Fonte: CORRIERE DELLA SERA, di Massimo Gramellini, mercoledì 01 maggio 2019

Se combino qualcosa che reputo buono e me ne vanto con gli amici, sono un narciso.

Ma se combino qualcosa di orribile, mi riprendo con il telefonino mentre lo faccio e poi sparo il filmato nell’iperspazio affinché tutti ammirino la mia malvagità, che cosa sono? Anzitutto un fesso, verrebbe da suggerire, dal momento che proprio quelle immagini serviranno a inchiodarmi alle mie responsabilità. Una spiegazione suggestiva, ma forse non esaustiva. Ci dev’essere qualche altro demone a spingere un delinquente a squarciare deliberatamente il muro di omertà e di mistero che da sempre accompagna gli atti delittuosi. Ormai non esiste fattaccio di cronaca che non si porti dietro un fardello di prove inconfutabili raccolte e diffuse dagli stessi carnefici.

Andiamo a Manduria, vicino a Taranto, dove una banda di adolescenti inariditi dalla noia si accanisce a telefonino sguainato su un anziano fragile e indifeso. Nei video, che con decisione discutibile la polizia di Stato ha reso di pubblico dominio, si vedono quei ragazzini infierire sul pover’uomo. Gli lanciano i cappotti addosso, come se fosse un attaccapanni. Lo riempiono di ceffoni e di insolenze. Lui urla e chiede aiuto, loro sghignazzano e continuano l’opera di umiliazione. Uno schifo …

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