Di Marco Pappalardo

Si è parlato di quanto possa essere utile inserire tra le discipline qualcosa del tipo “Educazione al Web”…

La notizia della separazione di Brad Pitt e Angelina Jolie ha rubato in un attimo ampio spazio alle tristi vicende legate al cyberbullismo, al sexting, all’uso pericoloso dei social network. La colpa non è certo dei due famosi attori, visto che sarebbe accaduta comunque e a breve la caduta nell’oblio di queste storie dolorose; così funziona, o meglio, non funziona la comunicazione di massa.

Si parla di qualcosa di tanto importante quando è troppo tardi, a danno già fatto in modo irreparabile.

Tutti esperti, molte teorie, numerosi “perché”, vari approfondimenti, la ricerca dei colpevoli, proposte di legge; ciò dura poco più di 10 giorni nei casi eclatanti, poi cala il sipario su chi ha sofferto e soffre. Però c’è un’istituzione – oltre la famiglia – che ha il compito di non far dimenticare, di curare la memoria, di tenere i riflettori accesi su ciò che conta, di parlare, approfondire, agire, proporre percorsi virtuosi, tracciare nuove vie: è la scuola!

Si è parlato di quanto possa essere utile inserire tra le discipline qualcosa del tipo “Educazione al Web” o magari creare un modulo più che significativo all’interno dell’insegnamento dell’Informatica e di quella che un tempo si chiamava Educazione Civica.

Tuttavia, se si trattasse solo di mostrare i pericoli della rete, questo in qualche modo lo si fa con varie iniziative; invece la scommessa è quella di educare e formare all’uso di una tecnologia utile senza mai scinderla dall’unicità e dal valore della persona e delle relazioni umane. Puntando sulle giovani generazioni, si raggiungeranno anche gli attuali adulti – almeno i genitori “costretti” a studiare con i figli – che hanno ancor più bisogno di essere educati in questo campo. Sono frutti che raccoglieranno altri nel tempo, è vero, ma prima si comincerà a seminare e prima si avrà un buon raccolto! Se Internet ha rivoluzionato da solo la società in pochi decenni, lo ha fatto perché la scuola non è stata rivoluzionaria come avrebbe dovuto essere o forse non lo ha saputo riconoscere.

Per esempio, non c’è programmatore, informatico, web master, creativo, che nella scuola non vi abbia passato almeno un po’ di anni prendendo quanto di utile e lasciando l’inutile. In quei banchi, nelle diverse latitudini e negli anni, genio e fantasia hanno trovato quel tanto di terreno buono da cui trarre nutrimento, sebbene non sempre docenti capaci di comprenderli fino in fondo, fino all’abbandono prematuro a volte. Ma questa è un’altra storia! Ci interessa, qui ed ora, il prendersi carico degli studenti, sin da piccoli, non tanto perché diventino maestri dello strumento tecnologico (spesso sono autodidatti i grandi dell’informatica!), soprattutto per i valori da trasmettere così da riempire ed arricchire di senso il vuoto, il rumore, il buco nero, l’indifferenza, la banalità, la volgarità di un certo web e nell’uso dei social.

Impossibile? A scuola, tanti insegnanti lo sanno, si possono fare miracoli e, per chi non ci crede, rivoluzioni! Abbiamo bisogno di chi ci pensi e realizzi con la stessa consapevolezza di Chesterton quando scriveva:

«Le fiabe non insegnano ai bambini che esistono i draghi. I bambini lo sanno già. Quel che le fiabe insegnano ai bambini è che i draghi possono essere sconfitti».