La scuola può essere la palestra di vita, il luogo dove non si consegnano solo nozioni, non si punta al voto, ma si fa esplorare la vita, la bellezza di salire sulla «cima» e godere il panorama neanche immaginato e respirare quell’aria che nessun tablet possiede.

Chi non conosce la storiella dell’aquilotto che si credeva un pollo? Era caduto dal nido e finito in un pollaio. E quindi, vivendo con i polli, il nostro eroe «diventò» un pollo di fatto: ruspante, senza rendersi conto di avere le ali per spaziare in alto tra le vette. Certamente ricordiamo anche quella del falco pigro che deve essere addestrato ma lui se ne sta su un ramo e non c’è verso di farlo volare e tutti i maghi del mondo non riescono a guarire la sua malattia. Ma un bel giorno passò un signore nel pollaio, vide l’aquilotto e si chiese che ci facesse lì, perché facesse il pollo. E allora lo prese, lo lanciò in aria e l’aquilotto scoprì che aveva le ali e le aveva per volare e che volare finalmente era la sua vita per respirare aria incredibilmente nuova. Un altro signore rispose all’appello del re e con molta semplicità tagliò il ramo dove posava l’amico pigro e anche il falco scoprì le sue ali e volò con una gioia indicibile.

Sette attenzioni

Non basta avere le ali per poter volare. Occorre prima di tutto rendersene conto e accettare la propria realtà e non confondersi con tutto ciò che possiamo chiamare «vivere facile». Costa volare, comodo ruspare, comodo starsene…

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