Fonte: Avvenire, di Chiara Giaccardi e Alessandro Rosina, mercoledì 24 ottobre 2018

Il ruolo dell’educatore deve essere un accompagnatore che insegna a sentire la chiamata che aiuta a sapersi mettere in ascolto e prepararsi a lasciare la sicurezza del passato

Quello che sta volgendo al termine in questi giorni non è stato un sinodo sui giovani, ma per loro e soprattutto con loro: perché i giovani c’erano e si son fatti sentire, con una presenza luminosa e rumorosa, attiva sui social e nei ‘circoli minori’ (i gruppi ristretti di discussione divisi per lingua), ma anche negli atri, sulle terrazze, dovunque ci si possa incontrare informalmente. Una presenza rispettosa, ma non intimidita dai titoli altisonanti dei padri sinodali (eminenze, eccellenze, beatitudini…): tutti insieme, in un cammino comune, non scontato, ciascuno portando il proprio contributo, a volte anche critico ma sempre costruttivo. Dopo il sinodo sulla famiglia, rispetto al quale è stata da tutti riconosciuta una continuità, la chiesa affronta un tema davvero cruciale, non solo per il suo futuro ma per quello dalla società intera. Perché la giovinezza è la stagione delle ‘scelte’ cruciali trasformative per la costruzione della vita adulta, quella dell’uscita dalla ‘linea d’ombra.

Nella prima parte del cammino sinodale, sul riconoscere e l’ascoltare la realtà così come essa si manifesta, si è confermato quanto già emerso nella fase presinodale: le nuove generazioni vivono in un mondo di crescente complessità e incertezza, con alto rischio di disorientamento. Diventa sempre più difficile muoversi tra vincoli e opportunità e poter prevedere in maniera realistica le implicazioni delle proprie decisioni. In carenza di bussole condivise per orientarsi, e di supporto e accompagnamento adeguati negli snodi del percorso esistenziale e professionale, aumenta il rischio di perdersi e di portare nella vita adulta delusioni e frustrazioni anziché energie positive e competenze per realizzarsi e generare valore nella propria vita e nel contesto in cui si vive. Le vecchie mappe diventano presto obsolete, non funzionano più. Gli adulti troppo spesso sono oberati dalle contingenze, distratti, scoraggiati o assenti.

Di conseguenza – anche come risposta adattiva in un mondo caratterizzato da crescente incertezza e frammentazione – aumenta la propensione a non fare scelte troppo vincolanti in età troppo giovane, a tenersi aperta la possibilità di rimettere in discussione le scelte passate. A non compiere mai veri ‘riti di passaggio’, in cui la trasformazione diventa punto di partenza per passi successivi, in un processo di crescita continuo e irreversibile. Durante la Riunione presinodale un giovane ha ben espresso l’importanza del discernimento per la vita: «Oggi, come migliaia di altri giovani, credenti o non credenti, devo fare delle scelte, soprattutto per quanto riguarda il mio orientamento professionale. Tuttavia, sono indeciso, …

Fonte, Avvenire, di Chiara Giaccardi e Alessandro Rosina – CONTINUA A LEGGERE