Fonte: Avvenire, di Maurizio Patriciello, sabato 18 agosto 2018

Il dolore, l’angoscia, la rabbia, lo smarrimento di questi giorni hanno scavato in noi un abisso che non si lascia colmare facilmente. Davanti a questo baratro, le parole di consolazione, di amicizia, di solidarietà, le sole che sanno dire gli uomini, sono, purtroppo, piccole, insufficienti. Ci vuole altro, abbiamo bisogno di altro.

Abbiamo bisogno di Dio, della sua Parola, la sola che sa penetrare nella dura roccia del dolore e consolarlo. Cessi oggi ogni parola per far spazio alla Parola. Lasciamola penetrare in noi lentamente, dolcemente, efficacemente. Lasciamoci consolare da essa senza opporre resistenza. Non sembri incredibile che dolore e consolazione possono convivere. Il Signore sa arrivare dove non sappiamo arrivare noi e ci permette di guardare al di là dei nostri orizzonti sempre angusti. E ci fa intravedere le persone perite nel crollo del ponte, vive e strette tra le sue meravigliose braccia. Niente deve andare perduto di tanta sofferenza. Dobbiamo credere che non una sola lacrima versata è stata inutile. Che, come pietre preziose, i nostri gemiti, le nostre preghiere, le nostre paure, sono state raccolti negli scrigni del paradiso.

La foto del camion in bilico sul vuoto non deve essere archiviata in fretta ma assurgere a emblema delle nostre vite, uniche, preziose, eppure così incredibilmente fragili. La verità è che non sappiamo nemmeno dove poggiamo i piedi né che cosa ci riserverà il domani. Occorre pensare e progettare tutto nel migliori dei modi, con onestà, serietà, prudenza ma sapendo che di niente siamo certi,  in questa vita stupenda ma sempre in bilico sul vuoto. Oggi vogliamo interrogare il Vangelo, metterci in ascolto, bere l’acqua che zampilla dalla sorgente della vita. Oggi vogliamo aiutarci e ricordare che da Gesù non siamo stati mai ingannati. Egli ci ha detto e ripetuto, con le parole e con la vita, che siamo troppo importanti e troppo amati dal Padre suo e Padre nostro. E chi ama non vuole la morte della persona amata, ma…

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