Fonte: Avvenire, Alessandra Smerilli e Sergio Massironi martedì 12 marzo 2019

Le nuove generazioni oltre gli stereotipi sui ruoli, per una testimonianza autentica. «Madri sinodali» termine profetico

«Madri sinodali»: nel linguaggio ecclesiastico l’espressione non ha ancora diritto di cittadinanza. Sdoganandola, tuttavia, i giovani presenti al Sinodo hanno risvegliato sulla reciprocità maschile-femminile un’Assemblea di vescovi che si sarebbe probabilmente interrogata con meno coraggio.

Durante una serata di festa e di ringraziamenti, rivolgendosi così alle ‘uditrici’, i giovani han dato nome alla maternità riconosciuta e apprezzata nelle quattro settimane di discernimento. Il loro saluto ha fatto sorridere tutti, dissolvendo nell’ironia una tensione rimasta a lungo nell’aria: dalle manifestazioni a inizio Sinodo che chiedevano per le uditrici il diritto al voto, ad alcuni interventi accalorati durante le sessioni, sino alle votazioni del documento finale, con un 15% di non placet negli articoli ‘donne nella Chiesa’ e ‘reciprocità tra uomini e donne’. Temi caldi e non risolti: la semplicità e la franchezza dei giovani nel rapportarsi anche ai vescovi han portato in primo piano la resistenza di certi tabù. Più di ogni altra generazione han notato, in fase preparatoria, la scarsa considerazione della voce femminile nelle Chiese di origine e in maniera più clamorosa, giunti in Vaticano, una ritrosia a rapporti di vera reciprocità.

Eppure, in un mondo in cui le disparità tra uomini e donne sono ancora pesanti, dove manca il rispetto e il grado di libertà delle une è spesso inferiore a quello degli altri, …

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