Don Bosco Borgomanero, News

“Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre”. (Vangelo di Giovanni 8,12)

Questo week end sono stata al Duomo di Monreale e sento il bisogno di condividere il senso di stupore e di meraviglia, che ho provato ammirando uno straordinario capolavoro che riesce a fondere culture diverse in un’unica opera, la cultura islamica, l’architettura normanna e le decorazioni ad opera di maestranze bizantine. L’edificazione è iniziata nel 1072 grazie a Guglielmo II e termina nel 1185 anche se vi sono alcuni elementi di epoche successive.

Il Duomo sorge sull’altura di Monreale, a 20 minuti di macchina dal centro di Palermo: percorrendo la strada che porta al piccolo centro, si scorgono le tre absidi della chiesa che mostrano un intreccio di archi ogivali in cui si riesce già ad ammirare la cromia dei paramenti murari, il tufo lavico grigio-nero di origine vulcanica, il cotto e il fondo calcareo bruno-dorato.

Giunte davanti all’ingresso del Duomo apprezziamo la facciata nonostante la presenza di qualche impalcatura, io e le mie compagne di viaggio riusciamo a scorgere il portale bronzeo di Bonanno del 1185 e la grande fantasia decorativa della cornice ogivale del portale. Nell’attesa dell’apertura della Chiesa, decidiamo di visitare il chiostro, un gioiello dell’architettura con le colonnine binate che incuriosiscono per la loro varietà: alcune tortili, altre scanalate o traforate come dei merletti, altre ancora con decorazioni a mosaico con tessere colorate e dorate.

Riusciamo finalmente ad entrare al Duomo e posso assicurare che lo stupore lascia a bocca aperta: 7500 mq di decorazione musiva a fondo oro. Si viene inevitabilmente attratti dal catino absidale in cui domina Cristo Pantocratore benedicente, colui che esercita il suo potere attraverso il gesto di benedizione. La luminosità è senza eguali, del resto il Duomo è secondo solo a Santa Sofia a Istanbul per le decorazioni a mosaico. Nei catini delle absidi laterali vediamo le figure di San Pietro e San Paolo. Anche le pareti delle navate sono a mosaico e raccontano con grande semplicità ed efficacia le storie della Genesi, dalla Creazione alla lotta dell’Angelo con Giacobbe.

La vista della controfacciata non è ottimale a causa dell’illuminazione ma riusciamo a scorgere alcune storie di Santi (Casto e Cassio). Non possiamo terminare la visita senza osservare alcuni dettagli di epoca successiva, ad esempio l’altare maggiore di Valadier realizzato nel 1770 a Roma e la Cappella di San Benedetto del XVIII sec. con marmi policromi.

A questo punto è giunta l’ora di ritornare all’aeroporto, la giornata in effetti è stata impegnativa, oltre ad aver  ammirato i capolavori del Romanico siciliano, non ci siamo fatte mancare nulla riuscendo a coniugare all’arte anche gli assaggi delle delizie gastronomiche palermitane ed i momenti dilettevoli dello shopping. Non avrei mai immaginato di riuscire in una sola giornata di raggiungere una meta così lontana ma consiglio a chiunque fosse affamato di arte di sperimentare questa avventura.