Fonte: Avvenire, di Stefano Didonè mercoledì 29 agosto 2018

Non sono ‘contro’ ma ‘dopo’ la religione. Quale corrente seguono i «Millennials», come uccelli migratori, per spostarsi da un mondo religioso a loro avviso troppo stretto verso nuove regioni

«Penso che sia possibile avere un rapporto con Dio a prescindere dalla Chiesa… per cui non credo sia necessario dover andare in chiesa per forza ogni domenica». La voce di questa ragazza, intervistata nell’ambito della indagine su giovani e fede svolta dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo (cfr. a cura di Rita Bichi e Paola Bignardi, Dio a modo mio. Giovani e fede in Italia , Vita e Pensiero, Milano 2015), esprime il sentire profondo di molti suoi coetanei, anche tra quelli più ‘vicini’ e partecipi alle varie esperienze ecclesiali. Giovani che si mostrano ‘allergici’ di fronte a qualsiasi forma strutturata e ‘preconfezionata’ della fede, eppure assetati di risposte vere di fronte alle domande che contano: perché il dolore e la morte? Qual è il senso della mia esistenza? C’è un Dio?

Le paure che li abitano sono quelle di sempre: paura di rimanere soli nella vita e senza affetto. Grattando via la vernice che molta letteratura sulla condizione giovanile imprime su di loro (dai ‘nativi digitali’ ai ‘nichilisti attivi’), appare improprio parlare di una vera e propria ‘mutazione antropologica’ nel caso dei Millennials (e per la ‘generazione Zeta’ aspettiamo ancora a dire). Forse si tratta più semplicemente di ascoltarli in profondità e di avviare con loro nuovi percorsi per interpretare insieme le domande e le paure vere dell’esistenza umana.

È quello il crocevia giusto in cui riannodare eventualmente le fila con le grandi tradizioni spirituali. In vista del Sinodo dei Giovani di ottobre molte diocesi hanno realizzato delle…

Fonte, Avvenire, di Riccardo Maccioni – CONTINUA A LEGGERE