Fonte: Avvenire, di Antonio Staglianò, sabato 7 dicembre 2019

La riflessione del vescovo Staglianò verso il Natale «Questo è il tempo della liberazione che genera l’empatia per il vulnerabile» e si oppone al «degrado disumano del “tempo virtuale”

Cosa è il tempo? Sant’Agostino rispondendo agli scettici – i quali negavano l’esistenza del tempo – ha risposto nelle sue Confessioni: «Se me lo chiedi non lo so, se non me lo chiedi lo so». Il tempo è indefinibile. È un mistero indicibile. Non vuol dire però che non sia “reale”, che non abbia realtà. Non è, però, quello che normalmente intendiamo per tempo. Come ogni parola, anche la parola “tempo” (si pensi anche ad altre parole quali amore, giustizia, verità, santità, pace, comunione) è un segno linguistico che corrisponde a un significato. Il segno è chiaro per tutti, ma non ha per tutti lo stesso significato e non lo ha in “ogni tempo”. Sicché per molti segni (in verità tutti), si pone il problema sotteso alla domanda: cosa intendi? qual è il significato di quello che dici? che stai dicendo, adesso. Poi ci sono gli equivoci del nostro linguaggio e del modo con cui ci hanno abituati a comprendere il tempo, contrapponendo il tempo all’eternità. Viviamo nel dualismo separante il tempo, da una parte, e l’eternità dall’altra. Sicché l’eternità è concepita senza tempo e il tempo senza eternità.

E allora, come si può in qualche modo dire che Dio, l’Eterno, entra nel tempo ed è presente nel tempo? Come si dirà l’evento del Natale, del Figlio di Dio nella carne umana, della compagnia di Dio agli uomini nello scorrere del tempo della storia?…

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