Come molti non sanno, nel mondo esistono ancora molti conflitti, soprattutto guerre civili, ma quella che sicuramente sta occupando le prime pagine di tutti i giornali e i titoli di Times Square è la guerra tra Turchia e Siria. 

Un’offensiva iniziata il 9 ottobre e tutt’ora in corso tra il governo turco del presidente Erdogan e le forze democratiche siriane, per estirpare dal territorio settentrionale del Paese proprio i ribelli che occupano questa regione da tempo. Ma facciamo un passo indietro. 

Come tutti sappiamo nel 2011 in Siria è scoppiata la guerra civile che anch’essa è tutt’ora in corso. Momentaneamente il Paese su una cartina geografica sembrerebbe unito, ma, in verità, politicamente non è così: come abbiamo già detto, il nord della Siria è occupato dai ribelli che vogliono rovesciare l’attuale governo e crearne uno nuovo, ma la Turchia crede che questi ribelli collaborino con l’ISIS o con altre associazioni terroristiche e ad inizio ottobre ha deciso di mobilitare il suo esercito sostenuto dalle forze libere siriane contro la regione. 

L’invasione senza nessuna notizia ha creato molto scalpore in tutto il mondo e soprattutto in Europa: l’operazione soprannominata “Sorgente di pace” non è appoggiata dall’Unione Europea e nemmeno da Israele, India, Iran e dalla Lega Araba, che hanno bloccato contro la Turchia ogni tipo di esportazione di armi e di materiali molto preziosi e di massima necessità. Gli USA, che all’inizio sembravano intenzionati a collaborare, hanno poco dopo chiesto al presidente turco di cessare ogni tipo di azione militare, mentre le truppe americane abbandonavano il territorio siriano. Con il rifiuto della Turchia, Trump ha promesso delle vere e proprio sanzioni economiche sulle esportazioni dell’acciaio nel Paese, in più da quanto si potrebbe capire, l’America ha deciso di non schierarsi anche a fianco della Turchia perché, a quanto pare, un raid aereo in una notte poco dopo l’invasione ha colpito una base americana: secondo i giornali, sembrerebbe essere stato un errore di calcolo da parte dei Turchi, invece la Casa Bianca ha smentito e ha dichiarato che è stato un bombardamento fatto di proposito, cosa che è stata confermata vera dagli invasori turchi.

Il 17 ottobre, il vice presidente statunitense Mike Pence si è incontrato con il presidente Erdogan ed insieme hanno stipulato un “Cessate il fuoco” di 120 ore per favorire l’evacuazione di civili e soprattutto di donne e bambini, ma anche dei ribelli curdi stanziati nella zona di sicurezza appena occupata dalla Turchia. Nonostante questo, poco dopo le forze curde hanno ripreso il combattimento.

A livello globale gli unici Stati che sostengono la Turchia sono Pakistan (in guerra con l’India), Azerbaijan e Qatar ma, per adesso, nessuno di questi Stati ha mandato aiuti militari nella lotta. L’unico pericolo che potremmo incontrare è lo scoppio di un conflitto che potrebbe diventare serio, se Iran, Lega Araba o USA decidessero di dichiarare guerra alla Turchia perché si potrebbe rischiare uno scontro su scala globale. Bisogna solo sperare che Ankara cessi ogni tipo di azione militare contro la Siria e che la pace regni sovrana tra i due Paesi.

Blogger indipendente

Fabrizio A.