Articoli

L’ARTE DI EDUCARE: 8. Ascoltare

Stiamo proponendo le principali mosse dell’arte di educare. Siamo partiti dal “seminare”, siamo passati all'”aspettare”, al “parlare” al “risplendere”… ed eccoci all'”ascoltare”.

Pino Pellegrino (Bollettino Salesiano)

Sì, ascoltare i figli perché l’ascolto è una delle più belle facce dell’amore. Perché forse non vi è via migliore per imparare a fare i genitori che quella di “sentire” i figli.

A SENTIRE I FIGLI NON SI SBAGLIA MAI

A sentire i figli non abbiamo che da guadagnarci. Continua a leggere

Genitori efficaci

Educare figli responsabili

Thomas Gordon

La Meridiana Edizioni

La Meridiana Edizioni

Pagine: 174

Una ben sperimentata proposta di metodo affinché, attraverso le pratiche educative del rispetto, dell’ascolto e della collaborazione nella soluzione dei conflitti e dei problemi, anche quello della famiglia diventi un creativo spazio di democrazia. Continua a leggere

L’ARTE DI EDUCARE: 7. Castigare

Pino Pellegrino (Bollettino Salesiano)

Ecco un verbo poco gradito e poco frequente nel linguaggio contemporaneo. Eppure… Castigare fa parte dell’arte di educare. E come tutte le arti vanno imparate. Anche don Bosco nel suo “Sistema Preventivo” ha un reparto sui castighi. Una pagina che trasuda amore e grande attenzione al ragazzo da amare, ma di un amore che fa crescere.

 Intanto sia subito chiaro:

castigare non è il verbo più importante dell’arte di educare.  Continua a leggere

L’ARTE DI EDUCARE: 5. Parlare

Pino Pellegrino (Bellettino Salesiano)

Dopo 1.Seminare 2.Tifare 3.Aspettare 4.Amare siamo alla quinta mossa fondamentale nell’arte dell’educazione: la mossa del parlare.

È vero che l’esempio è tuono, mentre la parola è suono, però senza il suono della parola, neppure l’esempio avrebbe la potenza del tuono, perché non sarebbe capito!

LA PAROLA È FONDAMENTALE PER TRE MOTIVI

PRIMO: perché è grazie ad essa che aiutiamo il bambino a costruirsi la prima immagine di sé. Continua a leggere

L’ARTE DI EDUCARE: 3. Aspettare

Pino Pellegrino (Bollettino Salesiano)

Siamo nella cultura del “tutto-e-subito”, “usa-e-getta”… In campo educativo la fretta produce guai irreparabili. Occorre saper aspettare. Proprio come fa il contadino con la pianta. Lui fa la sua parte ma poi aspetta che il tempo, la natura… facciano il loro corso e con la calma e le giuste attenzioni prima o poi si raccoglieranno buoni frutti.

Siamo alla terza mossa dell’arte di educare: ‘seminare‘ è la mossa di partenza; ‘tifare‘ è la mossa che incoraggia a crescere; ‘aspettare‘ è la disposizione all’attesa dei frutti nel figlio per non scardinare tutto in partenza. Continua a leggere

L’ARTE DI EDUCARE: 2. Tifare

Pino Pellegrino (Bollettino Salesiano)

Il bambino ha bisogno di sentire vicino persone che fanno tifo per lui. E’ una manifestazione di affetto e di fiducia che lo rende in grado di affrontare anche situazioni che gli incutono un certo imbarazzo se non addirittura paura.

Ma con il tifo dei genitori e degli insegnanti….

Sì, avete letto benissimo: la seconda mossa strategica dell’arte di educare è “tifare“. Continua a leggere

Le tredici mosse dell’arte di educare

Pino Pellegrino (Bollettino Salesiano)

Prima di affrontare le tredici mosse, passiamo in rassegna alcune “astuzie pedagogiche” che ci introducono all’arte di educare:

la strategia dell’indifferenza;

la strategia del metodo indiretto;

la strategia della chiacchierata informale;

la strategia della reazione morbida;

la strategia dei ‘tempi morti’.

Strategie pedagogiche

L’arte di educare conosce alcune strategie, alcune ‘astuzie’ pedagogiche sagge e valide secondo il nostro stile che non ama i gargarismi, ecco subito qualche esempio. Continua a leggere

Le emozioni passano i sentimenti vanno coltivati

Non conosciamo più la gioia delle cose durevoli, frutto di lavoro. “Ogni relazione rimane unica: non si può imparare a voler bene”. Disconnettersi è solo un gioco. Farsi amici offline richiede impegno.

Amarsi e rimanere insieme tutta la vita. Un tempo, qualche generazione fa, non solo era possibile, ma era la norma. Oggi, invece, è diventato una rarità, una scelta invidiabile o folle, a seconda dei punti di vista. Zygmunt Bauman sull’argomento è tornato più volte (lo fa anche nel suo ultimo libro “Cose che abbiamo in comune”, pubblicato da Laterza). I suoi lavori sono ricchi di Continua a leggere

Dal cervello al cuore

L’evangelista Luca racconta l’episodio di Gesù dodicenne che si perde a Gerusalemme e i genitori tornano indietro a cercarlo e dopo tre giorni finalmente lo trovano tra i dottori del tempio (Lc 2). L’episodio finisce con questa frase: «Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore».

Com’è il cuore di una donna?

Spesso si sdottoreggia sul cervello delle donne. Ce l’hanno? È più piccolo di quello dei maschi? Ce n’è tanto o poco? Ecc. Però non ci si interroga mai sul cuore delle donne. Quando si dice che Continua a leggere

Da grande curioso a piccolo ateo?

Ma i preadolescenti credono in Dio? In un libro-inchiesta di Franco Garelli l’analisi del fenomeno della «non credenza» tra le nuove generazioni.

Parafrasando una vecchia pubblicità che affermava che il mondo non avrebbe senso senza la nutella potremmo affermare: «Che cosa sarebbe una celebrazione religiosa senza i preadolescenti?». Continua a leggere