LA RICETTA SALESIANA: La Saggezza

I 6 ingredienti fondamentali per formare un “uomo”

Tutti si propongono di “fare qualcosa per la famiglia e per l’educazione”, pochi indicano obiettivi concreti per i genitori e gli educatori. Ci proviamo proponendo sei obiettivi essenziali (uno per puntata: La saggezza, Il coraggio, L’amore, La giustizia, La temperanza, La trascendenza), a loro volta suddivisi in altre ventiquattro “potenzialità”, da educare.

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L’ARTE DI EDUCARE: Salviamo la scrittura a mano

Anche le ‘letterine di Natale’ sono un pezzo della nostra storia.
Proprio in questi giorni i giornali ci fanno sapere che i quadernetti sui quali le nonne tenevano in ordine i conti del bilancio familiare sono raccolti e portati nei musei.

(Pino Pellegrino, Bollettino Salesiano)

Lo direste un problema di poco o nessun conto, in realtà è una questione di tutto rispetto.

Parliamo del pericolo che sta correndo la scrittura manuale così prepotentemente insidiata dalla scrittura digitale.

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L’ARTE DI EDUCARE: Salviamo la testa

Anche se, forse, non vi abbiamo mai pensato, la verità è questa: i veri protagonisti di tutto sono i pensieri! È chiaro allora che salvare le teste ben fatte diventa l’undicesimo comandamento.

(Pino Pellegrino, Bollettino Salesiano)

Le camere a gas non le ha inventate Hitler: le hanno inventate coloro che le hanno pensate. Hitler ha solo aperto il rubinetto e acceso il fiammifero.
Il muro di Berlino, prima di cadere sotto i colpi dei picconi, è caduto nella mente di qualcuno.

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L’ARTE DI EDUCARE: Salviamo l’umorismo

Avere il senso dell’umorismo significa possedere la chiave dell’allegria. E della santità. Don Bosco ha inventato «la pedagogia della gioia». Domenico Savio è il frutto di questa pedagogia.

(Pino Pellegrino, Bollettino Salesiano)

L’originalità di don Bosco fu d’aver dato un valore pedagogico alla gioia, al buon umore; cioè d’aver non soltanto accettato, ma anche condiviso come educatore, quell’allegria aperta e gioiosa del giovane. Fu la pedagogia della “gioia”, in termini moderni della “serenità” liberatoria quindi dalla nevrosi e stimolatrice di creatività, in quanto infondeva speranza, voglia di lavorare, di studiare, di vivere e di convivere.

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