrivo le prediche. Parlo a braccio e qualche volta mi mordo poi la lingua per quello che mi è scappato. Ma questa volta sono rimasto soddisfatto di me (un po’ di orgoglio ecclesiastico non guasta!) e ho deciso di provare a scrivere la predica dopo che l’ho fatta. Ed ecco il mio cestino.

In questo periodo natalizio tante volte ci si ritrova in chiesa tra domeniche e feste specifiche e c’è il rischio di fare una indigestione di “Parola” come c’è il rischio di fare indigestione di cenoni e pranzi vari. E allora bisogna sfrondare un po’ e fare sintesi portandosi via l’essenziale senza sovraccaricarsi di zavorra che appesantisce la… digestione “spirituale”!

Mi sono immaginato allora di compormi un cestino natalizio con i regali che la Parola ascoltata-meditata mi ha lasciato in questo periodo. Un bel cestino ha un regalo centrale, non so un panettone, e poi altri che fanno da contorno, come fichi, datteri, torrone, lenticchie…

Nel mio cestino il dono centrale è la grande e bella notizia che risuona in tutte le Scritture: il Verbo di Dio s’è fatto carne, ha messo la sua tenda fra di noi, il Figlio di Dio, dice san Giovanni nel prologo del suo vangelo, «Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio».

E poi san Paolo apostolo agli Efesini: «Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato».

Tutto il Natale è questo: il Figlio rende noi figli. Non servi, non schiavi, non paurosi, non osservanti di una norma… ma figli, liberi e amati dal Padre prima che noi amiamo lui e anche se non lo amiamo o siamo figli ribelli.

La RELIGIONE DI GESU’ è una religione liberante. Si fonda sulla libertà e sul piacere. Se si è figli non si può non essere liberi e non essere felici. Nessun padre tratta suo figlio come schiavo né chiede obbedienza con le minacce e la paura ma lo rispetta nella sua libertà e lo benedice perché viva nella libertà quello che lui è, unico al mondo, fotocopia di nessuno. E la libertà del figlio accettata e vissuta è la gioia del padre e del figlio e di quanti si amano. Gesù ci libera da una religione della schiavitù, dell’osservanza di norme, una religione che identifica Dio con la legge, della paura del castigo-inferno, della noia dei riti subiti perché obbligatori-precetto. Della tristezza della valle di lacrime.

San Paolo ai Galati: «Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: «Abbà! Padre!». Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio».

È questa la bomba di Natale: NON È LA RELIGIONE CHE METTE AL PRIMO POSTO IL DOVERE, LA PAURA, LA TRISTEZZA, LA PENITENZA, LA DIVISIONE, I PRIVILEGI, IL NONMANGIARECARNEALVENERDI’. NON È LA RELIGIONE della divisione tra GIUSTI-PECCATORI, RICCHI-POVERI, UOMINI-DONNE, SANI-MALATI, GENTEPRECETTOCHEDORMICCHIAINCHIESA-NONPRATICANTI,  PRIMA NOI-POI GLI ALTRI…

È questa la bomba del Natale: UNA RELIGIONE DEL PIACERE PERCHÉ FIGLIA DELLA LIBERTA’, DELLA LIBERA SCELTA, DELLA GIOIA, DELL’AMORE, DELLA CONCORDIA, DELLA PACE, DELL’UGUAGLIANZA, DELL’ATTENZIONE ALL’ALTRO, DEL PRIMA L’ALTRO PERCHÉ L’ALTRO È SEMPRE “LUI” SOPRATTUTTO QUANDO «ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi».

È LA RELIGIONE DEI DUE FIGLI, uno “libero” che se ne va di casa e torna quando capisce il valore del Padre e l’importanza di essere figlio, l’altro “servo”, triste e deluso che dice «Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso».

È LA RELIGIONE DI UN PADRE FANTASTICO CHE AMA IL PRIMO FIGLIO COSI’: Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: «Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio». Ma il padre disse ai servi: «Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato». E cominciarono a far festa. E AMA IL SECONDO FIGLIO COSI’: «Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato»».

Questo è il grande regalo del mio cestino di Natale di quest’anno.

E poi ci sono alcuni “pezzi aggiunti” che fanno apprezzare e gustare la bella notizia di cui sopra.

IL SILENZIO. Tutto avviene nel silenzio. Nasce di notte. Solo quelli che hanno orecchi per sentire vanno da lui. C’è tanto silenzio che sentono persino gli angeli che cantano. Nel silenzio, nel sogno indica la strada. È una stella che brilla nella notte. NON È LA RELIGIONE DEGLI SLOGAN, dei rosari sbandierati per far propaganda, non è la religione della piazza, delle sfilate, ma la religione che fa del bene in silenzio, sottovoce, nel rispetto, senza bandiere, senza vantarsi. Una religione che preferisce l’appartamento non troppo ricco visto che lui nasce in una mangiatoia, una religione che frequenta la periferia esistenziale, una religione attenta ai poveri come faceva lui che lavava i piedi e non la testa, una religione ospedale da campo dove lui passando guariva e ridava vita, tanta vita per tutti quelli che volevano vedere, udire, andare con lui, incominciare a vivere. NON È MAI UNA RELIGIONE CONTRO QUALCUNO MA SEMPRE, SEMPRE A FAVORE DI QUALCUNO, DI CHIUNQUE, ANCHE DI CHI FA FATICA A STARE DENTRO NORME SCHIACCIANTI COSTRUITE DAGLI UOMINI. NESSUNA LEGGE CHE VA CONTRO L’UOMO VIENE DA DIO ANCHE SE INVENTATA IN NOME DI DIO, PERCHÉ DIO È VITA E LA VITA È DI TUTTI NON DEI PRIVILEGIATI CHE AMANO VESTIRE ABITI STRANI, VIVONO APPUNTO DI PRIVILEGI SENZA FARSI MANCARE NIENTE E SI PERMETTONO DI ABUSARE DEL LORO POTERE.

LA GIOIA. Intorno a questa bella notizia che siamo figli di cotal Padre, che sono libero di essere figlio, che più capisco la bellezza di essere figlio e la misericordia-amore di questo padre più la mia religione è una religione della libertà, del piacere e non del dovere e della tristezza (quanta se ne respira nella nostra celebrazioni!!!), è una religione fresca, nuova, attualissima, piena di energia, ricca di possibilità, ricca di novità. La gioia che nasce dallo stupore, lo stupore di fronte al “nulla” di un presepe realizzato non dall’architetto Piano ma da un Dio che si fa

TENEREZZA. Un Dio bambino che non ci chiede niente, solo di accoglierlo così come si mostra. Un Dio che chiede coccole e che da coccole. Non un Dio ragioniere, controllore delle messe che frequentiamo dormicchiando e annoiandoci (e ne andiamo fieri, anziché vergognarci che prendiamo in giro Dio e la nostra piccola intelligenza) ma un Dio che ci consegna la

PACE se solo proviamo ad amarlo amandolo in chi ci sta accanto, abbattendo muri di divisione, di odio, di razzismo, e provando a dare vita perché tutti possano difendere la loro immagine e somiglianza con l’unico Dio qualunque sia il nome che gli diamo, non permettendo a nessuno di morire nel mediterraneo ma consegnando vita a quanti hanno solo il difetto di essere meno fortunati di noi.

BUONA VITA, amici miei!

E NON LASCIAMOCI RUBARE I NOSTRI SOGNI PER NON SPEGNERE I NOSTRI PENSIERI!