Fonte: Avvenire, di Alessandra Smerilli e Sergio Massironi venerdì 11 gennaio 2019

Nei Paesi più sviluppati le esigenze di una società schiacciata su un capitalismo impazzito rubano a una generazione i propri sogni. Dal Sinodo l’impegno per chi rischia di restare senza ascolto

Il Sinodo dei vescovi, nella sua preparazione remota e nei giorni dell’assemblea dell’ottobre 2018, ha tentato di ascoltare i desideri, le paure, le speranze, le difficoltà dei giovani, idealmente di tutti i giovani. Il tema delle scelte ha molto a che fare con le difficoltà che i contesti attuali presentano, nelle diverse parti del mondo. Al numero 91 del documento finale si legge, infatti: «Il tema delle scelte si pone con particolare forza e a diversi livelli, soprattutto di fronte a itinerari di vita sempre meno lineari, caratterizzati da grande precarietà».

Anche in Italia incertezza e noncuranza, accompagnate da miopia nelle decisioni politiche e istituzionali, sono ciò che la società offre ai giovani. Non è raro che qualcuno di loro, durante incontri personali, sfoghi la sua rabbia e impotenza verso un contesto economico e sociale che rema contro. Milena, 25 anni, durante un ritiro confida con le lacrime agli occhi di volersi sposare e avere un figlio, ma che al solo pensiero si sente come se si stesse per lanciare nel vuoto: lei insegnante e precaria, il fidanzato con un’attività in proprio, che ha alti e bassi. La sua paura è per il bambino che potrebbe venire al mondo: con quale coraggio avventurarsi in questa responsabilità? Solo la concretezza della fiducia in Dio e dell’amore col fidanzato appaiono essere di sostegno. È vero: esistono nel mondo contesti di guerra e di povertà in cui paradossalmente metter su casa, dare alla luce dei figli, conservare la fede sembra spaventare molto di meno e costituire una sorta di resistenza ‘naturale’ nella propria umanità. Il Sinodo, come esperienza di Chiesa universale, ha certamente reso…

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