Fonte: Avvenire, di Paola Bignardi mercoledì 12 settembre 2018

L’atteggiamento prevalente dei ragazzi verso le fedi diverse dal cristianesimo incontrate tra i coetanei sin dall’infanzia è quello del rispetto, della curiosità, della tolleranza

Fa parte dell’esperienza attuale dei giovani l’incontro con coetanei che provengono da Paesi diversi e che professano religioni differenti dal cristianesimo. La scuola, le squadre di calcio, i contesti del tempo libero, offrono di continuo occasioni numerose di incontro con la diversità culturale e religiosa. E questo non può non creare curiosità, interesse o diffidenza, ammirazione o rifiuto. La scuola soprattutto costituisce un ambito privilegiato di incontro, quello nel quale lo scambio non ha come elemento centrale l’identità religiosa ma la relazione, l’amicizia, l’esperienza dello studio. Le nuove generazioni sono così più libere di quelle delle loro madri e dei loro padri di fronte al fatto religioso, che diviene per ciascuno una dimensione con cui confrontarsi in modo più spontaneo, perché conosciuta dentro un rapporto di amicizia e di condivisione di vita.

A partire da lì, la differenza interroga, pone questioni, allarga l’orizzonte e fa pensare. Molto interessante è la testimonianza di questa giovane: «Io sono stata una persona molto fortunata, perché in classe con me, dalle elementari in poi, ho sempre avuto la fortuna di avere persone di altre religioni. Quindi, in realtà mi sono avvicinata da piccola, da quando avevo cinque anni… ho cominciato a conoscere le religioni diverse dalla mia. Questa cosa mi ha aiutato molto nella tolleranza…

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