Fonte, Avvenire, Davide Rondoni sabato 9 giugno 2018

Basta con le «riformette», serve un cambio radicale

Chi parla assennatamente di cambiamento di una società, sa bene che il luogo dove si realizza un cambiamento è la dimensione educativa. I cambiamenti o sono di tipo educativo o sono di altre due tipi, entrambi non consigliabili: superficiali o violenti. E se dunque qualcosa in Italia deve cambiare la prima attenzione del governo e del popolo dovrebbe essere sulla scuola, o meglio, sul campo educativo.

Un dibattito si è sviluppato in questi giorni con l’insediamento del nuovo governo. Poiché il tema è complesso e delicato non crediamo a ricette miracolose. Ma un buon inizio può essere porsi le domande giuste (e scomode). Eccone alcune. La scuola infatti non è solo affare del governo, ma soprattutto del popolo, cioè di genitori, famiglie, giovani etc. La prima domanda riguarda l’epoca che viviamo. Molte strutture fondamentali della vita pubblica fissate da centinaia di anni stanno modificandosi o sono in crisi. I motivi della trasformazione sono tanti, ma è evidente che partiti, media, organizzazione del lavoro e anche degli Stati, editoria e disponibilità dei contenuti sono mutati profondamente.

L’impianto della scuola invece no.

Come se fosse naturale che nel 2018, ad esempio, dei quindicenni stiano cinque, sei, sette ore al giorno in aule spesso bruttone come facevano i loro bisnonni. O come se fosse ovvio che uno stipendio e uno statuto da funzionario medio bassi fossero gratificanti, come un secolo fa, per persone, maestri e professori, a cui oggi però capita più che essere autorità d’esser terminali di infiniti problemi e disagi. Quindi, prima domanda, siamo sicuri che non occorra un cambio radicale e non solo riformette?

Occorrono idee forti.

L’esistente è fissato su alcuni capisaldi tanto irremovibili quanto inadeguati, ‘pilastri’ che rischiano di restare in piedi mentre tutto intorno crolla. Le crepe sono evidenti. La scuola spesso è un posto dove i ragazzi e gli adulti mandano ogni mattina i propri ‘fantasmi’, le ‘maschere’ ma le persone vere sono altrove. Da qui un diffusissimo senso di stress e di…

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