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I 6 Verbi della misericordia

Siamo alla quinta mossa del Padre misericordioso, il protagonista della parabola che ormai conosciamo. Siamo al punto più alto del racconto! “Lo baciò!”. Anche questo verbo è tutto da comprendere, da gustare, da imitare. La nostra competenza pedagogica non ne trarrà che vantaggi!

5. “Lo baciò”

Abbracciare è già tanto, baciare è di più! Ecco: già in questa prima annotazione abbiamo un insegnamento: la misericordia punta sempre al massimo, al meglio. Continua a leggere

Da maschi e femmine a uomini e donne

Se non si fanno scelte giuste al momento opportuno, raggiungendo conoscenze non superficiali, guidati da adulti illuminati, si rischia di rimanere maschi o femmine senza raggiungere la pienezza umana.

«Maschi si nasce, uomini si muore», diceva un vecchio adagio. E mi sembra molto espressivo. A pensarci bene è vero: nessuno dice «è nato un uomo», ma è nato un maschio; nessuno dice «è morta una femmina» ma è morta una donna. Alla nascita si guarda subito i genitali per poter definire immediatamente quella «cosa» che è arrivata al Continua a leggere

I 6 verbi della misericordia

Siamo, ormai, alla quarta mossa del Padre misericordioso che san Luca ci presenta nel quindicesimo capitolo del suo Vangelo. Dunque, il padre, dopo aver visto il figlio che sta ritornando a casa, ‘si commosse’, ‘gli corse incontro’ e ‘gli si gettò al collo’ (quarta mossa).

Anche questo gesto è una della tante facce della misericordia.
Anche da questa mossa abbiamo molto da imparare. Continua a leggere

Dalla noia del dipendere alla gioia del condividere

Dal ricevere tutto, nell’infanzia, al dare nel modo più gratuito, nell’età adulta.

Qual è il compito dell’educatore per favorire questo passaggio?

h, sì! Povero cucciolo umano! In natura nessun altro animale impiega tanto a guadagnarsi la sua indipendenza. Forse non la raggiunge mai definitivamente: la voglia di cordone ombelicale è intricante da una parte e dall’altra. Continua a leggere

I 6 verbi della misericordia

Continuiamo a scavare in quella che è forse la più preziosa parabola di Cristo: la parabola del ‘Padre misericordioso’ (la si può leggere nel quindicesimo capitolo del Vangelo di san Luca).

In essa troviamo sei mosse (sei verbi) che ci fanno vedere in diretta che cosa significhi impostare l’educazione sulla misericordia.
Dopo aver presentato i primi due verbi (“Lo vide” e “Si commosse”) passiamo al terzo.

3. “Gli corse incontro”

Nel mondo orientale non era dignitoso per un anziano mettersi a correre. Eppure il padre non appena intravede il figlio, si alza e a passo veloce gli va incontro. È l’amore che gli fuoriesce e lo fa scattare. Anche questo è un punto centrale della misericordia. Continua a leggere

Cosa devo fare per essere felice?

Gli insegnanti hanno tanti motivi per essere demotivati, depressi e scettici nello svolgere il loro “mestiere”, ma se si ricordano che l’educazione è una “missione” allora si attivano sia singolarmente sia come comunità educante per costruire futuro con i propri ragazzi.

Nei Vangeli quel giovane famoso pone a Gesù questa domanda: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?». Un bravo ragazzo, certo. Quasi si scandalizza quando Gesù gli dice di osservare i comandamenti: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza»! Però sentiva la monotonia del vivere bene ma senza quel qualcosa che rendeva la vita piena, felice Continua a leggere

NOVEMBRE: 1° pagellino!

Cari genitori,

ieri abbiamo celebrato l’eucaristia con tutta la scuola per ringraziare tutte le persone che ci hanno preceduto e che hanno reso possibile quello che noi siamo oggi: grazie ai Salesiani che da più di 100 anni hanno tenuto viva la nostra bella scuola, grazie a tanti benefattori che hanno contribuito e sostenuto nelle varie occasioni la fatica di una gestione così impegnativa. Grazie a quanti anche oggi sono presenti attivamente. Continua a leggere

Dalle paure e illusioni all’unica speranza

La scuola non può permettersi di non «ragionare di futuro» con i propri ragazzi, di ritenerli troppo piccoli e impreparati e di demandare alle famiglie. È profondamente pedagogico far incontrare i ragazzi con la morte, è la migliore occasione per meditare sulla vita.

In tutti i tempi della storia, fin dalle origini, gli uomini hanno dovuto confrontarsi con l’enigma senza risposta della morte e hanno tentato in tut¬ti i modi di superarlo o almeno di esorcizzarlo. Gli Egiziani sono ricorsi alla mummificazione per preservare il corpo dalla decomposizione, hanno compiuto riti, cerimonie, pratiche funerarie complicate e minuziose per assicurare al defunto una Continua a leggere

Chi trova un amico…

L’uscita dall’infanzia avviene quando si scopre l’altro come «altro da me» e con il quale posso allacciare una relazione se io mi dono a lui che si dona a me, in un rapporto di completa fiducia.

Ricordo di aver visto una volta un disegno che descriveva la crescita relazionale. Erano tre cerchi uguali. Ogni cerchio rappresentava la persona. Sotto il primo cerchio era scritto «infanzia» e il cerchio riceveva tante frecce tutte rivolte verso il centro. Il bambino sa solo ricevere, ha bisogno di tutto e di tutti ed è felice se tutti e tutto è a sua disposizione. Il bambino sa dire «io« e «mio». Il secondo cerchio era la l’«adolescenza». Adesso tante frecce ancora erano rivolte all’interno ma alcune cominciavano dall’interno ad uscire verso gli altri. È la fase dell’amicizia. L’altro non è più a Continua a leggere

I draghi possono essere sconfitti!

Di Marco Pappalardo

Si è parlato di quanto possa essere utile inserire tra le discipline qualcosa del tipo “Educazione al Web”…

La notizia della separazione di Brad Pitt e Angelina Jolie ha rubato in un attimo ampio spazio alle tristi vicende legate al cyberbullismo, al sexting, all’uso pericoloso dei social network. La colpa non è certo dei due famosi attori, visto che sarebbe accaduta comunque e a breve la caduta nell’oblio di queste storie dolorose; così funziona, o meglio, non funziona la comunicazione di massa. Continua a leggere