(PINO PELLEGRINO, B.S.)

I bambini italiani sono i più indisciplinati tra tutti i bambini europei, se non del mondo intero. Lo dicono varie indagini.

Una è, ad esempio, quella condotta da Massimo Cicogna, psicologo ed antropologo, il quale si è servito di 2500 operatori turistici e di villeggianti per far la fotografia dei nostri bambini al mare, ai monti, negli alberghi e nei camping. Il 90% degli intervistati ha identificato nei piccoli italiani i disturbatori per eccellenza.

Sulla sponda opposta stanno i bambini tedeschi che sembrano vivacchiare ed i bambini svedesi e norvegesi che sembrano imbalsamati.

I nostri sono così vivaci da far rumore con tutto, con le posate al ristorante, con i secchielli e le palette al mare; sono così curiosi da smontare i condizionatori d’aria nelle camere degli alberghi; sono così intraprendenti che si organizzano in bande: preparano per le strade bancarelle di giocattoli, conchiglie e cianfrusaglie per vendere il tutto ai passanti con ogni argomentazione possibile.

Dobbiamo ammetterlo: talora possono dare fastidio, per questo quando oltrepassano una certa soglia, dobbiamo intervenire e non cedere per nessuna ragione.
Messi a confronto con gli altri bambini europei che non tirano sabbia in spiaggia, non calpestano l’asciugamano del vicino, non schizzano acqua, non giocano con i tasti degli ascensori…

Però chi vorrebbe cambiarli con tutti gli altri, piccoli europei, chi vorrebbe perdere i loro sorrisi contagiosi che non hanno confronti con i bambini del mondo intero?

È vero che i nostri piccoli GianBurrasca, possono dare fastidio, ma non sono sempre preferibili ai soprammobili!

Non sono da godere i nostri meravigliosi bambini con il loro cervello frizzante, con la loro fantasia spumeggiante, con la loro vivacità dirompente? Non sono il prodotto più prezioso d’Italia, il nostro patrimonio dell’umanità?

Senza i bambini italiani, la terra sarebbe, più quieta, ma sicuramente più fredda. Sono i nostri piccoli GianBurrasca a mantenere la giusta temperatura.

Questa la nostra opinione, che, come sempre, mettiamo in discussione, per restare fedeli al verbo «ragioniamo» che quest’anno fa da filo conduttore ai nostri incontri mensili.

MAI CHIEDERE DUE VOLTE

Il difficile equilibrio per una buona educazione in sei passi.

Con il suo istinto di grande educatore “pratico” don Bosco diceva «correte, giocate, saltate purché non facciate del male… Vogliamo che i ragazzi abbiano sempre la libertà di saltare, correre, schiamazzare a piacimento».

I bambini sono come i passeri. In gabbia muoiono, dice un noto proverbio. E don Bosco: «Meglio un po’ di rumore che un silenzio rabbioso o sospetto».

È frequente vedere bambini scatenati e genitori preoccupati, che si sono arresi. Don Bosco affermava: “per educare ci vuole molta pazienza e tanto affetto”. E soprattutto trovare il giusto equilibrio tra il bisogno dei ragazzi di “mettersi alla prova”, scoprire le proprie doti e “farsi vedere” e comportamenti civili e responsabili.

Educare non significa certo riscoprire la solita panoplia di urla, castighi, ricatti. Seguendo l’esempio di don Bosco, genitori ed educatori possono provare un semplice metodo fatto di sei passi.

Sospendete ogni altra occupazione, avvicinatevi a vostro figlio, mettetevi di fronte a lui e guardatelo. È troppo facile per lui ignorarvi quando non lo guardate negli occhi. Questo primo passo è come dirgli: «Tu sei importante per me e ti dedico tutta la mia attenzione».

Aspettate che si fermi e vi guardi a sua volta. Serve a focalizzare la sua attenzione su di voi. «Io ci sono e sono qui per te!».

Impartite l’istruzione, semplice, chiara, e una sola volta. Con rispetto e calma.

Chiedetegli di ripeterla con parole sue, in modo dettagliato e circostanziato. Assicuratevi che abbia capito che cosa volete da lui. Elogiate ogni risposta buona che vi dà.

Restate dove siete e aspettate. È un segnale forte. Dimostra la vostra determinazione e l’intenzione di farvi ascoltare. Considerate questa attesa non come un perditempo, ma come un investimento che presto darà i suoi frutti.

Nell’attesa che obbedisca, usate le lodi motivate per ogni piccolo progresso e l’ascolto riflessivo per capire il suo stato d’animo del momento. Don Bosco molto spesso diceva ad ogni ragazzo che aveva fatto qualche progresso: «Sono contento di te. Lo scriverò ai tuoi genitori».

Diceva ancora don Bosco: «L’essere buoni non consiste nel non commettere mancanza alcuna: oh no! L’essere buoni consiste in ciò: nell’avere volontà di correggersi».