Fonte: Avvenire, di Alessandra Smerilli mercoledì 31 ottobre 2018

È difficile scegliere una sola parola per raccontare l’esperienza del Sinodo, così ricca e variegata: potrei parlare di conversione, personale e della stessa assemblea, di metodo, di ascolto …

È difficile scegliere una sola parola per raccontare l’esperienza del Sinodo, così ricca e variegata: potrei parlare di conversione, personale e della stessa assemblea, di metodo, di ascolto, di vicinanza, di condivisione, di ansie e di fatiche. Ma se proprio devo selezionarne una scelgo la gioia! La gioia era il clima che si respirava in aula, nei gruppi, nelle pause. La gioia era ritmata dalle voci e dalle esperienze dei giovani, che con la loro serenità e la loro franchezza hanno saputo spalancare le orecchie e i cuori dei vescovi.

La gioia era sulle labbra e negli occhi di tanti vescovi e cardinali che hanno saputo ascoltare, parlare e interagire con passione e a volte con audacia, facendosi voce di chi non ha voce. Una «testimonianza gioiosa dell’amore gratuito di Dio» è stata definita la vita consacrata nel documento finale, e ho potuto scorgere questa testimonianza gioiosa nelle religiose e nei religiosi presenti al Sinodo, e insieme alla gioia anche la comunione che abbiamo sperimentato tra di noi. Per me è stata una gioia anche incontrare il team della comunicazione: persone serene, che con professionalità, competenza e passione, hanno saputo comunicare giorno per giorno il vissuto del Sinodo. Lo hanno fatto con spirito di servizio e senza mai perdere la calma, anche quando alcuni giornalisti incalzavano con domande poco opportune…

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