Fonte: Avvenire, di Alessandra Smerilli e Sergio Massironi giovedì 27 dicembre 2018

I giovani desiderano equilibrio e verità, la questione non è pro o contro il corpo. Sentimenti e ragioni: mistero che si deve imparare e ascoltare

In Vaticano, per un mese intero, quasi trecento leader da ogni angolo del globo si sono interrogati lo scorso ottobre sul proprio rapporto con i millennials. Per di più, una trentina di giovani ha partecipato attivamente a questo processo, dall’inizio alla fine. Detta così, la notizia avrebbe potuto essere di rilievo: ciò che i vescovi hanno vissuto nel Sinodo non è comune a molte istituzioni.

Qualcuno lamenta, allora, che la curiosità mediatica si sia concentrata su temi non centrali della riflessione: primi fra tutti la morale sessuale e l’omosessualità. Eppure bisogna ammettere che, così facendo, i giornalisti colgono bene che solo quando si tratta del corpo si scaldano gli animi, si scatenano le contrapposizioni, si accende il conflitto. Ciò che si vorrebbe evitare appaia il centro si è rivelato ancora una volta crocevia del dibattito: basterebbe osservare quali paragrafi nel documento finale hanno ottenuto più voti contrari.

Piacere, godimento e felicità sono stati lungamente opposti alla vita dello spirito. Sebbene la sensibilità comune sia oggi cambiata, la ricerca diffusa di equilibrio psicofisico tende ad alimentare più l’industria del benessere che un’educazione del cuore. Nonostante l’accresciuta attrazione per esperienze interiori e sapienze antiche, la spiritualità cristiana non pare giocare la sua partita. È vero, il Novecento ha segnato un ritorno alle Sacre Scritture, ma la corporeità e la sensibilità delle figure bibliche hanno solo debolmente inciso sulla proposta educativa delle Chiese. I Padri sinodali l’hanno rilevato apertamente al n. 39: «Frequentemente infatti la morale sessuale è causa di incomprensione e di allontanamento dalla Chiesa, in quanto è percepita come uno spazio di giudizio e di condanna». Va osservato che, …

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