Fonte, Avvenire, Pierpaolo Triani mercoledì 30 maggio 2018

Una ricerca rivela che gli studenti italiani sono disillusi riguardo a un sistema scolastico che a loro parere non li prepara per il futuro professionale e l’impegno civile

Né pessimisti, né catastrofisti, ma neppure completamente soddisfatti; piuttosto attenti valutatori dell’esperienza che hanno vissuto e portatori di istanze di rinnovamento. Così appaiono nei confronti della scuola i 1.000 giovani italiani (dai 18 ai 34 anni di età) intervistati all’interno di una indagine, confluita nel Rapporto Giovani 2018 realizzato dall’Istituto Giuseppe Toniolo, che ha visto coinvolti complessivamente 5.000 giovani di cinque Paesi europei (Italia, Spagna, Francia, Germania, Regno Unito).

Di fronte alla domanda «A che cosa serve la scuola?» i giovani europei intervistati, e tra loro gli italiani, hanno restituito nelle loro risposte quel carattere di polifunzionalità che è uno dei tratti tipici dei sistemi scolastici contemporanei. La maggior parte dei giovani riconosce innanzitutto alla scuola la funzione di accrescere e potenziare il bagaglio delle conoscenze e delle abilità personali, che risulta al primo posto tra i giovani di tutti e cinque i Paesi coinvolti nelle indagini. Sono stati soprattutto quelli del Regno Unito, nell’84,7%, a dichiararsi d’accordo con l’affermazione che la scuola serve ad aumentare le conoscenze e le abilità personali. Seguono poi gli spagnoli (82,4%), i tedeschi (80,6%), …

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