La classe 2a vi propone questo video, con le riflessioni di alcuni compagni.

Nel video che vi proponiamo l’attrice Paola Cortellesi interpreta un ragazzino di nome Giancarlo Catino, che subisce atti di bullismo, una forma di prevaricazione e di violenza in cui una o più persone picchiano o deridono una persona più debole. Quando il protagonista frequenta le elementari ha gli occhiali, un carattere molto estroverso e agitato; da questo momento i compagni cominciano a prenderlo in giro.

Viene soprannominato “bersaglio mobile”, perché tutti i compagni lo colpiscono con vari oggetti, come bucce di banane, matite spezzate, perfino un compasso che gli procura una cicatrice sulla fronte. Sempre alla scuola elementare Giancarlo viene schernito per il suo nome e cognome: i compagni inventano nuovi soprannomi quali “gianc…”, “pidocchioso” e “quattrocchi”; inoltre lo deridono con una canzoncina sciocca basata sul suo cognome, Catino. Quando comincia le medie aumenta di qualche chilo e diventa sempre più timido, per questo motivo i compagni continuano a schernirlo con altri soprannomi , per esempio “bombolone”, “cicciottone”, “palla”, “sterco”, “straccio”, “carta da parati”. Giancarlo racconta un episodio accaduto sempre alle medie, in cui viene gettato in un cassonetto della spazzatura; lui si nasconde dalla vergogna e tutti ridono di lui. Il giorno seguente non sa più come tornare a scuola, vorrebbe sparire. A quattordici anni, quando frequenta il liceo scientifico, è diventato introverso, molto chiuso, cerca di non farsi notare e di non parlare per timore di essere schernito. Finché un giorno lo scherzo si fa più pesante del solito e anche i genitori si accorgono del suo dramma quotidiano.

Lorenzo Merlin, 2A

Il personaggio inizia ogni suo nuovo intervento e conclude l’intera storia dicendo: “…e credo nell’amicizia”.

Inizialmente pronuncia la frase in maniera un po’ inconsapevole, senza capire bene ciò che dice, perché ha solamente sei anni e interpreta le prese in giro come un gioco divertente. Col passare degli anni però diventa sempre meno convinto nel pronunciare quelle parole perché si accorge di essere preso di mira e arriva a voler quasi scomparire e volare via. Nonostante tutto mantiene il sorriso quasi come per cercare di mentire a se stesso. Alla fine della storia, quando riesce a vincere il bullo che teme di più, dice “credo nell’amicizia” in modo convinto, perché intanto è cresciuto capendo finalmente il vero significato della parola. E ci crede sul serio.

Sara Popa, 2A

All’inizio compare un bambino che legge una storia a  fumetti. Egli la legge ad alta voce, immedesimandosi nell’eroe del racconto, mentre i nemici consistono nei bulli che ogni giorno lo tormentano. Infatti mentre lo interpreta fa intendere che vorrebbe sconfiggerli una volta per tutte, per avere una vita felice e spensierata.

Andrea Montinaro, 2A

La frase: “…e ho vinto io” è pronunciata dal protagonista quando, non sopportando più gli atti di bullismo, va dal suo compagno più carogna, lo fissa negli occhi e lo abbraccia.

Il protagonista vince simbolicamente perché, abbracciando il bullo, ha dimostrato che il bene trionfa sul male. Infatti il bullo molto probabilmente aveva solo bisogno di una persona che gli volesse bene.

Carola Paganelli Azza, 2A

La canzone di Marco Mengoni che accompagna il racconto parla di qualcuno che ti salva, che ti protegge, che farebbe qualunque cosa per te.

Un amico è proprio questo, una persona che c’è sempre sia nei momenti felici che in quelli tristi, aiutandoti qualunque sia il problema.

Carola Paganelli Azza, 2A