Di Jurgen Moltmann

«II Dio della speranza vi riempia, nel credere, di gioia e di pace, perché abbondiate nella vostra speranza per la virtù dello Spirito Santo» (Rm 15,13), scrive l’Apostolo Paolo ai Cristiani di Roma e attraverso i secoli anche a noi qui e oggi. «Il Dio della speranza»: è un’espressione unica. In nessun’altra religione Dio è legato alla speranza dell’uomo nel futuro del mondo.

Un Dio che è in cielo, un Dio che è lo stesso dall’eternità e per l’eternità, un Dio che è assoluto e senza tempo: quel Dio è noto a molte religioni. Ma un Dio della speranza, che è davanti a noi e ci precede, c’è solo nella Bibbia dei Profeti e degli Apostoli. Dio, che non solo «è» ed «era», ma anche, come si dice in Apocalisse 1,4, un Dio che «viene», ecco, questo Dio è nuovo. Dio è «Colui che viene», Colui che vuole riempire i cieli e la terra della sua gloria. Dio è nel «vasto spazio» del futuro, in cui ciascuno di noi può dischiudersi e sbocciare – e questo è unico.

È il Dio dell’Esodo di Israele dalla prigionia in Egitto, che conduce il suo popolo fuori dalla lunga peregrinazione nel deserto verso la terra della libertà in una colonna di nuvole, di giorno, e in una colonna di fuoco, di notte. È il Dio della risurrezione di Gesù, che nel fuoco e nella tempesta dello Spirito Santo conduce i suoi nel Regno di Dio e con i «prodigi del mondo futuro» li riempie già qui di nuova vita.

Questo Dio ci viene incontro dal suo futuro. Egli vuole abitare con il suo popolo nella terra promessa della libertà. Nella nuova creazione di tutte le cose che trascorrono Egli vuole abitare presso tutti gli uomini. «Ecco, io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21,5): questo è il grande invito al suo Regno che viene. A chi lo aspetta e ci spera si aprono già adesso, nella storia della sua vita, orizzonti sempre nuovi. Siamo pronti a interromperci e a ricominciare da capo, perché lo sappiamo: siamo attesi.