Fonte: Avvenire, di Cristiano Bettega mercoledì 25 luglio 2018

Quale rapporto con l’ecumenismo? Accogliere i profughi, sostenere i deboli, testimoniare il Vangelo nella carità: un’azione comune a cattolici, protestanti e ortodossi

«I giovani, la fede e il discernimento vocazionale». L’Instrumentum laboris, cioè il documento sul quale la Chiesa cattolica sarà chiamata a interrogarsi durante il Sinodo nel mese di ottobre, parte con questo titolo; ed è interessante, perché, mi pare, lascia intuire come l’attenzione tanto di papa Francesco, che il Sinodo ha voluto e convocato, quanto di chi sta lavorando sodo per preparare questa grande assemblea, sia rivolta ai giovani: non però ad alcuni, tralasciando gli altri, non a chi frequenta assiduamente, mettendo quasi da parte chi non si vede mai in chiesa, e nemmeno a chi si riconosce nel cristianesimo cattolico, trascurando chi vive invece un’altra esperienza di fede, cristiana e non, e non curandosi di chi una fede non ce l’ha o la sta cercando. Interessante, perché lo vedo come un ulteriore segno di quella apertura del cuore, a cui, come credenti, siamo chiamati: non solo dal Papa, ma prima di tutto dal Vangelo.

Nei mesi scorsi, allora, abbiamo cercato anche noi di prendere sul serio questa nota di apertura che ci sembra di leggere nelle intenzioni del Sinodo. E così ci siamo rivolti a una rappresentanza di giovani ortodossi e protestanti italiani, perché non è assolutamente scontato che tutti i credenti del nostro Paese si riconoscano nella tradizione cattolica. Il ritorno che ne abbiamo avuto è degno di nota; come forse ci si poteva…

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