di Lorenzo Fontana

Sara Gama, capitano della nazionale italiana di calcio femminile e della Juventus Women, intervistata sul razzismo ha risposto: «Il razzismo è un’espressione dell’ignoranza: sei razzista, se non conosci l’altro.

La diffidenza crea un muro: la conoscenza dell’altro rispetto a te, invece, smonta queste barriere». Infatti, nonostante siamo nel 2019, episodi gravi di razzismo avvengono ancora, non solo nei grandi campi, ma anche nei campi di periferia, dove le vittime sono spesso ragazzi molto giovani.

Il primo episodio che presenteremo risale al 26 dicembre 2018 nel campionato di serie A durante partita Inter-Napoli quando Kalidou Koulibaly, difensore senegalese in forza al Napoli ha ricevuto insulti razzisti che hanno reso tesa la partita, fino all’espulsione dello stesso calciatore per un applauso di protesta all’arbitro. Molto simile l’evento avvenuto nella partita Cagliari-Juventus del 2 aprile, in cui i tifosi del Cagliari hanno lanciato degli “ululati” contro il giovane Moise Kean, giocatore italiano di origini ivoriane della Juventus, che dopo il suo gol si è fermato per protesta davanti alla curva che ospitava i tifosi del Cagliari. Tuttavia il giudice sportivo non ha riconosciuto la matrice razzista in tali comportamenti.

Uscendo dal mondo del calcio andiamo a Trieste dove la mezza maratona cittadina svoltasi dal 3 al 5 maggio, si è svolta tra le polemiche, dato che inizialmente era stata vietata la partecipazione agli atleti africani. Gli organizzatori si sono giustificati dicendo di aver escluso tali atleti solo per evitare il loro sfruttamento da parte di alcuni manager. Questa giustificazione non è stata ritenuta sufficiente e gli atleti africani sono stati quindi riammessi alla manifestazione.

Vi salutiamo con la speranza che questi episodi rimangano isolati e che col tempo vengano eliminati del tutto, anche perché il nostro è ormai un mondo sempre più multiculturale.