di don Giannantonio Bonato

UN SEGRETO PER MATURARE – VOGLIA DI IMPARARE

Vogliamo avvicinarci alla figura di don Bosco ponendo un interrogativo: come ha fatto questa persona, così poco favorita dalla sorte, a diventare quel grande uomo che è stato, una grandezza che è riconosciuta da tutti sia credenti che non credenti? Poiché tutti riconoscono che seppe creare imprese grandi a favore dei giovani, non senza originalità e genialità.

Ponendo la stessa domanda ma con altre parole: come hai fatto, don Bosco, a crescere e a maturare così da diventare un personaggio cui si continua a guardare come a modello per trarne ispirazione alla difficile arte dell’educare? Chi eri e cosa hai fatto quando avevi la nostra età?

Occorre ripercorrere i documenti storici che sono in nostro possesso; tra altri la memoria delle origini dell’Oratorio scritta da don Bosco stesso; egli si racconta, dalla prima infanzia fino all’avvio della esperienza educativa in Valdocco.

Un primo elemento balza agli occhi: la voglia e la capacità di imparare.

Fin da piccolo e poi da adolescente impara un sacco di mestieri: sarto, calzolaio, carpentiere, tipografo, legatore, barbiere, pasticcere; acquisisce altre competenze: musico, teatrante, giocoliere, prestigiatore. Oltre alle materie scolastiche, per conto suo, magari rubando ore alla notte, studia di tutto, mette il naso su tutto ciò che gli capita tra le mani: tutto può servire, pensa! E di fatto, tutto metterà a profitto quando dovrà lavorare coi ragazzi raccolti dalle strade e far loro scuola, ed insegnare un mestiere per guadagnarsi da vivere. Anche l’arte del prestigiatore gli servirà, come quella volta quando gli si presentò davanti un killer per farlo fuori: don Bosco lo ricevette, lo fece parlare e intanto, da sotto il mantello, gli sfilò la pistola; immaginate la sorpresa di quella persona quando don Bosco gliela puntò tra gli occhi… Ovviamente non lo denunciò… ma penso sia bastata la lezione!

Che cosa lo ha spinto a questo apprendimento impressionante per estensione?

Anzitutto la curiosità: lui stesso racconta che, quando andava alle feste paesane, si metteva a spiare le mosse del giocoliere o i movimenti dell’acrobata per rubare il segreto, e poi esercitarsi per conto proprio fino a riuscire. Lo stesso quando entrava in una officina o in un laboratorio: osservava, chiedeva, si informava, mentalmente prendeva nota, per conto suo provava e riprovava.

E’ il gusto che nasce dalla curiosità.

E’ viva in noi? In un modo del ‘già fatto’, del ‘preconfezionato’ del ‘subito pronto’… c’è il rischio di spegnere questa curiosità che è una molla potente all’apprendimento.

In secondo luogo: la costanza. Non si lasciava scoraggiare dalle difficoltà; non diceva dopo una o due prove ‘non sono capace’, non si arrendeva alla fatica che pure lui sentiva; sapeva rinunciare a qualcosa pur di conquistare qualcosa che riteneva importante.

Viviamo in una realtà dove non occorre più conquistarsi la vita, come invece hanno da fare milioni di ragazzi nel mondo; ma non perdiamo qualcosa se non scopriamo il valore della costanza e il senso della fatica? Quando verrà il momento, troveremo la forza per conquistare cose grandi, quelle che solo noi possiamo conquistare, senza potere ricorrere all’aiuto di nessuno altro?

Un terzo elemento: la adattabilità. Non fa lo schifiltoso, ma si rimbocca le maniche e si adatta a tutto pur di raggiungere i suoi scopi e dare corpo ai suoi ideali. Più che scegliere tra questo e quello, don Bosco sceglie tutto, perché ha bisogno di tutto e sa che tutto può essere utile.

Chi restringe le scelte ad uno spettro molto limitato rischia di non esprimere e di non sviluppare tutte le potenzialità che ha dentro; e chi è incapace di adattamento rischia di entrare in conflitto con la realtà quando diventa una ‘dura’ realtà (ormai anche in Europa sono tante le persone costrette a cambiare lavoro e ad adattarsi a situazioni non previste e magari non desiderate!).

Un quarto elemento: tutto questo don Bosco lo può fare e lo fa perché ha dentro dei grandi ideali, porta in sé dei sogni, coltiva dei desideri di grande respiro. Uno non fatica e non si sacrifica se non crede in certe cose e non aspira a quelle cose.

Faccio notare che don Bosco mira ad acquisire non competenze specialistiche ma quelle che oggi si chiamano abilità di base, quelle che consentono di riuscire in tutto, se uno ha buona volontà.

Ed è un rilievo che non manca di attualità.

La scuola, oggi, più che dare conoscenze specialistiche, mira proprio a sviluppare le abilità di base; e ciò perché si è consapevoli che talmente rapido è il mutamento in tutti i campi che l’insegnamento ricevuto sui banchi non ti prepara per un lavoro o per una professione; la scuola può e deve fornire gli strumenti perché uno impari ad apprendere costantemente. Si apprende ad apprendere!

Ne ha coscienza?

E se sì, coltivi la curiosità, la determinazione e la adattabilità?