Aule per materia e classi aperte, progetti interdisciplinari e apprendimento cooperativo: il Don Bosco rivoluziona la propria didattica.

Continua l’introduzione di nuove metodologie didattiche avviata l’anno scorso.

Cambiare, innovare, migliorare. Da alcuni anni il Don Bosco di Borgomanero si è dato queste parole d’ordine, per essere una scuola al passo con le esigenze di una società in rapida e profonda trasformazione, capace davvero di formare giovani pronti ad affrontare con successo le sfide del mondo tecnologico e globalizzato. Senza dimenticare la formazione della persona, peculiarità salesiana dell’istituto, che ha il fine di creare onesti cittadini e buoni cristiani.

Aule per materia e classi aperte. Le novità, anche quest’anno, sono numerose, a partire dalle aule per materia, dove i docenti predispongono un setting di apprendimento più efficiente, per strumenti e disposizione degli spazi, all’apprendimento delle singole discipline. Ogni aula, in proposito, è ormai dotata di LIM (lavagne multimediabli) e di wi fi a banda larga. La scuola Media aveva sperimentato con successo le aule per materia già l’anno passato:. «Le aule per materia – spiega Emanuela Negri, vicepreside delle scuole Medie – sono ambienti dedicati e caratterizzati da elementi specifici della disciplina: gli alunni si spostano tra le aule recuperando la concentrazione utile ad affrontare le ore successive». «L’offerta formativa delle Medie – continua Negri – è stata arricchita anche per lo studio delle lingue: in aggiunta ai tre moduli orari di Lingua inglese i ragazzi affrontano un’ora alla settimana di conversazione per migliorare le competenze comunicative. Le lezioni di inglese si svolgono a classi aperte strutturate secondo lo stile di apprendimento di ogni ragazzo per favorire il raggiungimento delle competenze di base e valorizzare le eccellenze». La scuola Media avvia, da quest’anno, anche una sezione sperimentale, dove gli strumenti cartacei sono sostituiti prevalentemente dagli strumenti digitali.

Didattica interdisciplinare. Il Liceo del Gusto e dell’Innovazione, che sviluppa il progetto del Liceo Economico Sociale, ha scelto di puntare sulla didattica delle competenze, per abilitare gli studenti alle richieste del mondo odierno. «Le principali novità al Liceo del Gusto e dell’Innovazione di quest’anno – commenta Marco Merlin, vicepreside del Liceo Economico Sociale – saranno due. Anzitutto, l’ottica transdisciplinare, per cui i programmi di tutte le materie si orienteranno intorno ai fuochi del Gusto e dell’Innovazione, per costruire una nuova tipologia di liceo: il “liceo professionale”, che alla cultura teorica specifica di quest’ordine scolastico aggancia anche una cultura pratica. In questo modo le nozioni dovranno veramente trasformarsi in competenze. La seconda novità è l’organizzazione oraria, con le discipline che svolgeranno per lo più due ore consecutive. Il docente avrà a disposizione un momento significativo e strutturabile per portare avanti la progettazione didattica e gli studenti lavoreranno maggiormente in classe con approccio cooperativo, “alleggerendo” in parte il carico di lavoro pomeridiano e semplificandolo, perché per il giorno successivo dovranno preparare, molto spesso, solo tre materie».

Una scuola “di vita”. Gli studenti in uscita dal Don Bosco dovranno essersi abilitati anche in quelle competenze sociali, di vita, necessarie alla competizione sul mercato del lavoro. Per questo si valorizzano le esperienze di alternanza fra scuola e lavoro, come spiega il Preside, Giovanni Campagnoli: «In estate abbiamo avuto 80 progetti di alternanza scuola lavoro davvero originali: chi all’estero (Irlanda e Spagna), chi in azienda (dal marketing ai laboratori di ricerca), ma anche chi – al Classico – è stato coinvolto in scavi archeologici (a Pavia, con l’Università) e a Siena nelle attività del Museo di Santa Maria della Scala. Sono state esperienze che hanno permesso di apprendere competenze grazie all’applicazione dei “saperi” tradizionali della Scuola».

Essere pronti, dunque. All’Università come al mondo del lavoro. E alla vita. Questo il traguardo finale a cui guarda l’intero percorso formativo.- «Il Liceo Classico – spiega Serena Borgna, vicepreside del Liceo Classico – punta a coniugare la ricchezza della formazione classica, che educa la mente all’elasticità delle competenze logiche e alla sensibilità del senso storico, con le discipline scientifico-linguistiche, grazie al potenziamento di matematica e inglese, necessarie ad affrontare, al termine dei cinque anni di percorso, ogni facoltà universitaria e, in prospettiva, le sfide dell’attuale mercato lavorativo. In Quarta Ginnasio, per questo motivo, è stato introdotto un percorso finalizzato alla certificazione informatica ECDL.  Anche al Liceo Classico la proposta didattica include gli strumenti informatici e il cooperative learning». «Gli Esami di Stato – aggiunge Giovanni Camapgnoli – con addirittura quattro 100 in una stessa classe, a testimoniare le eccellenze che i nostri Liceo ottengono. Un livello di impegno sempre alto che permette agli studenti una preparazione che consente loro l’avvio di percorsi post diploma importanti e sempre più internazionali».

Didattica cooperativa. Insieme si impara meglio: consigliandosi, correggendosi, sostenendosi. Il Don Bosco ha abbracciato la filosofia dell’apprendimento cooperativo: «l’approccio cooperativo infatti – spiega Emanuela Negri – stimola l’interazione e l’interdipendenza positiva tra i ragazzi con un incremento della motivazione personale e dell’autostima». Anche ai docenti di entrambi gli ordini di scuole è chiesto di progettare insieme i percorsi formativi, per dare coerenza e uno stile d’apprendimento unitario all’insegnamento nelle varie discipline, capace di valorizzare i talenti e le attitudini di ogni ragazzo.

Questi progetti di innovazione sono affidati un team docenti giovane, arricchito quest’anno dall’innesto di nuove risorse, come illustra don Giuliano Palizzi, direttore dell’istituto: «è un corpo docenti ringiovanito. In questi ultimi anni la legge sulla “buona scuola” ha fatto passare allo Stato diversi nostri insegnanti ma sono fiero di dire che molti sono rimasti al don Bosco non solo come luogo di lavoro ma come scelta di vita. Grazie a tutti. E questo sentimento lo vedo forte e motivante anche nelle nuove leve che han preso il posto dei partenti arricchendo la nostra comunità educativa». A loro è chiesto di trasformare l’entusiasmo in progetto. «Vedo in loro tanto desiderio di innovazione – continua don Palizzi – intorno a noi c’è un mondo che va a velocità pazzesca e la scuola non può non tenere il passo per elaborare un’offerta educativa che faciliti l’apprendimento e la crescita responsabile, adeguandosi a metodologie che sanno di tecnologia, di cooperativo, di socializzazione per imparare a lavorare in team, di esperienze di volontariato per prendere coscienza e apprezzare quanto siamo fortunati».

La passione educativa. Educare ed istruire: al Don Bosco si mira a coniugare i differenti aspetti della formazione umana. Una sfida che, al di là di ogni doverosa professionalità tecnica, è possibile affrontare soltanto se alla testa di unisce il cuore. «E poi ci vedo la gioia di accompagnare questi ragazzi e ragazze che diventano uomini e donne – conclude don Palizzi – con la passione educativa di don Bosco amandoli semplicemente perché sono giovani, dedicando la vita a loro e sognando continuamente strategie adeguate perché nessuno di loro si perda ma tutti raggiungano la piena maturità dell’uomo e del cristiano».